MIMMO FORNARO RACCONTA...
“ Penso che sarà inevitabile. Ho voluto che fosse il primo a saperlo. Non avrà difficoltà a trovare un’altra palestra. So che riceve spesso offerte anche più vantaggiose di quanto le ho mai offerto. ”
Mimmo sapeva che prima o poi Latorre gli avrebbe fatto questo discorso e capiva anche la sofferenza di quell’uomo che dopo tanti anni si ritrovava a chiudere la palestra perché non riusciva a far quadrare più i conti.
Sapeva che era solo una questione di tempo, ma volontariamente aveva allontanato da se questo pensiero illudendosi che la palestra non sarebbe mai stata chiusa.
Era vero che aveva ricevuto offerte di lavoro da altre palestre e chiunque al suo posto avrebbe accettato di abbandonare quella nave prima che affondasse, era lampante che non avrebbe retto il confronto con una concorrenza fatta di attrezzature elettroniche e manubri cromati che invogliano la gente ad entrare e disertare quella vecchia fucina dove un tempo si allenavano duramente i ragazzi di allora, ora genitori di quelli che...per “ tendenza ” affollano quelle meravigliose mega-palestre con bar e impianti stereofonici da discoteche.
“ Mi dispiace. ” – rispose Mimmo dopo un attimo di riflessione – “ In questa palestra ho passato buona parte della mia vita ed è triste per me sapere che non ci sarà più. Quando avverrà la chiusura ? ”
“ A luglio, non mi va di chiudere prima delle ferie estive, mi piace pensare che siamo chiusi in estate per poi riaprire a Settembre. ”
“ Ok ” Riuscì a rispondere guardando fisso De Paola negli occhi, poi quando si rese conto che questi si inumidivano, tirò verso gli spogliatoi.
Si cambiò in fretta lasciando scorrere i ricordi nella sua mente.
Era solo, i suoi iscritti da lì a poco sarebbero arrivati e aveva un paio di schede d’allenamento da spiegare.
Si chiese se avrebbe continuato a fare l’istruttore in un’altra palestra e per la prima volta in tanti anni ponderò l’idea di mollare tutto e dedicarsi un po’ più attentamente alla sua vita privata che, da quando Sandra era andata via si era ridotta a qualche uscita con persone di cui si può fare benissimo a meno.
Sterili serate per non sentirsi solo o passate per finirle in bellezza nel suo letto con qualche ragazza che lasciavano come unica traccia l’impronta sul cuscino al mattino dopo.
Era solo, e la palestra era la sola cosa che lo facesse sentire utile.
Ora lo capiva e un senso di smarrimento lo assalì, pensò a Massimo, a Salvatore che certamente al suo posto avrebbero trovato come lato positivo il fatto di poter dedicare più tempo alla famiglia, ma lui? Scrollò di dosso questi pensieri che paurosamente cominciavano a ronzare nella sua testa e uscì dallo spogliatoio scontrandosi con Marco sulla porta.
“ Ciao Mi’, già pronto ? ”
“ Come sempre no ? ”
“ Come sempre, non sgarri mai di un minuto. ”
“ Sbrigati a cambiarti se no facciamo tardi anche stasera. ”
“ A proposito di stasera, che dici se ci trattenessimo un po’ ? ”
“ Vedremo. Ora cambiati. ” E andò via lasciandolo solo nello spogliatoio.
“ Almeno avrebbe potuto chiedermi com’e andata a casa !” Pensò Marco un po’ deluso, ma era abituato all’imprevedibilità di Mimmo.
Dopo un po’ la palestra si riempì di gente, chiunque entrando avrebbe potuto pensare che, nonostante tutto, quella palestra godeva di molti iscritti, considerato che i turni serali non erano di solito molto frequentati, quell’eccezione però contrastava con tutti gli altri turni, mattutini e pomeridiani, che erano praticamente deserti.
Leo arrivò verso le otto e trenta e Laura poco dopo.
Tutti erano un po’ imbarazzati dopo quello che era accaduto la sera prima e tutti notarono in Mimmo qualcosa di strano.
Laura aveva appena cominciato ad allenarsi con la scheda che Mimmo le aveva preparato quando pensò di rivelargli l'impegno podistico che avrebbe sostenuto due giorni dopo, ma una strana forma di timore l’assalì, temeva di risultare ai suoi occhi come una persona che vuole a tutti i costi sbandierare i propri impegni.
In effetti lei era così con gli altri, ma con Mimmo aveva voglia di mostrarsi nel modo più naturale possibile; quindi, dopo un attimo di esitazione lo avvicinò e gli espose il problema.
Lui l’ascoltò guardandola fissa, in un modo che lei ebbe quasi difficoltà ad articolare il discorso, sentiva una sensazione di vuoto nello stomaco che non aveva mai provato per un uomo; la voglia di sentire le mani di lui sulla pelle si faceva largo dentro di sé in un modo così naturalmente spietato che lei stessa non riusciva a farsene una ragione, i sensi la prevaricavano e quando Mimmo le sorrise pensò di guardarsi nello specchio di fronte per timore che il suo volto avesse preso l’espressione incantata di chi è innamorato.
