MIMMO FORNARO RACCONTA... racconto ridatemi il mio aquilon | Mimmo Fornaro racconta...

domenica, 13 agosto 2006, ore agosto 13, 2006 10:24

Anche questo racconto,
 come tutte le storie
volge a termine
...
spero che il tempo che vi ho rubato
non sia stato sprecato
e che le mie parole scritte
vi abbiano trasmesso
almeno parte di quello che hanno trasmesso a me
ho altre storie da raccontare,
 tra cui quella del papà di Luca
 protagonista di "Ridatemi il mio aquilone"
fatemi sapere qualcosa...
baci
mimmo
 
Grazie per la foto a Felix Bonfrate
CAPITOLO XI
 
Il posto dove Luca aveva fermato la macchina era bellissimo, il fiume Galeso si riversava in Mar Piccolo scorrendo silenziosamente e il sole che tramontava all' orizzonte faceva da sfondo ai mitilicoltori che si affrettavano a finire il loro lavoro in piccole barche a remi per meglio muoversi fra i pali che custodiscono le cozze. Luca la teneva stretta e Roberta era inebriata da quel bacio di cui le sue labbra conservavano il calore.
«La mia Taranto...» sospirò quasi fra sé Luca; Roberta però lo aveva udito.
«Ti è mancata, vero?»
«Solo ora me ne rendo conto. Questa città è strana, spinge tutti a lasciarla e una volta via, ti richiama a sé facendoti dimenticare che non vale a niente tornare»
«Non è servito a niente tornare, Luca?»
«Più di quanto tu possa immaginare, ma ora dovrò ricominciare e non so se ho più la voglia di osservare senza parlare, non posso più aspettare; alla mia età le cose devono essere subito chiare. Voglio costruire il mio diamante!»
«Il tuo diamante?» chiese lei
«Lascia perdere, questa è una storia lunga» e la baciò a lungo sulle labbra lasciando che lo scrosciare dell' acqua cullasse quegli attimi.
«Mi prometti che me ne parlerai?» insistette Roberta
«Certo, anzi, preparati ad ascoltare tante di quelle storie che al mio confronto Battista ti sembrerà un taciturno»
 «Ricominci a parlare arabo, chi è questo Battista ora?»
«Niente paura» la rassicurò «Ti parlerò anche di lui; ogni cosa al suo tempo!»
«E noi, l' avremo tanto tempo? O ti stancherai presto di me?»
«Non ho risposte, Roberta, la cosa che posso dirti è che ho voglia di raccontarmi a te. Ho tanto da raccontare. Se avremo il tempo o no, poco importa; intanto siamo qui e ho ancora una voglia matta di baciarti»
Roberta le donò le sue labbra calde; Luca aveva ragione, si può vivere fuori dal tempo, godendo solo di attimi per i quali vale la pena vivere, essere felici completamente, anche per pochi minuti, ma consapevoli di aver giocato bene la propria partita. Si lasciò andare a quel bacio stringendo forte Luca che ormai con gli occhi chiusi volava nei suoi mondi seguendo il vento che soffiava in suo favore.
«Ti spavento se ti dico che ti amo?» gli sussurrò in un orecchio
«No, mi piace sentirtelo dire»
«Anche a me piacerebbe, ma sento che non me lo dirai per ora»
«Come fai a dirlo?» chiese Luca curioso
«Non lo so, non ti ho mai visto coinvolto da qualche emozione, perciò mi basta
vederti felice con me, non pretendo niente così come non ti chiederò chi ti ha avuto
con sé a Bologna e perché è finita. Ho capito, sai, che ne sei ancora innamorato, ma anche se non so se mai la dimenticherai, sento di far parte del tuo tempo, di poter essere amata anch'io come lei». Roberta era stata così chiara che Luca si sentì scoperto, spogliato dei suoi segreti. Certo, la sera prima, dopo aver suonato erano stati insieme e avevano parlato tanto, ma non poteva immaginare che Roberta potesse aver capito tutto così in fretta. Era cambiato evidentemente, la sua maschera ormai lasciava intravedere la sua vera faccia, ecco perché Roberta si sarebbe accontentata, gli occhi di lei le avrebbero rivelato le sue sensazioni finché sarebbe stata amata e questo le bastava
«Non posso nasconderti niente a quanto pare» le disse serio Luca accarezzandole i capelli e lei gli si accoccolò vicino.Il sole era tramontato e i miticoltori si avvicinavano a terra mantenendo con i remi un
ritmo regolare, quando i due si allontanarono per raggiungere l' auto.
«Dove mi porti ora?» chiese lei quando lui mise in moto l' auto.
«Dove vuoi. Il mondo è nostro!» rispose sorridendo Luca
 «Allora portami a casa»
«Di già?»
«Solo per un attimo, non preoccuparti»
Luca non fece domande e la lasciò sotto il portone con un bacio
«Ti aspetto allora, non sparire eh!»
«Scendo subito» e corse dentro voltandosi per raccogliere lo sguardo innamorato di  Luca, poi sparì per le scale.
Era un bel momento per Luca, e lui lo assaporava a fondo poggiandosi sullo
schienale dell' auto con gli occhi chiusi e un sorriso stampato sulle labbra. In solo tre giorni aveva scoperto e capito cose che in una vita non aveva mai notato. Il suo egoismo verso gli altri e verso sé stesso lasciava il posto ad una sete di dare e
ricevere, la sua apatia era diventata voglia di provare e, grazie a Roberta il pescatore che era in lui, aveva ritrovato il coraggio di tuffarsi nel mare dell' amore. Sarebbe durata per sempre questa metamorfosi? Nessuno può giurarci, anche un bluff, apparentemente sembra quello che non è, ma mi piace credere che Luca abbia ritrovato la sua vera essenza e che il bluff sia durato fino a tre giorni prima. Tutti abbiamo bisogno di credere nelle favole, e poi chi lo ha detto che prima o poi queste non si avverino?
Roberta ritornò in fretta e con sé aveva il fodero di una chitarra.
 «Cosa hai intenzione di fare?» chiese lui
«Suoneresti solo per me?»
«Si, ma il posto lo decido io, ok?»
«Ok, mio cicerone!»
Luca avviò l' auto e si diresse verso S. Vito: un posto balneare poco distante da
Taranto, dove dalla costa si può vedere la città galleggiare nel suo mare. Scesero su una scogliera poco distante dal faro; la luna rendeva luminoso quel posto facendo brillare il mare che pigramente si modellava nelle insenature da lui stesso scavate.
«Ti piace qui?» le chiese Luca assaporando l' odore di mare
«Tanto. Ci hai portato tante ragazze, prima di me?»
«Solo una, ed è quella con cui dovrai dividermi per sempre, perché non ho intenzione di lasciarla...La mia chitarra!»
«Infame malefico! E io che avevo pensato...»
«Tu pensi troppo, questo è il tuo problema» interruppe lui mentre apriva il fodero facendone uscire la chitarra che dopo un veloce controllo risultò accordata.
«Non sapevo che suonassi» le disse sorridendo
«Non suono infatti, strimpello quando ne ho voglia o quando sono giù, la uso, non la suono»
«Sentiamo cosa dice allora» sussurrò Luca ricordando la teoria di Fabio sull' anima
che gli strumenti posseggono una volta che i proprietari li suonano con passione.
Anche questo le avrebbe detto visto che cominciava a crederci lui stesso.
Il suono della chitarra echeggiò per loro due rendendo magico quel luogo. Un suono diverso, reso armonico dalla luna e dal movimento delle onde. Luca suonò a lungo e con gli occhi chiusi pensò al padre, alla madre: custode di tanti segreti finalmente svelati, a Gianna con i suoi conflitti di cuore, a Rita: sirena, chissà dove e con chi, e al suo aquilone che mai aveva conosciuto il vento.
«Hai mai visto volare un aquilone di notte?» le chiese interrompendo la sua musica.
 Roberta, colta di sorpresa ci pensò un po': « Non mi pare» rispose scrollando le spalle
«Una sera di queste faremo volare il mio» disse guardando la luna. E riprese a
suonare. 

