MIMMO FORNARO RACCONTA... Mimmo Fornaro racconta...

mercoledì, 23 agosto 2006, ore agosto 23, 2006 23:55

Sto rileggendo schegge di diamante

mentre lo pubblico

qui per voi...

Fa bene rileggersi.

Fa male sapere che niente è cambiato da allora...

CAPITOLO XIII

 

 

I giorni passarono e Sara da allora non era più andata alla panchina. Lei e Massimo non erano ritornati sull’argomento; lui l’accompagnava a casa e lei diligentemente evitava di fare domande, di intromettersi, anche se desiderava tanto poterlo seguire e far parte definitivamente del loro gruppo.

Aveva pensato di far cadere il discorso come per caso con Mimmo, che vedeva in palestra, ma respinse l’idea.

Con loro doveva essere sincera a tutti i costi, e comunque non avrebbe cavato un ragno dal buco; Mimmo era molto discreto e con lei si comportava come ci si comporta con una normale iscritta. Del resto perché avrebbe dovuto trattarla in modo diverso? Si erano visti solo un paio di volte al di fuori della palestra. Questo, comunque, non andava giù a Sara.

“Dopotutto sono la ragazza del suo amico” pensava, ma la verità era che provava gelosia verso quelle “gallinelle” che lo corteggiavano e nello spogliatoio ricorrevano alle mille astuzie femminili per apparire provocanti agli occhi dell’istruttore. Lui, comunque, non filava nessuna. Il suo comportamento era assolutamente professionale; severo, a volte, ma tutti lo adoravano, anche perché sapevano che in giro non c’erano (e non ci sono ancora) tanti istruttori qualificati che seguivano scrupolosamente i propri allievi come Mimmo faceva con loro.

Sara era molto attratta dal suo corpo. Le canotte che usava mentre si allenava mettevano in risalto la muscolatura possente. Non era esasperatamente muscoloso, non con tutte le vene in evidenza, per intenderci; era un atleta “natural” che non prendeva nessun tipo di farmaco per gonfiarsi artificialmente i muscoli e, sebbene lamentasse qualche chilo in più, lei non poteva immaginarselo meglio di così.

Sara prese coscienza di questa sua attrazione verso Mimmo una mattina, quando incontrò il suo sguardo nello specchio dello spogliatoio mentre era intenta a sgambarsi lo slip sotto l’aderente fuseau.

Era sola e questo pensiero la fece arrossire. Si sedette e guardandosi nello specchio non riusciva a spiegarsi come potesse succedere una cosa simile: amava un uomo e ne desiderava un altro senza provare il minimo rimorso. “Devo essere impazzita” pensò e uscì senza risistemarsi lo slip.

 

Massimo, come al solito, andò a prenderla all’uscita dal corso e aveva una sorpresa: aveva composto la sua prima canzone e l’aveva incisa su una cassetta con un registratore, nel pomeriggio; chitarra e voce, ma rendevano benissimo l’idea sia della musica che del testo che si sposavano alla perfezione. Aveva messo la cassetta nell’autoradio e mentre uscivano da Taranto la fece sentire.

All’inizio lei ebbe un sussulto, poi seguì la canzone in religioso silenzio e solo quando l’ultima nota fu suonata urlò: “Ci sei riuscito!”.

“Grazie a te” rispose Massimo.

“Il mio cantautore” gli sussurrò nell’orecchio lei.

Andarono a casa di Massimo e quella sera fecero l’amore.

Era la prima volta per lei e Massimo fu molto dolce. Sara si sentiva protetta dal suo sguardo che l’accarezzava e esprimeva l’amore che lei chissà da quanto cercava ed ora aveva trovato. Lui era dentro di lei e finalmente lo possedeva tutto. “Ora sei tutto mio”, gli sussurrò, “un minuto che dura una vita, vero? Era questo che intendevi?” e si abbandonò a quell’uomo che non sarebbe mai stato suo.


CAPITOLO XIV

 

 

Quella volta Massimo arrivò un po' più tardi. Mimmo e Franco avevano finalmente deciso di parlargli chiaro.

Era passato un mese ormai da quando Sara era andata l’ultima volta alla panchina e in questo tempo nessuno dei due aveva saputo il motivo per il quale non era più intervenuta ai loro appuntamenti. Avevano immaginato ma Massimo non aveva aperto bocca in proposito.

Era ora che parlasse.

“Una cosa bisogna ammetterla: è speciale” riconobbe Mimmo parlando di Sara.

“È vero” ribadì Franco “ha una marcia in più, Massimo è fortunato. Ah, a proposito! mi sono fidanzato!”