“ Potevi dirmelo prima, comunque questa scheda lasciala perdere, ti allenerai in un altro modo. Quando è la gara ? ”
“ Tra due giorni; domenica mattina.”
“ Quasi, quasi verrò a vederti. ”
“ Davvero verresti ? Mi faresti felice ! ” Rispose con un pizzico di malizia che Mimmo non mostrò di cogliere.
“ Bando alle ciance ora e iniziamo l’allenamento. ”
“ Un’ultima cosa, prima delle competizioni consigliano il training autogeno per rilassarsi. Io ieri ho trovato più rilassante stare qui con voi. Che dici, proviamo a vedere se funziona anche oggi ? ”
“ Per ora allenati, poi si pensa. ” E prese a spiegarle una nuova routine d’allenamento che non le appesantisse le gambe e che le rendesse sciolte nella corsa.
Laura era raggiante, anche perché in questo modo lo avrebbe tenuto vicino tutta la sera e poi chissà, forse dopo la chiusura si sarebbero trattenuti e avrebbe scoperto qualcosa di lui.
Mimmo prese una tabella vuota e cominciò a riempirla sotto gli occhi di lei che lo fissava mentre assorto si fermava tra un rigo e l’altro pensando a quale esercizio scrivere.
“ Se vuoi, puoi cominciare; il primo esercizio è questo. ” Disse sollevando lo sguardo e indicando il primo rigo della lisa.
Laura si scosse un po’ quando si rese conto che i suoi occhi erano fissi sul torace possente di lui e che era possibile che Mimmo se ne fosse accorto, ma non le importò più di tanto.
Sentiva che quell’uomo doveva far parte della sua vita, anche per poco ma anche per quel poco valeva la pena di giocare a carte scoperte.
“ Scusami, sono stata distratta dai tuoi pettorali. ” Gli sussurrò e andò via prima che lui aprisse bocca.
Mimmo la seguì con lo sguardo mentre lei si allontanava , anche lui era distratto da Laura, ma era certo che nascondesse qualcosa di più dietro quella facciata che mostrava con disinvoltura, forse quello, lo incuriosiva di più.
Gli sarebbe piaciuto vederla come era veramente ma sapeva come fosse difficile liberarsi di quei meccanismi di difesa che la vita ci offre quando ne abbiamo bisogno e che egoisticamente teniamo stretti per non soffrire più, lui stesso ne era vittima.
Ultimò la tabella e si avvicinò ad un ragazzo che sbagliava un esercizio.
Era assorto a controllarne l’esecuzione quando Leo lo riportò alla realtà.
“ Il nostro grande maestro è pensieroso ? ”
“ Lo dovresti sapere, io non penso mai. ”
“ Questo me l’hai detto, ma mi hai detto anche che i pensieri fanno rumore, e qui sento un gran baccano. ”
“ Farei meglio a non parlare tanto, se quello che dico si ripercuote contro di me. Ti trattieni stasera ? Gli altri me lo hanno chiesto. ”
“ Tu che ne pensi ? ”
“ Che ne so ? Decifra il baccano dei miei pensieri ! ” E tornò da Laura per spiegarle il successivo esercizio.
La serata passò in fretta e Mimmo fra un consiglio e l’altro riuscì anche ad allenarsi come non faceva da tempo.
Ne aveva voglia, voleva toccare quei bilancieri, quelli attrezzi che da lì a poco, chissà che fine avrebbero fatto.
Laura non perse l’occasione di chiedere chiarimenti sulla sua routine d’allenamento e lui si mostrò disponibile a esaudirla come sempre aveva fatto con tutti.
Finché loro tre non rimasero soli.
“ Io vado a fare la doccia. ” Disse Mimmo.
“ Ti seguo ! ” Gli fece eco Marco mentre Laura e Leo erano già pronti e cambiati che aspettavano.
Rimasero soli, un po’ imbarazzati mentre la radio trasmetteva un bel programma di vecchie canzoni anni ’70.
Leo ruppe il ghiaccio.
“ Stasera si replica ! ” Disse sedendo su una panca.
“ Già anche se mi è sembrato che Mimmo non ne avesse tanta voglia. Chissà,” Continuò sospirando “ Forse anche lui ha qualche fantasma nell’armadio. ”
“ Perché, anche tu ne hai qualcuno? ”
“ Chi non ne ha ? ”
“ Allora sei qui per liberartene ? ”
“ Non ci ho pensato, probabilmente sono qui perché sono ansiosa di vedere cos’ha in mente Mimmo. ”
“ Anche tu sei rimasta interdetta dal suo modo di fare ? ”
“ Più che interdetta, stupita direi, ma è sempre così ? ”
“ Così come ? ”
“ Non saprei definirlo. A volte è così odioso che viene voglia di ucciderlo, e subito dopo ti spara una frase che appiana tutto. Anche ieri sera, per esempio, io forse ero l’ultima persona che avrebbe dovuto invitare, vi conosco appena e so di non essere in lista per ricevere l’Oscar per la simpatia. ”
Leo sorrise, quella ragazza era proprio cotta di Mimmo e lì, seduta con le gambe incrociate su quel tappetino aveva proprio l’aria di un’adolescente al suo primo amore.