 

 

FINE

 

 
mimmofornaro





sabato, 12 agosto 2006, ore agosto 12, 2006 00:47

Tranquilli...

E'

il penultimo capitolo...

poi vedremo cosa pubblicare

magari il racconto del padre di Luca

che ne dite? 

CAPITOLO X

 

«Ho letto il racconto di papà» disse Luca dandosi un tono. 

«Ah, ti è piaciuto?»

«Tanto, ora capisco cosa intendevi dire quando mi hai parlato della sua rabbia» 

«Pensa che dovette spiegarmelo quando lo lessi, non sono mai stata tanto perspicace, a volte quando parlava facevo fatica a comprenderlo, era continuamente in fermento ed era difficile seguirlo nelle sue analisi della vita»

«Sana follia» disse Luca pensando a voce alta

«Già, così chiamava la chiave che apre la porta dei segreti che la vita riserva. Lui sosteneva che la componente folle è di gran lunga superiore a quella sana,

presentabile e quindi seguiva questo suo istinto pazzo anche a costo di sembrare

diverso dagli altri. A volte litigavamo per questo, ma lui non cambiò mai idea»

«Mamma, hai mai pensato che possa essersi suicidato?»

Contrariamente a quanto Luca immaginava, la madre rimase ferma, quasi

impassibile, sospirò guardandolo fisso e sorrise.

«Tante volte, ma altrettante volte mi sono risposta che non poteva essere possibile, amava troppo la vita, la gente e le cose che faceva per privarsene. Un giorno mi disse che l' unica cosa certa, la cosa sulla quale non avrebbe mai cambiato idea era questa:

"Non potrei mai suicidarmi, sono troppo assetato dell' aria che solo la vita può darmi; bella o brutta che sia, la mia vita la voglio vivere fino in fondo" e mentre parlava aveva gli occhi lucidi. Sai quando lo disse Luca? Il giorno in cui fu fatta la tua foto con lui e l' aquilone che ti aveva costruito. Ho sempre presente quel pomeriggio sai? Mi ha aiutato a superare quei pensieri. Quando andò a lavorare quel giorno maledetto, mi disse di farci trovare pronti per uscire. Chissà dove aveva intenzione di portarci»

«Chissà; scusami se ti ho fatto questa domanda mà»

«Di niente Luca, te l' ho detto, io stessa ci avevo pensato»

Il trillo del telefono tolse dall' imbarazzo i due, Luca si alzò per rispondere.