“Anche tu?” esclamò Mimmo scoppiando in una forte risata. Questa era la seconda volta che gli succedeva di fidanzarsi nello stesso giorno.

“Chi è, la conosco?” chiese per primo Franco.

“Ve ne parlai tempo fa, ricordi? Quella che pur di stare con me si faceva i chilometri di corsa; credevo si fosse scoraggiata, invece ieri è venuta a prendermi dalla palestra.

“Ricordo male o dicesti che non ti piaceva?”

“È vero, ma alla fine ho ceduto e poi, diciamocelo francamente: ha un bel culo”

“L’ho sempre detto che tu ragioni con i muscoli” proruppe Franco “la mia invece l’ho conosciuta una settimana fa’. Non ero molto in vena e si è trovata nel bel mezzo di considerazioni pessimistiche del sottoscritto. Ti sembrerà strano ma mi ha detto che le ho fatto tenerezza. È proprio vero che stiamo invecchiando”.

“Parla al singolare” premise Mimmo “io sono in fiore” e presero a spingersi e a rincorrersi proprio come due bambini.

“Penso che berrò un po' della tua bevanda puzzolente” disse Franco abbandonandosi sulla panchina.

“Penso che ne berrò un po' anch’io!” esclamò Massimo che era appena arrivato.

“Non dovrei darvi neanche un goccio del mio nettare, ma ho il cuore debole e vi grazierò. Prima però voglio sapere il motivo che ti spinge a brindare, Massimo”

“Non mi sembra di essere il solo a voler brindare” replicò sorridendo.

“Festeggiamo il nostro fidanzamento” lo informò Franco

“Tutti e due? Avevo notato qualcosa di sospetto tra voi!” scherzò Mssimo.

“Non noi due, fesso! Ci siamo fidanzati nello stesso giorno con due ragazze diverse” invece Mimmo che intanto preparava i bicchieri di carta che aveva nello zaino.

“Allora noi stiamo aspettando”

“ho fatto l’amore con Sara”

“allora puoi bere” disse Mimmo “è energetico e ti farà bene. Alla tua età il sesso può uccidere” e corse via insieme a Franco, entrambi inseguiti da Massimo che avevano scompigliato.

Finalmente un po' di allegria su quella panchina. Franco e Mimmo però avevano qualcosa da dire.

“Scusami Massimo, ma penso che io e Mimmo abbiamo diritto a qualche spiegazione per quanto riguarda Sara”.

“Lo so, avrei dovuto dirvelo subito, ma ho voluto vedere fino a che punto lei era influente su di noi. Le ho impedito di venire perché cominciavo a sentirmi minacciato, non per gelosia, intendiamoci, vedevo vacillare il nostro equilibrio. Il fatto stesso che solo dopo un mese mi avete chiesto di lei dimostra una cosa sola: ci siamo messi alla prova e abbiamo fallito. Non siamo ancora tanto forti da non sentirci in pericolo per quella ragazzina. Ormai lei si è insinuata tra noi ed è stupido ignorare il problema. Ora non so se la decisione la devo prendere io o la dobbiamo prendere insieme”.

“Quale decisione?” chiese Mimmo.

“Io sono pronto a lasciarla anche subito se volete, ma se decidete che posso continuare la mia storia con Sara, lei deve poter venire qui regolarmente”.

“Troppo comodo” rispose Mimmo “tu vieni oggi a scaricarci addosso le tue responsabilità. No, Massimo, devi decidere tu. Che tu la porti qui o no, la lasci o continui a vederla, sono scelte che non ci riguardano. Io non pongo veti su Sara. capisco i tuoi timori perché sono anche i miei, ma non posso importi delle scelte che solo tu devi fare”.

“Capisci che potresti perdere tutto, vero?” chiese Franco che aveva seguito in silenzio i due amici.

“Devo rischiare. Devo riuscire a capire se lei vale tutto questo e soprattutto se io l’amo fino a questo punto”.

“Portala allora, forse hai ragione tu; la prima prova è stata un disastro, ma se sul serio vogliamo il vero equilibrio tra noi, dobbiamo superare questa sfida” disse Franco.

“E se ci innamorassimo di lei?” chiese Mimmo

“Siamo già tutti innamorati di lei” affermò Franco.

“Lei però ama te” continuò l’atleta verso Massimo.

“No, lei ama la ruota con tutti i suoi tre raggi” rispose.

E aveva ragione. Era una decisione da prendere insieme e insieme decisero che da quel momento sarebbero diventati quattro.

mimmofornaro
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#1   24 Agosto 2006 - 14:49
 
Bella la decisione di dividere la panchina e le schegge con Sara.