Provò un improvviso senso di gelosia nei riguardi di Mimmo; chissà se anche lui avrebbe trovato prima o poi un amore da amare, forse anche in quel caso lui avrebbe avuto quell’espressione sul viso.
Scacciò via questo pensiero quando sentì aprire la porta dello spogliatoio.
Mimmo e Marco avevano ancora i capelli bagnati e sedettero anche loro sui tappetini con un sorriso rilassato.
“ Bene, vedo che siamo al completo.” Constatò Mimmo buttandosi dietro con la mano i suoi riccioli neri.
“ Non mi sarei persa questa riunione per niente al mondo. ” Proruppe Laura ricambiandogli un sorriso.
“ Veniamo al dunque, Marco, siamo curiosi di sapere la tua decisione a proposito di tuo padre. ” Disse Leo per evitare preamboli.
Sapeva che è difficile iniziare una riunione, ma Mimmo lo stoppò tempestivamente.
“ No, mi piacerebbe continuare da dove abbiamo lasciato ieri. Innanzitutto vorrei scusarmi con lui per non avergli potuto dire qualcosa di utile e di essermi servito di voi per non dovermi esporre a giudizi che potevano condizionarlo nel bene e nel male, anche con voi mi scuso; Laura e Leo, vi ho fatto entrare in un discorso di cui tutti siete consapevoli della pericolosità. Quindi mi sembra giusto che vi racconti anch’io qualcosa che giustificherebbe in parte il mio comportamento. Tanto sono convinto che Marco la decisione l’ha già presa.”
La storia di Mimmo fino a quel momento la conoscevano dalla sua bocca solo Massimo e Salvatore che lui considerava come la sua famiglia, ma dopo tanto tempo, oggi aveva deciso di rivelarla perché voleva tentare di buttarsela alle spalle.
La raccontò con calma, guardando in faccia tutti per non perdere le loro espressioni, i giudizi che poteva cogliere dai loro sguardi.
Quando ebbe finito, sorrise amaro e con una pacca sulla spalla di Marco gli disse alzandosi: “ Ecco perché non sono la persona più adatta a darti consigli per quello che ti è successo. ”
“ Credi ancora che sia possibile amare due persone contemporaneamente ? ” Intervenne subito Laura.
“ No, non credo, ma credo che la vita a volte può diventare maledettamente complicata. ”
“ Perché l’hai tradita ? Intendo dire Daniela ... ” Chiese Leo.
“ Per paura Leo; l’amore che provavo per lei mi stava schiacciando. Ho scelto il modo più vile per perderla, ma era anche il più efficace. ”
“ Ma se sapevi che avresti lasciato Sandra, perché ? ” Insistette Leo.
“ E perché dopo non le sei corso dietro ? ” Chiese Laura.
“ Lei era giovane e meritava di vivere una vita senza ombre. Io non potevo offrirle niente. Non avevamo futuro. ”
“ Può essere, ma tu le hai rovinato anche il passato; i vostri momenti felici. ” Laura lo guardava con tenerezza.
“ Dovevo, quello era l’unico modo per lasciarla andare. ”
“ Stronzate ! ” Sbottò Marco “ Tra poco finiremo per santificarti, perché non chiami le cose col loro nome ! Ti è piaciuta la storia con la ragazzina, non contento ti sei scopato l’amica e una volta scoperto, intavoli la storia dell’altruista che ha fatto tutto per lei. ”
La sua voce era tesa e forte adesso, e gli occhi riflettevano una rabbia che non era possibile contenere.
“ Sai Marco, per anni anch’io ho pensato che fosse così, credevo di essere affetto dal male di quelli che tradiscono per il gusto di farlo; mi dicevo che è vero che chi tradisce una volta tradisce sempre, ma forse solo ora comprendo di non aver mai tradito Sandra. Io amavo Daniela e rispettavo troppo Sandra per lasciarla senza che prima avessi capito di non amarla più. Daniela invece non l’ho tradita mai, ne’ con la sua amica ne’ con le altre con cui sono stato. So che è difficile crederci, ma essere andato a letto con quell’altra per me è stato come decidere di annullare me stesso. “
“ L’ami ancora ? ” Chiese Laura commossa.
“ Non si può amare un sogno. L’ho rivista qualche giorno fa; il suo viso era cambiato. ”
“ Cosa vuoi dire. ” Incalzò Leo.
“ Non siamo più le stesse persone, lei so che sta con un ragazzo da un bel po’, avrà capto cosa vuol dire essere amata senza riserve. ”
“ E tu ? ”
“ Lo sai, Leo, evito di pensare. ”
“ Ma se tornasse ? ” Domandò Laura con intenzione.
“ Non abbiamo possibilità, questi anni ci hanno cambiato. So che da parte mia non funzionerebbe. ”
“ Pensi che lei sappia che sei libero ? ”
“ Abbiamo amici in comune. ”
Inconsciamente Laura si sentì sollevata: “ Questa storia però è un peccato che non abbia un lieto fine. ” – riconobbe e sospirò.