«Se è Toni, cerca di non essere duro» lo esortò lei

«Ok, stai tranquilla»

Non era Toni, era Roberta.

«Ciao Luca, disturbo?»

«Figurati, mi fa piacere sentirti»

«Volevo ringraziarti per ieri e non ce l' ho fatta ad aspettare di rivederti, magari fra due anni, avevo ancora il tuo numero e così...»

«Non mi devi ringraziare, lo hai fatto ieri cantando, hai sempre una bella voce; per quanto mi riguarda invece, penso che mi vedrai prima di due anni, ho deciso di non partire più»

«Davvero? Ma se solo ieri...»

«Ieri era ieri»

«Sono contenta, mi sei mancato»

«Basta ora o mi monto la testa, lo sai che sono sensibile!»

«Scemo, lo sai che è vero, sei tu che non mi pensi»

«Dovrei?» chiese lui con intenzione

«Perché no?»

«Sai, dopo aver saputo della tua schiera di pretendenti!»

«Provare non costa niente» ribatté lei con un pizzico di tremore nella voce che

tradiva la voglia di non spezzare quel discorso che sebbene scherzoso sarebbe servito a rivederlo.

«Allora posso sperare?» Luca aveva capito il gioco e si divertiva a farla uscire allo scoperto. L' imbarazzo di lei la rendeva debole e a lui questo piaceva.

«Stronzo!» pensò Roberta che intanto cercava di rendere meno evidente la sua voglia di vederlo.

«Neanche sperare costa qualcosa» e pregò Dio che quel malefico non le rigirasse la frittata ma la invitasse ad uscire.

Luca sorrise a quelle parole e anche lui avvertì il desiderio di vederla; inutile quindi continuare a stuzzicarla.

«Beh, allora ci provo! Che ne diresti se ti venissi a prendere verso le sei?»

«Così presto?»

«Si, avevo intenzione di vedere un posto che a Bologna mi è mancato tanto. Ma se hai da fare, non fa niente, sarà per un' altra volta»

«Niente affatto! Ti ho appena strappato un appuntamento e non me lo voglio lasciare sfuggire, sarò pronta alle sei» disse lei ridendo e palesando finalmente le sue intenzioni.

«Alle sei allora»

«Ok, ti aspetto»

Luca depose la cornetta con un sorriso sornione ed entrò in cucina. 

«Chi era?» chiese la mamma sempre intenta ad accudire le sue piante.

«Una amica» rispose lui sorridendole.

Roberta guardò l' orologio, aveva poco più di un' ora di tempo per farsi pronta e si precipitò in camera per vestirsi.

Aveva combattuto con sé stessa prima di fare il numero di Luca, aveva avuto paura di apparirgli la classica ragazzetta che corre dietro tutti, ma ora si diceva che aveva fatto bene e, anche se lui l' aveva presa in giro divertendosi della sua soggezione, aveva fatto in modo che si vedessero; questo contava. Non sapeva bene quali sentimenti provava per Luca e aveva voglia di scoprirlo; da quando la sua storia con Carlo, il suo ex, era naufragata tra monotonia e menzogne dette a sé stessi per far durare una situazione ormai corrosa dal tempo e dall' assenza di affetto, Roberta si era riproposta di andare con i piedi di piombo evitando di lanciarsi in avventure che sarebbero servite a calmare solo apparentemente la solitudine che ormai da un anno le pesava. Aveva tenuto duro imponendosi di riflettere e, in tutto questo tempo, era vero che a volte aveva pensato a Luca. Forse fu proprio lui che involontariamente le aveva fatto capire che era inutile tenere in piedi un rapporto ipocrita fra due persone che non hanno niente da darsi. Lei cercò di salvare il salvabile concentrandosi solo su Carlo, ecco perché si allontanò dal gruppo, ma questo servì solo a scoprire degli altarini di lui, stupidi e meschini, tesi solo a rendere stupido lui stesso e la situazione. In quel momento aveva cercato Luca ma lui era partito, avrebbe voluto parlargli, sfogarsi come non aveva fatto prima, senza nascondersi dietro discorsi vaghi; ma lui non c' era e rinunciò anche a questa risorsa. Quando meno se lo aspettava, poi, se lo ritrovava di fronte e sentiva il suo cuore balzarle in petto, dovette contenersi qualche secondo prima di andarlo a salutare e passare una delle serate più belle degli ultimi

anni. Sapeva di aver sempre covato in sé un’ attrazione per lui e sapeva che poteva bruciarsi ancora se affrettava i tempi, tuttavia non aveva potuto dominare la sua impazienza di rivederlo. Questo, mentre indossava una leggera gonna di jersey, la faceva sentire finalmente normale, felice di  lasciarsi muovere dai sentimenti fino a quel momento sopiti. Si guardò nello specchio e si chiese se Luca potesse mai interessarsi a lei; certo, un tempo aveva avuto questa impressione, ma poteva aver confuso l' atteggiamento protettivo di chi è dieci anni più grande, poi, era passato tanto tempo e i ricordi si tende a colorarli prima che sbiadiscano. Di una cosa era certa: Luca era l' unica persona che l' avesse fatta sentire quello che era, l' aveva sempre trattata alla pari, senza arie di superiorità e senza falsi salamelecchi per cercare di compiacerla; a volte era stato anche duro con lei, ma la sua forza era la convinzione di aver ragione senza aver bisogno di assensi per soddisfare il suo ego.