Per poi raccogliere le sue sicuramente scintillanti ma probabilmente "taglienti".

Saganaga!!

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categoria : racconto schegge





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CAPITOLO XIII

 

 

I giorni passarono e Sara da allora non era più andata alla panchina. Lei e Massimo non erano ritornati sull’argomento; lui l’accompagnava a casa e lei diligentemente evitava di fare domande, di intromettersi, anche se desiderava tanto poterlo seguire e far parte definitivamente del loro gruppo.

Aveva pensato di far cadere il discorso come per caso con Mimmo, che vedeva in palestra, ma respinse l’idea.

Con loro doveva essere sincera a tutti i costi, e comunque non avrebbe cavato un ragno dal buco; Mimmo era molto discreto e con lei si comportava come ci si comporta con una normale iscritta. Del resto perché avrebbe dovuto trattarla in modo diverso? Si erano visti solo un paio di volte al di fuori della palestra. Questo, comunque, non andava giù a Sara.

“Dopotutto sono la ragazza del suo amico” pensava, ma la verità era che provava gelosia verso quelle “gallinelle” che lo corteggiavano e nello spogliatoio ricorrevano alle mille astuzie femminili per apparire provocanti agli occhi dell’istruttore. Lui, comunque, non filava nessuna. Il suo comportamento era assolutamente professionale; severo, a volte, ma tutti lo adoravano, anche perché sapevano che in giro non c’erano (e non ci sono ancora) tanti istruttori qualificati che seguivano scrupolosamente i propri allievi come Mimmo faceva con loro.

Sara era molto attratta dal suo corpo. Le canotte che usava mentre si allenava mettevano in risalto la muscolatura possente. Non era esasperatamente muscoloso, non con tutte le vene in evidenza, per intenderci; era un atleta “natural” che non prendeva nessun tipo di farmaco per gonfiarsi artificialmente i muscoli e, sebbene lamentasse qualche chilo in più, lei non poteva immaginarselo meglio di così.

Sara prese coscienza di questa sua attrazione verso Mimmo una mattina, quando incontrò il suo sguardo nello specchio dello spogliatoio mentre era intenta a sgambarsi lo slip sotto l’aderente fuseau.

Era sola e questo pensiero la fece arrossire. Si sedette e guardandosi nello specchio non riusciva a spiegarsi come potesse succedere una cosa simile: amava un uomo e ne desiderava un altro senza provare il minimo rimorso. “Devo essere impazzita” pensò e uscì senza risistemarsi lo slip.

 

Massimo, come al solito, andò a prenderla all’uscita dal corso e aveva una sorpresa: aveva composto la sua prima canzone e l’aveva incisa su una cassetta con un registratore, nel pomeriggio; chitarra e voce, ma rendevano benissimo l’idea sia della musica che del testo che si sposavano alla perfezione. Aveva messo la cassetta nell’autoradio e mentre uscivano da Taranto la fece sentire.

All’inizio lei ebbe un sussulto, poi seguì la canzone in religioso silenzio e solo quando l’ultima nota fu suonata urlò: “Ci sei riuscito!”.

“Grazie a te” rispose Massimo.

“Il mio cantautore” gli sussurrò nell’orecchio lei.

Andarono a casa di Massimo e quella sera fecero l’amore.

Era la prima volta per lei e Massimo fu molto dolce. Sara si sentiva protetta dal suo sguardo che l’accarezzava e esprimeva l’amore che lei chissà da quanto cercava ed ora aveva trovato. Lui era dentro di lei e finalmente lo possedeva tutto. “Ora sei tutto mio”, gli sussurrò, “un minuto che dura una vita, vero? Era questo che intendevi?” e si abbandonò a quell’uomo che non sarebbe mai stato suo.


CAPITOLO XIV

 

 

Quella volta Massimo arrivò un po' più tardi. Mimmo e Franco avevano finalmente deciso di parlargli chiaro.

Era passato un mese ormai da quando Sara era andata l’ultima volta alla panchina e in questo tempo nessuno dei due aveva saputo il motivo per il quale non era più intervenuta ai loro appuntamenti. Avevano immaginato ma Massimo non aveva aperto bocca in proposito.

Era ora che parlasse.

“Una cosa bisogna ammetterla: è speciale” riconobbe Mimmo parlando di Sara.

“È vero” ribadì Franco “ha una marcia in più, Massimo è fortunato. Ah, a proposito! mi sono fidanzato!”

“Anche tu?” esclamò Mimmo scoppiando in una forte risata. Questa era la seconda volta che gli succedeva di fidanzarsi nello stesso giorno.