“ Chissà, forse la prossima lo avrà. ” Interloquì con malizia Leo, guardandola.
Laura arrossì velocemente ma nessuno parve accorgersene.
“ Ti senti solo ? ” Chiese Marco, non aveva più quel riflesso negli occhi. Sembrava dimesso.
“ Che dici, ho voi , no ?! ” E lo guardò allargando le braccia e sorridendogli.
Era evidente che mentiva.
Come se non aspettasse altro, Marco lo abbracciò forte; “ Scusami per prima, ma....”
“ Lo so, è difficile per te. ”
Un attimo di tenerezza attraverso’ i cuori di tutti.
“ Sai ” - riprese Marco – “ finora non avevo mai pensato a te come una persona.....Non so neanche io come dire; forse normale. Sai sempre cosa dire, hai una risposta per tutto; non snobbi nessuno ma allo stesso tempo sei selettivo. Insomma, ti consideravo un mito. Ora, non so, questa storia rende finalmente giustizia. I miti non esistono e forse prima neanche tu esistevi. Oggi ai miei occhi esisti, e sapere che anche tu hai sofferto, patito, e che in qualche modo hai avuto bisogno di noi per sentirti meglio, ti rende più importante di prima. ”
“ Va beh, ora basta, vi ringrazio per l’attenzione, ma il mio show è finito. Piuttosto, siamo curiosi di sapere cosa hai deciso di fare. ”
“ Già, gliel’hai detto a tuo padre ? ” Intervenne Leo.
“ No. ” Marco era tornato serio “ Ho pensato a mia madre, non merita questo; una notizia del genere la ucciderebbe. ”
“ Ok, bisogna ammettere che in questa storia non abbiamo pensato a lei. ” Rifletté Laura e continuò: “ Sempre che già non lo sappia. ”
“ Cosa vuoi dire ? ” Leo la guardò incuriosito.
“ A volte per il bene della famiglia, dei figli o semplicemente per paura si preferisce far finta di non sapere. ”
“ A costo di soffrire come cani ? ” Proruppe Marco.
“ Già. Mio padre penso che sapesse che mia madre lo tradiva. Io e mio fratello potevamo solo immaginarlo, ma lui doveva saperlo. Tuttavia ha preferito far finta di non sapere. Era un uomo all’antica, forse non voleva vedere la sua famiglia a pezzi, preferiva illudersi che tutto andasse bene per mantenere un equilibrio che comunque era compromesso. E’ morto da cinque anni ormai, ma non potrò scordare la sua faccia felice quando “ la sua famiglia ” era intorno a lui, nel momento in cui ormai era lì, lì per lasciarci. ”
“ E tu adesso segui il suo esempio, con tua madre ? ” Chiese Leo.
“ Forse, ci passiamo attraverso. Quando ci vediamo. Diciamo che dividiamo lo stesso appartamento, tutto qui. ”
“ Per mantenere un “ certo equilibrio” ? ”
“ Si, penso che da ambo le parti sia così che funzioni. ”
“ Forse hai ragione, ma questo sta’ bene a chi ama o chi ha paura di restare solo. Mia moglie non aveva questi sentimenti: evidentemente, anche perché il bambino ce l’ha lei. ”
“ E’ dura vivere da solo eh ? ” Gli chiese Mimmo sorridendo.
“ Non so per te, per me è un incubo sapere che non c’è nessuno che ti aspetti. Tu non hai figli vero? ”
“ No, probabilmente soffrirei come te se ne avessi avuti. ” Ammise.
“ Eppure credimi, è l’unica cosa che mi fa’ andare avanti. Se solo me lo facesse vedere più spesso… ”
E continuarono a parlare fino a tardi, lì seduti sui tappetini di quella palestra che da lì a poco sarebbe diventata probabilmente un negozio di calzature o chissà cosa.
Quella stessa palestra che aveva insegnato a Mimmo il gusto di vedere oltre i muscoli che si contraevano sotto i bilancieri e che ora gli permetteva di aprire una porta sul suo cuore, una porta forse mai aperta ne’ da Sandra ne’ da Daniela perché solo lui ne possedeva la chiave.
Forse anche per gli altri era successa la stessa cosa e comunque non significa certo che avrebbero risolto i loro problemi, i problemi li hanno tutti e ognuno ha la sua storia stretta nel cuore che libererà al momento che gli sembrerà più opportuno oppure la terrà chiusa, ignorando di averla mai avuta.
Chissà qual’é la scelta giusta, di risposte ce ne sono talmente tante e tutte plausibili.
I nostri amici forse incroceranno per un po’ le loro vite e poi riprenderanno la loro strada come un circo, che il prossimo anno tornerà con nuove attrazioni, quando sul terreno, da tempo è stata cancellata l'ultima traccia dei pneumatici dei camper e nei ricordi nulla è rimasto di una sera, quando per pochi minuti delle persone insieme a te hanno sorriso, applaudito alla fanfara ed ai brillanti mostrini dei costumi e trattenuto il fiato per l'uomo sul filo.
The End…
Il mattino seguente Marco si svegliò presto.