 Era il migliore, difficile da collocare, pronto a parlare dei tuoi problemi senza mai farti capire se anche lui li aveva avuti; così intimo e così lontano quando con lo sguardo si perdeva nei suoi pensieri come la sera prima al club. "Chissà dove mi porterà?" si chiese, poi scrollò le spalle, fece una smorfia allo specchio e andò ad aspettarlo all' angolo.

Luca era già lì e gli piacque osservarla mentre si guardava intorno aspettandolo.

Quando finalmente lo vide, lei gli si avvicinò con un sorriso radioso, uno di quei

sorrisi che solo se spontanei possono trasmettere una strizza al cuore di chi li riceve. Luca la avvertì e ne fu felice; Roberta, oltre sua madre, era la sola ad avergli dato questa emozione, per questo, ricambiò il sorriso, uscendo dalla macchina per salutarla con un bacio sulle guance. Forse allora, entrambi capirono di appartenersi: Luca si sentì strano, forse un po' colpevole di questo sentimento improvviso, mentre Roberta respirò a polmoni pieni questo momento, riconoscendo a sé stessa di non aver mai provato nulla di simile, di così intenso. Questo è amore? Dopotutto lo aveva rivisto solo la sera prima dopo tanto tempo, e non si può dire che in quel periodo lo avesse considerato come l' uomo da amare; perché allora neanche con Carlo aveva vissuto quelle sensazioni?«Abbiamo qualche ora di luce ancora, spero di sfruttarla bene» disse Luca non appena chiusero le portiere dell' auto, e partì senza aggiungere altro. Anche lui era confuso, tutto stava accadendo troppo in fretta e non riusciva più a gestire lucidamente gli eventi; non come prima, almeno. Solo qualche ora prima si chiedeva se Rita sarebbe mai tornata da lui ed ora eccolo in macchina con una ragazza dieci anni più piccola di lui e la voglia di amarla a tutti i costi.

Assurdo pensare che non esista l' amore, chi la pensa così mente nello stesso modo di chi sostiene di non poter amare più di una volta nella vita. Luca sapeva questo ma non immaginava certo di innamorarsi così presto, senza provare nessuna flessione ai sentimenti che provava per la sua sirena ormai perduta. L' amava ancora, era certo di questo, ma Roberta lo tirava ancora dentro quel gioco dolce e amaro che è l' amore. Come è possibile amare due persone contemporaneamente? Non so se qualcuno può rispondere a questa domanda; di certo è un sacrilegio assassinare questo o quell' amore per sublimarne

uno. È triste, ma in questi casi Luca sapeva come agire, del resto lo aveva consigliato a Gianna (quella stessa mattina): bisogna tenere due piedi in una scarpa percapirci qualcosa, per lui era più semplice; non aveva una moglie a cui mentire come magari

Gianna era costretta a fare, ma la sua sensibilità lo faceva sentire comunque

 colpevole. L' amore però travolge tutto e non si ferma di fronte a luoghi comuni, spazza via tutti i sensi di colpa e le istituzioni che la morale ci impone; inutile tentare di arrestarlo, non si può cavalcare il vento così come niente poté impedire il bacio che Luca e Roberta avidamente si scambiarono non appena lui fermò l' auto.

mimmofornaro





mercoledì, 09 agosto 2006, ore agosto 09, 2006 23:50

Ho deciso di partecipare a quel concorso con il mio monologo

PROFUMO DI NUOVO

 ma chi volesse darmi ancora dei consigli o commenti

può farlo.

Io li apprezzerei tanto!

 intanto...

come và la lettura?

 

CAPITOLO VIII

 

La mattina dopo, Luca andò puntuale all' appuntamento con Gianna. Lei lo aspettava al balcone e lo invitò a salire su.

 «Prendi il caffè? È appena uscito»

 «Grazie, stamattina per il sonno, il cuore ancora non batte»

«Hai fatto tardi stanotte?»

«Si, abbiamo suonato fino a tardi e poi abbiamo cenato a casa di un amico. Sono andato a letto alle quattro»

«Se volevi dormire potevi telefonarmi, ci saremmo visti un' altra volta»

«No, figurati, mi fa piacere parlare un po' con te; non l' abbiamo mai fatto»

«Già, chissà perché»

Gianna era imbarazzata. Non sapeva ancora cosa avrebbe detto a Luca ma più lo

guardava e più era convinta che aveva fatto bene a volerlo vedere.

Lui finì il caffè e prese il pacchetto delle sigarette, sorrise alla cognata e gliene prese una.

«Non lo dirai a Toni che te la ho offerta io vero?»