“Chi è, la conosco?” chiese per primo Franco.

“Ve ne parlai tempo fa, ricordi? Quella che pur di stare con me si faceva i chilometri di corsa; credevo si fosse scoraggiata, invece ieri è venuta a prendermi dalla palestra.

“Ricordo male o dicesti che non ti piaceva?”

“È vero, ma alla fine ho ceduto e poi, diciamocelo francamente: ha un bel culo”

“L’ho sempre detto che tu ragioni con i muscoli” proruppe Franco “la mia invece l’ho conosciuta una settimana fa’. Non ero molto in vena e si è trovata nel bel mezzo di considerazioni pessimistiche del sottoscritto. Ti sembrerà strano ma mi ha detto che le ho fatto tenerezza. È proprio vero che stiamo invecchiando”.

“Parla al singolare” premise Mimmo “io sono in fiore” e presero a spingersi e a rincorrersi proprio come due bambini.

“Penso che berrò un po' della tua bevanda puzzolente” disse Franco abbandonandosi sulla panchina.

“Penso che ne berrò un po' anch’io!” esclamò Massimo che era appena arrivato.

“Non dovrei darvi neanche un goccio del mio nettare, ma ho il cuore debole e vi grazierò. Prima però voglio sapere il motivo che ti spinge a brindare, Massimo”

“Non mi sembra di essere il solo a voler brindare” replicò sorridendo.

“Festeggiamo il nostro fidanzamento” lo informò Franco

“Tutti e due? Avevo notato qualcosa di sospetto tra voi!” scherzò Mssimo.

“Non noi due, fesso! Ci siamo fidanzati nello stesso giorno con due ragazze diverse” invece Mimmo che intanto preparava i bicchieri di carta che aveva nello zaino.

“Allora noi stiamo aspettando”

“ho fatto l’amore con Sara”

“allora puoi bere” disse Mimmo “è energetico e ti farà bene. Alla tua età il sesso può uccidere” e corse via insieme a Franco, entrambi inseguiti da Massimo che avevano scompigliato.

Finalmente un po' di allegria su quella panchina. Franco e Mimmo però avevano qualcosa da dire.

“Scusami Massimo, ma penso che io e Mimmo abbiamo diritto a qualche spiegazione per quanto riguarda Sara”.

“Lo so, avrei dovuto dirvelo subito, ma ho voluto vedere fino a che punto lei era influente su di noi. Le ho impedito di venire perché cominciavo a sentirmi minacciato, non per gelosia, intendiamoci, vedevo vacillare il nostro equilibrio. Il fatto stesso che solo dopo un mese mi avete chiesto di lei dimostra una cosa sola: ci siamo messi alla prova e abbiamo fallito. Non siamo ancora tanto forti da non sentirci in pericolo per quella ragazzina. Ormai lei si è insinuata tra noi ed è stupido ignorare il problema. Ora non so se la decisione la devo prendere io o la dobbiamo prendere insieme”.

“Quale decisione?” chiese Mimmo.

“Io sono pronto a lasciarla anche subito se volete, ma se decidete che posso continuare la mia storia con Sara, lei deve poter venire qui regolarmente”.

“Troppo comodo” rispose Mimmo “tu vieni oggi a scaricarci addosso le tue responsabilità. No, Massimo, devi decidere tu. Che tu la porti qui o no, la lasci o continui a vederla, sono scelte che non ci riguardano. Io non pongo veti su Sara. capisco i tuoi timori perché sono anche i miei, ma non posso importi delle scelte che solo tu devi fare”.

“Capisci che potresti perdere tutto, vero?” chiese Franco che aveva seguito in silenzio i due amici.

“Devo rischiare. Devo riuscire a capire se lei vale tutto questo e soprattutto se io l’amo fino a questo punto”.

“Portala allora, forse hai ragione tu; la prima prova è stata un disastro, ma se sul serio vogliamo il vero equilibrio tra noi, dobbiamo superare questa sfida” disse Franco.

“E se ci innamorassimo di lei?” chiese Mimmo

“Siamo già tutti innamorati di lei” affermò Franco.

“Lei però ama te” continuò l’atleta verso Massimo.

“No, lei ama la ruota con tutti i suoi tre raggi” rispose.

E aveva ragione. Era una decisione da prendere insieme e insieme decisero che da quel momento sarebbero diventati quattro.

mimmofornaro
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#1   24 Agosto 2006 - 14:49
 
Bella la decisione di dividere la panchina e le schegge con Sara.

Per poi raccogliere le sue sicuramente scintillanti ma probabilmente "taglienti".

Saganaga!!

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