Il padre era ancora in casa e seguiva il notiziario alla televisione sorbendosi il caffè.
Quando Marco entrò in cucina mormorò un buongiorno e sedette accanto al padre cercando di capire se questi aveva intuito qualcosa della sera prima.
La madre mise a scaldare il latte e notò nello sguardo del figlio qualcosa di insolito.
“ A che ora sei rincasato ieri ? ”
“ Alla solita, più o meno, mà.”
“ Dovresti andare a letto prima, hai una faccia ! ”
“ Quando darai l’esame ? ” chiese il padre senza staccare gli occhi dallo schermo della tv.
E fu una vera sofferenza per Marco rispondergli.
“ Fra un mese. ” Disse fingendosi distratto.
“ Ah.... ”
Tutto qui.
Sicuramente era ignaro di tutto. Si comportava come al solito.
Marco ne fu contento: almeno per il momento aveva deciso di tenere il segreto per se.
Leo si alzò dal letto prima che la sveglia suonasse; aveva dormito bene ed era ritemprato; la sera prima non aveva dovuto aspettare tanto per addormentarsi, non aveva dovuto combattere coi ricordi e questo non succedeva da tanto.
Si sbarbò canticchiando una vecchia canzone di Lucio Dalla e con quel motivo in mente scese per strada come sempre a correre.
Raggiunse il campo dove la mattina precedente aveva incontrato Laura, sperava di incontrarla ancora, ma lei non c’era.
Temporeggiò un po’ facendo qualche giro intorno a quello spiazzo di terra battuta lanciando di tanto in tanto sguardi furtivi per non lasciarsi sorprendere impreparato come il giorno prima, se fosse apparsa all’improvviso.
Laura però non si fece vedere e dopo aver constatato un ritardo sulla sua tabella di marcia, Leo riprese la corsa fino a casa un po’ deluso.
Gli sarebbe piaciuto parlare un po’ con lei, sapeva cosa l’aveva spinta a restare in palestra la sera prima.
Aveva notato che era interessata a Mimmo, non gli erano sfuggiti gli sguardi che lei gli indirizzava quando pensava di non essere vista, e neanche l’apparente naturalezza con cui aveva fatto in modo che l’accompagnasse a casa in auto; ciò nonostante era convinto che non poteva essere solo quello il motivo; c’era qualcos’altro, e forse con un altro po’ di tempo, forse lei stessa l’avrebbe rivelato.
Era lampante che era lì lì per raccontarsi, proprio come Mimmo, la cui corazza si stava dissolvendo forse perché in quel momento tutti si sentivano a proprio agio.
Probabilmente non era tempo che Laura e Mimmo parlassero.
“Ogni cosa ha il suo tempo!” si disse sorridendo.
Quella sera si sarebbero rivisti in palestra, chissà se sarebbe successo qualcosa.
Le pozzanghere riflettevano un timido sole che con molta probabilità da lì a poco sarebbe stato coperto per tutta la giornata da nuvoloni poco incoraggianti.
Ci sarebbe voluto ancora un po’ di tempo per assaporare gli odori della primavera e per un “meteopatico” come Leo era un’attesa snervante.
Mimmo uscì tardi quella mattina, aveva voglia di leggere un po’ e lo fece a letto; poi, quando si alzò, pigramente si preparò per andare al mercato.
Aveva segnato la lista delle cose mancanti sulla lavagnetta, odiava fare la spesa, m non avrebbe mai ricorso a cibi surgelati, persino la salsa usava farla da solo, come un tempo faceva sua madre.
Da quando Sandra era andata via, quella casa era ritornata la casa di un single; non che fosse mal tenuta, sporca o in disordine, ma chiunque si sarebbe accorto che da tempo una donna non sostava più di qualche notte lì da lui.
Non c’erano fotografie in giro, qualunque cosa potesse lasciare spazio a domande sul suo passato: tutto era stato occultato con cura dal primo momento che realizzò che né Sandra, né Daniela avrebbero più fatto parte della sua vita.
Per un buon periodo si convinse che gli uomini sono tutti bastardi, forse per farsene un alibi; ma non riusciva a perdonarsi il male che così, naturalmente aveva fatto a Sandra e a Daniela.
“ Chi tradisce una volta tradisce sempre ! ” Quante volte aveva riascoltato nella mente questa frase.
Gliel’aveva detta Andrea, un carpentiere che conobbe in treno mentre tornava a Taranto da Torino.
La moglie e la figlia dormivano nello scompartimento e quel omone dall’inequivocabile cadenza tarantina, inquinata dall’intercalare di qualche frase fatta piemontese, non seppe trattenersi dal raccontare a Mimmo, allora quindicenne, dei suoi tradimenti, quasi per cancellarli o per giustificarli come una malattia.
Già da allora Mimmo doveva aver avuto quell’aria che avrebbe ispirato tanti a confidarsi, e sebbene avesse raccolto tante confidenze, chissà perché, quella frase gli era rimasta impressa.
Forse l’istinto gli aveva suggerito che prima o poi quell’alibi gli sarebbe tornato utile.
La vita gira in tondo e le situazioni pure: inutile quindi giudicare un interprete che ha un personaggio che prima o poi potrebbe toccare a noi di interpretare.
