Anche questo racconto,
come tutte le storie
volge a termine
...
spero che il tempo che vi ho rubato
non sia stato sprecato
e che le mie parole scritte
vi abbiano trasmesso
almeno parte di quello che hanno trasmesso a me
ho altre storie da raccontare,
tra cui quella del papà di Luca
protagonista di "Ridatemi il mio aquilone"
fatemi sapere qualcosa...
baci
mimmo
Grazie per la foto a Felix Bonfrate
CAPITOLO XI
Il posto dove Luca aveva fermato la macchina era bellissimo, il fiume Galeso si riversava in Mar Piccolo scorrendo silenziosamente e il sole che tramontava all' orizzonte faceva da sfondo ai mitilicoltori che si affrettavano a finire il loro lavoro in piccole barche a remi per meglio muoversi fra i pali che custodiscono le cozze. Luca la teneva stretta e Roberta era inebriata da quel bacio di cui le sue labbra conservavano il calore.
«La mia Taranto...» sospirò quasi fra sé Luca; Roberta però lo aveva udito.
«Ti è mancata, vero?»
«Solo ora me ne rendo conto. Questa città è strana, spinge tutti a lasciarla e una volta via, ti richiama a sé facendoti dimenticare che non vale a niente tornare»
«Non è servito a niente tornare, Luca?»
«Più di quanto tu possa immaginare, ma ora dovrò ricominciare e non so se ho più la voglia di osservare senza parlare, non posso più aspettare; alla mia età le cose devono essere subito chiare. Voglio costruire il mio diamante!»
«Il tuo diamante?» chiese lei
«Lascia perdere, questa è una storia lunga» e la baciò a lungo sulle labbra lasciando che lo scrosciare dell' acqua cullasse quegli attimi.
«Mi prometti che me ne parlerai?» insistette Roberta
«Certo, anzi, preparati ad ascoltare tante di quelle storie che al mio confronto Battista ti sembrerà un taciturno»
«Ricominci a parlare arabo, chi è questo Battista ora?»
«Niente paura» la rassicurò «Ti parlerò anche di lui; ogni cosa al suo tempo!»
«E noi, l' avremo tanto tempo? O ti stancherai presto di me?»
«Non ho risposte, Roberta, la cosa che posso dirti è che ho voglia di raccontarmi a te. Ho tanto da raccontare. Se avremo il tempo o no, poco importa; intanto siamo qui e ho ancora una voglia matta di baciarti»
Roberta le donò le sue labbra calde; Luca aveva ragione, si può vivere fuori dal tempo, godendo solo di attimi per i quali vale la pena vivere, essere felici completamente, anche per pochi minuti, ma consapevoli di aver giocato bene la propria partita. Si lasciò andare a quel bacio stringendo forte Luca che ormai con gli occhi chiusi volava nei suoi mondi seguendo il vento che soffiava in suo favore.
«Ti spavento se ti dico che ti amo?» gli sussurrò in un orecchio
«No, mi piace sentirtelo dire»
«Anche a me piacerebbe, ma sento che non me lo dirai per ora»
«Come fai a dirlo?» chiese Luca curioso
«Non lo so, non ti ho mai visto coinvolto da qualche emozione, perciò mi basta
vederti felice con me, non pretendo niente così come non ti chiederò chi ti ha avuto
con sé a Bologna e perché è finita. Ho capito, sai, che ne sei ancora innamorato, ma anche se non so se mai la dimenticherai, sento di far parte del tuo tempo, di poter essere amata anch'io come lei». Roberta era stata così chiara che Luca si sentì scoperto, spogliato dei suoi segreti. Certo, la sera prima, dopo aver suonato erano stati insieme e avevano parlato tanto, ma non poteva immaginare che Roberta potesse aver capito tutto così in fretta. Era cambiato evidentemente, la sua maschera ormai lasciava intravedere la sua vera faccia, ecco perché Roberta si sarebbe accontentata, gli occhi di lei le avrebbero rivelato le sue sensazioni finché sarebbe stata amata e questo le bastava
«Non posso nasconderti niente a quanto pare» le disse serio Luca accarezzandole i capelli e lei gli si accoccolò vicino.Il sole era tramontato e i miticoltori si avvicinavano a terra mantenendo con i remi un
ritmo regolare, quando i due si allontanarono per raggiungere l' auto.