«D' accordo, se tu non gli dirai che ci siamo visti stamattina»

«È proprio tanto grave la situazione?» chiese Luca, tagliando la testa al toro.

«Non lo so, di certo è che se non ne parlo con qualcuno scoppio»

«Eccomi qua, fuori il rospo»

Non era facile per lei confidarsi con qualcuno e con un po' di paura cominciò a

raccontarsi.

«Forse ti stupirà che la brava e devota moglie di tuo fratello covi in sé questo peso, ma è la gente così, forse, che più delle altre riflette su cose che nessuno potrebbe immaginare. Tutto è cominciato quando è nato Andrea. Un figlio, di solito rende la coppia che lo ha generato più unita, almeno così si dice; comunque, come puoi capire, a noi non è successo e inesorabilmente ci ha allontanato sempre di più. Io, sempre impegnata ad accudire il bambino, forse ho trascurato Toni, e lui si è chiuso nel suo mondo, lasciando me e gli altri fuori. Ora so che potremmo ritornare quelli che eravamo, ricostruire il nostro rapporto, ma entrambi sappiamo che non sarà più come prima, forse ci amiamo ancora, ma non so se riusciremo più a riconoscere in noi le persone di un tempo, non io almeno. Sono cambiata Luca, e ciò che è peggio sta nel fatto che non sono per niente pentita! Voglio di più di un bacio frettoloso: contentino per un pranzo ben riuscito, voglio essere apprezzata o discussa per quello

che sono, per quello  che penso!»

Luca aveva spento la sigaretta e seguiva con lo sguardo il fumo che dal posacenere saliva sul soffitto. Sapeva che c' era dell' altro, doveva esserci e aspettava che Gianna glielo confidasse.

«Ancora caffe?» chiese lei con tono più pacato. Questo era il momento più difficile, il momento in cui il vero motivo del loro discorso doveva venire fuori. Una serie di incertezze attanagliavano la mente di Gianna. Luca le sentiva e per evitare che prendessero il sopravvento su di lei provò a forzarle la mano.

«Dopo» rispose, «prima devi finire di raccontare»

«Cosa?» chiese lei, non avendo la forza di guardarlo negli occhi. Luca non si era sbagliato.

«Parlami di questa persona». Era andato subito al sodo senza paura di essere

avventato.

Era certo di quel che pensava; e non sbagliava.

«Si chiama Franco» mormorò disarmata, senza togliere lo sguardo dal tavolo. «Con lui parlo e mi sento viva, mi ascolta, mi capisce e non mi giudica. Quando sono con lui sento che il mio è anche il suo mondo e...Sono felice! Si, felice di esistere anche solo per lui. Non siamo amanti, non ancora, ma sento che potrà succedere da un momento all' altro. So che mi ama e lui sa che per me è importante. Non mi ha mai chiesto niente né lo farà approfittando dei miei momenti tristi. È lì, si accontenta di vedermi anche solo per dirmi "Ciao, come stai?". Non so fino a quando resisterò a recitare la parte di moglie e madre modello. Non so se solo nel momento in cui lo bacerò saprò di aver tradito Toni. Forse lo tradisco ogni momento che penso a Franco o forse no; di certo c'è che né ora né quando se mai lo bacerò, mi sentirò sporca.

Seguo il cuore, Luca. Ho ragionato troppo in passato. Non voglio pensare più!»

Finalmente Gianna si era liberata del suo segreto. Ora si sentiva meglio e sebbene  conoscesse poco Luca, sentiva di essersi confidata con la persona giusta.

«Ora lo vuoi il caffè?» aggiunse sfidando finalmente lo sguardo di lui.

«Si» rispose sorridendo Luca

«Ti ho sconvolto?»

«No, avevo intuito qualcosa del genere»

Lei versò il caffè in entrambe le tazzine, la mano le tremava ma lui fece finta di non accorgersene.

«Perché hai scelto proprio me per sfogarti?» chiese

«Non lo so, Luca. Quando ti ho rivisto l' altro ieri, ho avuto la sensazione che con te potevo farlo. Ed ora eccomi pronta al giudizio!»

 Luca finì con calma il caffè e la guardò con tenerezza. L' aria di lei e i suoi occhi tristi cozzavano col sorriso tirato che maldestramente esibiva, mentre allargava le braccia come per dire: "spara pure!"

«Non ho mai giudicato nessuno e non lo farò certo ora; anzi, forse io sconvolgerò te con quello che ti dirò. Segui il tuo cuore. Non privarti dei sentimenti. Se ami, come tu hai detto, Toni, la tua famiglia, questo è il momento giusto per capirlo. Se alla fine di questa tempesta resterai con loro, vorrà dire che c'è qualcosa di più, e la famiglia sarà rinforzata da questa decisione. Se mai dovesse vincere questo Franco, non avrai comunque niente da rimproverarti. È alla tua vita che devi pensare, e comunque solo se sarai felice, potrai vivere e far vivere serenamente chi ti starà accanto. Baciare o non baciare Franco, non conta niente. Vi amate, ma non sapete quanto né come. Non penso che questo si possa chiamare tradimento. Devi fare un esame dei tuoi sentimenti, metterli alla prova e alla fine decidere per il bene tuo e di tutti. Bisogna iniziarla una storia per farla finire o decidere di farla continuare. Ora però fumiamoci

una sigaretta!»