Non era stato facile per lui tradire Sandra, ma dopo averlo fatto, fu come aver rotto un freno.
Tradì anche Daniela quando comincio a sentirsi in pericolo, quando sentiva che questa pretendeva, sempre di più e lui avvertiva il desiderio di accontentarla.
L’amava, forse più di quanto avesse amato Sandra ma aveva paura di riconoscerlo a lei e a se stesso.
La tradì con una delle sue amiche; non fu difficile per lui, anche Daniela si era accorta che questa gli faceva gli occhi dolci quando a volte, passando dalla palestra, erano entrate a salutarlo.
Il difficile per lui fu tenersi dentro quel segreto.
Per questo preferì lasciarla, sicuro che ben presto lei avrebbe scoperto tutto.
Non a caso era andato a letto con la più chiacchierona delle sue amiche, con la quale Daniela si era ripromessa di chiarire il suo comportamento.
Neanche una settimana dopo la loro separazione lei lo aspettava all’angolo fuori dalla palestra, ma non sorrideva coma al solito, lo insultò in tutti i modi sbattendogli in faccia il suo falso amore e facendolo sentire peggio di quello che si sentiva.
Lui non riuscì ad articolare una parola, forse fu l’unica volta in cui Mimmo non seppe cosa dire.
Non riuscì neanche a replicare quando Daniela lo accusò di non averla mai amata.
Cominciò a pensare che fosse vero, ma la sensazione di averla persa per sempre lo uccideva.
Per quanto chiunque avrebbe voluto che quel momento passasse in fretta, lui avrebbe voluto non finisse mai, che alla fine magari Daniela avesse capito quello che neanche lui sapeva spiegare.
Aveva pianto quando si erano lasciati qualche sera prima, ora quello sfogo sarebbe stato troppo comodo per lui.
Sandra lo aspettava come al solito quella sera, e lui non volle aspettare la mattina per raccontarle tutto.
Non avrebbe continuato con le bugie.
Durò poco il periodo in cui pensava che gli uomini erano tutti bastardi, ben presto si convinse che Andrea aveva ragione: Chi tradisce una volta tradisce sempre , è come una malattia.
E lui evidentemente ne era affetto.
Scese da casa alla 11:30; fuori il tempo minacciava di piovere, ma preferì non prendere l’auto e andare a piedi; non aveva l’ombrello con se: non lo portava mai e se si fosse bagnato non sarebbe stata la prima volta.
Certo, se Marco lo avesse saputo sarebbe morto dalle risate pensando alla necessità di bagnarsi che lui stesso aveva avuto il giorno prima all’uscita dell’università.
Il mercato non era tanto distante e lo raggiunse a passo lento.
Gli piaceva camminare; salutare la gente un po’ meno.
La strada autorizza tutti ad essere così falsamente educati che per lui era una sofferenza scambiare alcuni saluti; quelli che appena voltate le spalle sono seguiti da commenti che hanno toni ben diversi dal precedente saluto. Dura poco la cortesia di queste persone, quindi, se li poteva evitare, lo faceva volentieri.
Non aveva parenti, suo padre era morto che lui era piccolo e sua madre lo aveva seguito da sette anni ormai. Aveva un fratello ma era andato via dall’Italia con una ditta di chissà che cosa.
Non avevano mai parlato tanto e se un tempo si sentivano o si scrivevano, ora erano due Natali che entrambi non si spedivano i biglietti d’auguri. Anche quello forse era un gesto forzatamente educato che valeva la pena evitare.
Aveva deciso di preparare un bel minestrone; era bravo ai fornelli, spesso con Sandra invitavano gli amici a casa e lui si divertiva ad accoglierli con il cappellone da chef provetto intavolando qualche improbabile frase in francese.
Certo, allora era una famiglia quella che abitava in quella casa; quasi come quando era viva sua madre.
Anche se si impediva di pensarci, gli mancava quella irriducibile vecchina che si muoveva velocemente per casa strisciando le sue pantofole rosse che non buttava perché gliele aveva regalate lui.
Comperò tutti gli ingredienti per il minestrone, il pane e del pesce che avrebbe mangiato per secondo, poi si diresse verso il banco della frutta dove andava di solito.
La signora che serviva, lo accolse come sempre con un sorriso che lui ricambiò volentieri: “ I sorrisi ben fatti vanno ricambiati; e quello era proprio un bel sorriso! ”
Pensò andandosene via. Guardò il cielo e si chiese se fosse il caso di affrettare il passo; da lì a poco sarebbe venuta giù l’acqua ed era un bel po’ lontano da casa.
Non rifletté a lungo su questo, continuò a camminare senza fretta gettando qualche sguardo alle vetrine e masticando la frase che si diceva spesso: Bisogna che mi decida a crescere!
Laura avrebbe buttato giù un frullato, lo avrebbe preparato nello sgabuzzino che Mario aveva riservato al caffè e sarebbe scesa a correre.
Mancavano solo due giorni alla gara podistica ma all’improvviso questa non rappresentava più qualcosa di importante.
Quello che le interessava di più ora era Mimmo.