«Dove mi porti ora?» chiese lei quando lui mise in moto l' auto.
«Dove vuoi. Il mondo è nostro!» rispose sorridendo Luca
«Allora portami a casa»
«Di già?»
«Solo per un attimo, non preoccuparti»
Luca non fece domande e la lasciò sotto il portone con un bacio
«Ti aspetto allora, non sparire eh!»
«Scendo subito» e corse dentro voltandosi per raccogliere lo sguardo innamorato di Luca, poi sparì per le scale.
Era un bel momento per Luca, e lui lo assaporava a fondo poggiandosi sullo
schienale dell' auto con gli occhi chiusi e un sorriso stampato sulle labbra. In solo tre giorni aveva scoperto e capito cose che in una vita non aveva mai notato. Il suo egoismo verso gli altri e verso sé stesso lasciava il posto ad una sete di dare e
ricevere, la sua apatia era diventata voglia di provare e, grazie a Roberta il pescatore che era in lui, aveva ritrovato il coraggio di tuffarsi nel mare dell' amore. Sarebbe durata per sempre questa metamorfosi? Nessuno può giurarci, anche un bluff, apparentemente sembra quello che non è, ma mi piace credere che Luca abbia ritrovato la sua vera essenza e che il bluff sia durato fino a tre giorni prima. Tutti abbiamo bisogno di credere nelle favole, e poi chi lo ha detto che prima o poi queste non si avverino?
Roberta ritornò in fretta e con sé aveva il fodero di una chitarra.
«Cosa hai intenzione di fare?» chiese lui
«Suoneresti solo per me?»
«Si, ma il posto lo decido io, ok?»
«Ok, mio cicerone!»
Luca avviò l' auto e si diresse verso S. Vito: un posto balneare poco distante da
Taranto, dove dalla costa si può vedere la città galleggiare nel suo mare. Scesero su una scogliera poco distante dal faro; la luna rendeva luminoso quel posto facendo brillare il mare che pigramente si modellava nelle insenature da lui stesso scavate.
«Ti piace qui?» le chiese Luca assaporando l' odore di mare
«Tanto. Ci hai portato tante ragazze, prima di me?»
«Solo una, ed è quella con cui dovrai dividermi per sempre, perché non ho intenzione di lasciarla...La mia chitarra!»
«Infame malefico! E io che avevo pensato...»
«Tu pensi troppo, questo è il tuo problema» interruppe lui mentre apriva il fodero facendone uscire la chitarra che dopo un veloce controllo risultò accordata.
«Non sapevo che suonassi» le disse sorridendo
«Non suono infatti, strimpello quando ne ho voglia o quando sono giù, la uso, non la suono»
«Sentiamo cosa dice allora» sussurrò Luca ricordando la teoria di Fabio sull' anima
che gli strumenti posseggono una volta che i proprietari li suonano con passione.
Anche questo le avrebbe detto visto che cominciava a crederci lui stesso.
Il suono della chitarra echeggiò per loro due rendendo magico quel luogo. Un suono diverso, reso armonico dalla luna e dal movimento delle onde. Luca suonò a lungo e con gli occhi chiusi pensò al padre, alla madre: custode di tanti segreti finalmente svelati, a Gianna con i suoi conflitti di cuore, a Rita: sirena, chissà dove e con chi, e al suo aquilone che mai aveva conosciuto il vento.
«Hai mai visto volare un aquilone di notte?» le chiese interrompendo la sua musica.
Roberta, colta di sorpresa ci pensò un po': « Non mi pare» rispose scrollando le spalle
«Una sera di queste faremo volare il mio» disse guardando la luna. E riprese a
suonare.
FINE