«Non prima di averti abbracciato, Luca!»

Gianna gli gettò le braccia al collo e lo abbracciò a lungo. Luca non era abituato a queste effusioni (non era stato capace neanche di abbracciare sua madre quando aveva saputo dei due suoi infarti), e un po' imbarazzato ricambiò l' abbraccio.

Fumarono le loro sigarette scambiandosi battute divertenti; poi Luca chiese la verità sulla malattia di sua madre. Più o meno, Gianna gli confermò quello che lei gli aveva detto ammettendo però che un altro infarto potrebbe essere fatale.

«È sotto cura ora, deve stare tranquilla e condurre senza troppe emozioni la sua vita. È una donna energica e questo l' ha salvata l' ultima volta. Non dovrei dirtelo, Luca: penso che faresti meglio a rimanere qui per un po'. La tua vicinanza la fa stare bene. Trattieniti almeno finché non si sarà ristabilita del tutto».

 «Lo farò, tanto quello che facevo a Bologna posso farlo anche qui».

mimmofornaro





mercoledì, 09 agosto 2006, ore agosto 09, 2006 10:24

eccovi un nuovo capitolo di

"RIDATEMI IL MIO AQUILONE"

CAPITOLO VII

Luca aspettò pazientemente che tutti andassero via, per rimanere solo con la madre.

Li aveva sentiti parlare piano dalla sua camera, ma non aveva tentato di ascoltare; steso sul letto, con lo sguardo fisso al soffitto, attendeva il confronto con l' unica persona che aveva assecondato le sue scelte, impastando lacrime e sorrisi per dargli  l' impressione che erano condivise anche quando non lo erano.

Sentì chiudere la porta d' ingresso e dopo un po' uscì. Trovò sua madre in cucina, seduta. Lo aspettava. «È rimasto un po' di caffè?»

«Si, nella caffettiera»

Luca si riempì la tazza che trovò sul gocciolatoio e sedette accanto a lei in silenzio.

«Mi dispiace che tu lo abbia saputo così» disse lei guardandolo

«Perché, per quanto ancora me lo avresti nascosto?»

«Non so Luca, ma avrei preferito dirtelo io»

«Che differenza fa, tu o Toni è la stessa cosa. Il fatto è che ho fatto la figura dell' idiota. Perché non mi hai fatto sapere niente mamma?»

«Non lo so, forse per non frenare il tuo tempo. Saresti tornato di corsa a casa

interrompendo quello che volevi fare.»

«Certo che sarei tornato, ma non avrei avuto rimpianti. Anche tu mi credi così

cinico?»

«Lascia perdere quello che ha detto tuo fratello. Lui non può capire, siete diversi. No, non ti considero cinico, anzi, ma non volevo che tu tornassi per questo motivo. Lo so che non avresti avuto rimpianti, ma io avrei avuto il rimorso di averti strappato le ali; e sarebbe stato peggio.»

 «Quali ali mà? Io non ho mai volato né qui né a Bologna, ho solo tirato avanti senza impegno e senza rabbia, come dici tu. La libertà mamma, io non l' ho mai usata. Forse non mi serve.»

«Forse. Sai Luca, dopo la morte di tuo padre non mi sono mai sentita sola, avevo voi e le cose che lui aveva scritto a farmi sentire protetta. Ho cercato di farvi crescere come meglio potevo, senza imporvi decisioni, senza darvi modelli da copiare con la speranza che nessuno di voi facesse l' errore di ricalcare questo o quell' idolo. Siete esattamente quello che volevate e dovevate essere. Neanche di papà vi ho parlato tanto, per non farvi sentire in dovere di continuare quello che lui avrebbe voluto fare; Toni ha scelto la sua strada e la percorre certo di aver preso quella giusta per lui, tu invece le hai ancora tutte davanti e non sai decidere. Non ti ho mai visto sereno e mi sento un po' in colpa per questo. Avresti forse avuto bisogno di un pizzico di attenzione in più, ma non conosco né la tua lingua né i tuoi pensieri, so che soffri, conosco quell' espressione, ma non posso aiutarti, come non ho potuto aiutare papà; per questo ti ho dato i suoi scritti».

«Mi sento vuoto mà, sono a pezzi» era la prima volta che Luca si confidava con

qualcuno. «Ho mille facce per gli altri e non ne riconosco neanche la mia».

«Troverai la tua strada, Luca, ne sono certa. Devi aver pazienza, sei speciale, lo sei sempre stato. Cerca la tua faccia, quella più vera  e anche chi ti circonda, la

 riconoscerà senza che tu la modifichi per l' occasione. Hai paura, ma devi rischiare qualcosa se vuoi venire fuori». 

«Mi sento solo, non ho nessuno che...»