Avrebbe voluto avere il suo numero di telefono, lo avrebbe chiamato con una scusa, ma non conosceva il suo cognome, e poi, il fatto che non portasse la fede non significava che non fosse sposato.
Quando quella mattina ponderò per la prima volta questa eventualità, un senso di smarrimento le attraversò gli occhi e fu talmente intenso che non poté sfuggire a Mario.
“ Cos’è ? Hai avuto un sussulto. ”
“ Niente, sono un po’ tesa per la gara. ” Mentì.
“ Già, domenica è il grande giorno. Vincerai ? ”
“ Non credo, ci sono delle atlete molto più preparate di me. Comunque ci proverò ! ”
“ Ora ti riconosco ! Sono sicuro che comunque andrà, farai una bella figura. ” e le sorrise,
“ Speriamo che il tempo sia buono. ”
“ Vedrai, ci sarà un bel sole. ” E guardò fuori dalla finestra “ E’ ora che si faccia vedere, sono stanco di questo grigiore. ”
Poi come se in quel momento avesse realizzato le intenzioni di Laura: “ Non correrai mica anche oggi ? ” La rimproverò.
“ Non so, se non piove, forse...”
“ Ma scherzi ? Dovresti riposare e risparmiare energie per la gara, fare un po’ di training autogeno per arrivare concentrata domenica. Non te l’ha detto il tuo istruttore in palestra ?”
“ Non lo sa ancora, glielo dirò stasera. ”
“ Perché, stasera andrai ad allenarti in palestra ? ”
“ Non perderei la palestra per niente al mondo ! ” Rispose con un pizzico di malizia.
“ Oh oh, la cosa si fa interessante. Ti deve piacere proprio tanto questo tipo ! ”
“ Diciamo che lo sto studiando. ” E pensò che probabilmente stava accadendo il contrario e questo gli piaceva tanto.
“ Non ti ho mai vista così sognante, sono geloso ! ” Protestò sorridendo, ma un po’ geloso lo era sul serio e Laura lo sapeva.
“ Non ti preoccupare, sarò sempre efficiente al lavoro. ”
Era sempre stata molto brava a driblare discorsi che era meglio evitare.
Era come se quello sfogo gli avesse infuso nuove energie per sopportare il peso di quella delusione.
Guardò gli altri che erano rimasti in silenzio,
Ora però il rumore dei loro pensieri rimbalzava fra loro in attesa di venire fuori.
“ Mi dispiace. ” Sussurrò sincero Leo “ Ora cosa hai intenzione di fare ? ”
“ Non lo so, non ci ho ancora pensato. ”
“ Pensi che lui sappia che sei stato lì ? ” Chiese Laura un po’ alterata.
“ Può darsi, anche se dubito che i suoi collaboratori glielo abbiano detto. Avranno pensato che ero lì per lasciargli qualcosa ed andar via presto. Lui, è certo che non mi ha visto.Era troppo impegnato! ”
“ Gli vuoi parlare ? ” Insistette lei.
“ Serve a qualcosa ? ”
“ No. ” convenne “ A volte tacere è l’unica soluzione. ”
E ricordò suo padre.
“ Non direi proprio, Laura. “ Interruppe deciso Leo “ Anch’io ho qualcosa da raccontare.”
E il silenzio ritornò a regnare.
Era la prima volta che Leo parlava del suo incidente con qualcuno che non fosse Dora, la sua ex-moglie.
Aveva quattordici anni quando accadde il fatto.
Solo quattordici anni quando tutto deve andare bene e niente deve distoglierti dalla adolescenza.
Solo quattordici anni quando una pietra lo colpì in un occhio spegnendoglielo per sempre.
Non si è troppo piccoli a quell’età per capire che non sarai più una persona come gli altri e che non potrai più neanche sognare di essere “ L’uomo sul filo ”.
Tutto per colpa di una pietra lanciata da un ragazzino che neanche conosceva e che non giocava con lui.
“ Mio padre non sporse denuncia. Disse che non sarebbe servito a niente ma io non gliel’ho mai perdonato. Era un debole, e secondo me ebbe paura. Ricordo che da allora non parlai più con lui senza fargli notare il mio disprezzo. Silenzio. Decidemmo che il silenzio doveva essere l’unico modo per convivere. Evitavo di sedermi a tavola quando c’era lui, e più il tempo passava, più forte si faceva in me la convinzione che era giusto che lo punissi così. Penso che nessuno meriti il silenzio. Nessuno. Mia madre cercò di farmelo capire ma senza metterci troppo impegno. Aveva paura di perdermi, di subire anche lei il mio silenzio. Avevo vent’anni quando lui morì di cancro ai polmoni, quando pensai di potergli dire qualcosa, di parlargli: mi mancarono le parole. Chissà come sarebbe stato se fossi stato disposto a sentire le sue ragioni; ma sul letto di morte, mi sembrava ipocrita abbracciare quell’uomo, considerato tutto. Eppure io rimpiango ancora di non averlo fatto. ”
“ Giuro che non me ne ero accorto ” Affermò Marco.
“ Neanch’io. ” Ribadì Laura.
“ Già. Si nota poco. Ma avete mai provato a guidare di sera coprendovi un occhio ? Non è piacevole, ve l’assicuro. Parlaci con tuo padre Marco. Forse questa è l’occasione che cercavi per avvicinarvi. Chissà che anche lui non lo desideri. ”
Mimmo sembrava pesasse ogni singola parola come se volesse memorizzarle.
Guardò l’orologio e constatò che si erano fatte le ventitré e quindici .
Sospirò, e approfittando di quel momento di silenzio dichiarò: “Scusate, ma il mio stomaco chiede giustizia. Voglio solo dire una cosa a Marco. Lascia tutto in sospeso finché non sarai certo sul da farsi. Dormici su e prendi un po’ di tempo. Tuo padre se avrà saputo che sei stato lì, verrà a cercarti. Allora le parole verranno da sole. "Si alzò e stava per dirigersi
Verso l’uscita quando si ricordò di un particolare.
“ Un’ultima cosa. Cos’era quell’altra storia che volevi dirmi prima che arrivassero Leo e Laura ? ”
“ Niente di eccezionale.” Rispose il ragazzo con un sorriso “ Secondo voi, cosa ci fa una persona su uno scoglio ad un passo dal mare in tempesta incurante degli schizzi ? ”
“ Cos’è un indovinello ? ” Chiese Laura.
“ No, l’ho visto stasera a San Vito prima di andare da mio padre. ”
“ Sarà stato un drogato ” Concluse risoluto Leo.
“ Non credo, c’era una macchina poco distante. Doveva essere sua. ”
“ Aspettava i delfini. ” Concluse Mimmo con l’aria di chi insegue un pensiero.
“ I delfini ? ”
“ Perché no? Ognuno di noi aspetta qualcuno; e a me piace pensare che quel tipo aspettasse i delfini su quello scoglio. ”
“ Mica male i delfini. ” Pensò ad alta voce Marco e si unì al gruppo che si avviava all’uscita.
Si lasciarono che cominciava a piovere e Laura colse l’occasione per chiedere un passaggio a Mimmo.
Leo e Marco restarono ancora un po’ a parlare prima di andare a casa.
Anche Leo era a piedi e Marco lo convinse ad accompagnarlo in moto.
Laura abitava poco distante dalla palestra e furono lì in pochissimo tempo.
“ Hai parlato poco stasera. ” Gli disse quando lui fermò l’auto.
“ Anche tu. Siamo riusciti ad evitare di svelare i nostri segreti. ”
“ Hai davvero fame ? ”
“ Da lupi ! ” Confessò con un sorriso lui.”
“ Se vuoi mangiamo qualcosa insieme. ”
“ Magari un’altra volta. Rischieremmo di continuare la conversazione. E non sarebbe giusto per gli altri. ”
“ Non pensi di averli traditi col tuo silenzio ? ”
“ No. Loro avevano voglia di parlare. Io no. Il loro bisogno non era il mio e a quanto pare neanche il tuo. ”
“ Non è vero. Ero sul punto di dire qualcosa. E sai una cosa ? Mi sarebbe piaciuto. ”
“ Interessante, ma il tempo a disposizione è scaduto. ”
“ Avrò un’altra occasione ? ”
“ Chissà, forse. Comunque, in confidenza, anch’io ero sul punto di iniziare a raccontarmi. ”
“ Per questo scappi così ? ”
“ Si. ”
“ Ok, ti lascio, ma non illuderti. Sono molto curiosa, e tu mi interessi molto. ” E sebbene fosse subito arrossita sostenne il suo sguardo mentre apriva la portiera della macchina “ Ci vediamo domani. ” Sussurrò e andò via.
Lui la seguì con lo sguardo e si chiese se quello che era accaduto quella sera avesse un senso, poi ebbe come una sensazione di smarrimento.
Si sentiva in pericolo, quasi minacciato da qualcosa che non riusciva più a tenere per se.
Finalmente succede qualcosa pensò. E fece ripartire l’auto.
Marco entrò nell’ascensore come ogni sera.
Questa volta però aveva un segreto da non svelare a sua madre.
Non era mai riuscito a tenere per se le cose che la riguardavano, neanche il regalo di Natale o del compleanno.
Come avrebbe potuto guardarla in faccia e non dirle che il suo fedele e infaticabile marito altri non era che un bastardo ?
Strano che no avesse pensato prima alla madre e al dolore che ne avrebbe ricavato da tutta questa storia.
Tutto era accaduto così in fretta quel giorno. Tutto talmente in fretta che i ricordi gli passarono davanti agli occhi prima ancora che l’ascensore si fermasse, dalla mattina, finita la lezione all’università, a quella strana serata.
Entrò in casa.
Le luci erano spente.
Meglio così, è già a letto.
In cucina era preparata la cena ma non aveva appetito. Rimise tutto a posto e andò a letto. Aveva bisogno di dormire, e quando fu steso pensò che Mimmo ancora una volta poteva aver ragione.
Quello lì aspettava i delfini o almeno era bello credere che fosse così.
Fumò un’ ultima sigarette e andò a letto.
La televis