«C' è tutta la gente fuori Luca! Un mare di gente che, ognuno al suo posto, vive e svolge il suo compito ogni giorno, che ha bisogno di te come tu hai bisogno di

 loro.Tante facce diverse o uguali da scoprire per mostrarsi. Sarai te stesso Luca, basta che tu lo voglia»

Quel pomeriggio significò molto per Luca e per  sua madre, probabilmente fu l' unico momento in cui loro due ebbero l' impressione di poter costruire qualcosa. Non capita spesso che genitori e figli parlino così intimamente; ed è un peccato.

«Ora però dimmi, cosa hai di preciso? Vuoi che ti faccia visitare da qualche

 

cardiologo? Io a Bologna...» Luca dopo un momento di riflessione aveva ricordato il vero motivo del loro dialogo.

«Non ti preoccupare tuo fratello ha esagerato. Mi basta solo un po' di calma e una buona dieta. Non morirò per ora, stai tranquillo. Ho un sacco di cose da fare ancora»

«Anch' io!» rispose Luca e risero di gusto. Luca però non si tranquillizzò e si

ripromise di saperne di più da Gianna l' indomani.

Le luci dei lampioni illuminavano la strada e quel ragazzone in gilet volle ritornare dai suoi vecchi amici musicisti. Per la verità tornò per trovare Ezio. Lui aveva quello che a lui mancava: la voglia di farsi aiutare. Entrò che già suonavano e senza farsi notare li osservò cercando nei loro volti le sensazioni che provavano in quel momento, per confrontarle alle sue quando si esibiva. Osservò soprattutto quel ragazzo alla chitarra, la sua energia e la sua voglia di suonare. Ezio, che sebbene suonasse bene era sempre in cerca di un assenso d' intesa dai suoi compagni, infondeva a chi lo osservava un sentimento di tenerezza. Luca lo studiò attentamente e dovette riconoscere a se stesso che anche quello era un buon modo di porsi alla gente; lui quando suonava, ingaggiava invece una sfida con se stesso e col pubblico; la sua musica e gli applausi che gli tributavano alla fine di ogni pezzo erano il segnale che attestava la sua vittoria: Il pubblico va preso a schiaffi, mai far vedere le tue debolezze quando sei lassù si diceva nell' ambiente e Luca aveva rigidamente applicato questa regola dalla prima volta che imbracciò la chitarra in pubblico, trasportandola anche nella vita che non ci vede sotto i riflettori. Ezio, usava la sua insicurezza sfruttandola a suo vantaggio facendola diventare pregio e questo, per chi come Luca camminava sul filo, poteva significare una robusta rete su cui cadere senza rompersi l' osso del collo.

"Basta solo mostrare come si è per vivere senza problemi?" pensò Luca rapportando quel modo di esibirsi in pubblico al suo modo di affrontare la vita "Rendersi trasparenti senza tante remore, manifestando le proprie debolezze per farsi aiutare, può aiutarmi?"Cancellò quel pensiero ricordando la poesia del padre, lui parlava dei burattini che vivevano nella sua pelle cambiando trucco ogni volta che cambiava la situazione."Forse funzionerà sotto i riflettori; di certo, nella vita, comportarsi come Ezio fa mentre suona, significa vivere da vigliacchi e non da artisti. Tutti gli artisti hanno un maschera dietro la quale si cela il vero se stesso, quello che forse deluderebbe per le sue paure o impietosirebbe la gente. Gli artisti sono una razza eletta ed io ne farò parte sulla scena e nella vita"

Provò quasi un sentimento di repulsione verso Ezio considerandolo debole, e sorrise fiero di non essere come lui. Doveva ancora capire tutte le sfumature che fanno di una persona l' artista ma questo primo istinto che gli faceva scegliere un filo da percorrere invece della comoda via che Ezio gli aveva suggerito, lo aveva galvanizzato. Aveva fatto una scelta e ne era felice.

«Chi non muore si rivede!»

Quella voce alle spalle lo fece sobbalzare; era Roberta, una ragazza che anni prima cantava nel gruppo ed andò via senza dare tante spiegazioni; era fidanzata e così tutti avevano pensato che il motivo del suo allontanamento fosse dovuto alla gelosia del suo ragazzo.

«Ciao Roberta, come va?» rispose ancora un po' frastornato.

«Come va? Non ci vediamo da una vita e non mi dai neanche un bacio?»

«Scusami, ero assorto» e la baciò sulle guance. Non era bellissima, ma i suoi occhi neri e quel sorriso che li rendeva ancora più luminosi facevano di lei una ragazza splendida. Luca per un certo periodo fu tentato di farle la corte, un po' era convinto che anche lui non gli era indifferente, ma preferì lasciar perdere: "Mai mischiare i sentimenti con la musica, si finisce per sfasciare il gruppo" si era detto; e poi era fidanzata!

 «Mi hanno detto che ieri hai suonato, oggi ci concedi il bis?»

 «Le voci corrono in fretta da queste parti; no, non credo di suonare stasera, ma

 dimmi di te, cosa fai?»

 «Preparo la tesi, tra un po' mi laureo»

 «Di già? Ne è passato di tempo da quando ci siamo conosciuti, ricordo che eri ancora una matricola!»«È vero, il tempo passa in fretta. E tu te ne sei andato, senza neanche salutarmi, e in tutto questo tempo non mi hai scritto neanche una cartolina!» esclamò fingendosi imbronciata.

«Scusami, ma sai come sono fatto. Comunque ti ho pensata»

«Non ci credo, ma va bene lo stesso» e si avvicinarono al bar per bere qualcosa. Luca

aveva notato che era lì da sola ed egoisticamente sperò che il ragazzo di lei non

spuntasse da un momento all' altro. Stava per chiederle infatti dove fosse quando lei lo anticipò.

«Sei solo? Non hai portato nessuna conquista bolognese con te?»

 «No, sono rimasto casto e puro per la ragazza che saprà rapire il mio cuore!». In quel momento Luca ricordò Rita, ma fu solo per un attimo. Era una storia chiusa quella e non valeva la pena ricordarla.

«Non credo neanche a questo, dongiovanni! Chissà cosa hai combinato in tutto questo tempo!» esclamò Roberta tradendo un pizzico di curiosità.

«Comunque ora sono libero... Per chi può essere interessata» rispose lui guardandola con intenzione

«Chissà, darò un' occhiata alla lista dei pretendenti» disse lei dando volontariamente

la possibilità a Luca, di farle la domanda che entrambi desideravano. Luca non perse l' occasione: «E il tuo ragazzo?»

«Dove gli pare. Ormai è un anno che non siamo più insieme».
«Ah, scusa, mi dispiace» disse lui mentendo.

«A me no, era uno scemo»

«Allora non dispiace neanche a me!» e risero di gusto.

Intanto i ragazzi gli avevano notati e con lo sguardo li salutarono continuando a

suonare. Anche Ezio li vide e scambiò con Luca uno sguardo d' intesa. Era un invito a suonare e Roberta se ne accorse.

«Mi sa che sei desiderato lassù. Vuoi farti pregare?»

«Non so...Forse si! E tu?»

«Io cosa?»

«Perché non canti qualcosa?»

«Scherzi? E' una vita che non canto!»

«È ora che ricominci allora, se vuoi sentirmi suonare, perché senza te io lassù non ci vado»

«È un ricatto?»

«Si, ma a fin di bene»

«Accetto solo ad una condizione»

«Quale?»

«Che mi presenti tu dopo aver suonato il primo pezzo»

«Affare fatto!»

Luca tirò fuori dalla tasca la sua armonica e la alzò in modo che i suoi amici

potessero vederla. Il gesto fu subito notato e quando ebbero finito il pezzo che

stavano suonando, lo invitarono ad esibirsi con loro come la sera prima.

«Niente in contrario se invito Roberta a cantare?» chiese a Fabio appena fu lì.

«Figurati, ci fa piacere. Ed ora presentala tu e prendi la chitarra da quel fodero.

Stanotte suoniamo con due chitarre!»

«Ok» rispose Luca prendendo lo strumento. Fu molto attento a non lasciar trasparire la commozione per l' affetto che aveva ricevuto dai suoi amici. Speravano che

sarebbe ritornato quella sera e gli avevano fatto trovare la Ghibson di Fabio. Aveva riconosciuto il fodero e il suo vecchio gruppo sapeva quante volte Luca avesse cercato di convincere l' amico a vendergliela.

«Suonala quanto ti pare, ma questa chitarra non si vende» gli aveva risposto al suo ennesimo tentativo di acquistarla.

Fabio sosteneva che gli strumenti musicali posseggono un' anima.

La sottraggono piano piano a chi li fa suonare nel momento in cui questi chiudono gli occhi e lasciano che siano i loro pensieri più intimi a guidare le proprie mani. Luca trovava affascinante questa teoria, anche perché lui stesso non poteva dire di aver avuto altri confidenti se non i suoi strumenti. Tuttavia quella chitarra voleva averla, forse solo per il gusto sottile di vedere se sul serio tutto si può comprare: anima compresa.

 

Si avvicinò al microfono dopo aver terminato il primo brano e annunciò Roberta che non si fece pregare più di tanto. Aveva voglia di cantare. Uno sguardo dietro e concordò il pezzo da eseguire, poi, tutto fu così spontaneo che nonostante i due aggiunti ormai da tempo non facessero più parte del gruppo, sul palco si avvertiva un feeling speciale; sembrava che non avessero mai smesso di fare musica insieme. Ezio si divertì a stuzzicare Luca, incitandolo a seguirlo su delle improvvisazioni di assolo e Luca stette al gioco oscurando generosamente solo alla fine quel ragazzo che ebbe ancora una volta la conferma che da quel chitarrista in gilet di cuoio aveva tanto da imparare.

 "Usa la chitarra con naturalezza di uno che si gratta dietro l' orecchio" pensò mentre lo osservava. Impassibile, con lo sguardo quasi assente faceva uscire dalla sua chitarra delle note che inevitabilmente gasavano il gruppo ed appassionavano il pubblico che ormai non parlava più per seguirlo nelle sue peripezie musicali. Roberta fu brava; cantò senza risparmiarsi la voce. Era da tempo che desiderava cantare e quella sera Luca aveva reso possibile questo.

mimmofornaro





racconto ridatemi il mio aquilon | Mimmo Fornaro racconta...