MIMMO FORNARO RACCONTA... Mimmo Fornaro racconta...

sabato, 15 marzo 2008, ore marzo 15, 2008 22:42

...Studio per un prossimo lavoro teatrale...

...

Bene.
Preciso come sempre affronto l’arena. Fiere e insidie nuove potrebbero spuntare all’improvviso dal nulla e cogliermi di sorpresa...

Non so se mi dispiacerebbe sai?

Preciso come sempre affronto il mio tempo.

Quello nuovo, così lontano dalle mie notti raggomitolato in un letto freddo, caldo, trappola, rifugio, tana di bestia affannata confortato dall’odore di lievito del sudore che evapora dal corpo, valle aperta, brulla, visibile al cecchino che ti tiene nel centro del suo mirino.

Aspetto
Aspetto che il cuore si plachi

Non apro quell’anta

Solo in ultima analisi... solo in ultima analisi

Ultima risorsa prima della corsa in auto, delle attese, degli sguardi...

Aspetto che si plachi.

Non mi parlare ti prego

Non parlarmi

Abbracciami solamente, sarò solo comunque... ma tu abbracciami.

Sarebbe triste morire senza un abbraccio.

Aria.

Il bisogno di aria e di liberarmi di quell’abbraccio mi fa diventare un ingrato senza ritegno.

È la mia vita questa cazzo!

..Dopotutto.

Grande show! Infinite luci sul mare che mi appare dalla mia finestra allungano grottescamente l’agonia del mio respiro rotto.

Apro la finestra.

Ora non mi stringere.

NON MI STRINGERE, CAZZO!

So riconoscere un abbraccio preoccupato.

Non mi butterò di sotto.

Ho respirato la morte troppe volte e troppe volte ho brindato con lei per asciugare il suo gusto amarognolo fra i denti.

Scusami... scusami

Riesco a dire solo questo, ma la rabbia mi monta quando vedo i tuoi occhi pieni di lacrime...

Non farlo

Non farlo ti prego

Non ora...

Tendo tutti i miei muscoli come se due forze opposte mi strappassero i tendini e apro l’anta maledetta. Mi aggrappo alla boccetta di Tavor e con urgenza metto la pillola sotto la lingua.

Aspetto ancora

Invoco lo sbadiglio che mi regolarizzi il respiro

Ma so già che solo il pronto soccorso mi potrà far stare meglio

Mi rimetto sul letto che sento bagnato del mio sudore ormai freddo

Tremo,

mi copro,

mi sento male

vomito

nessun sollievo

Muoio

So che morirò

Non ho tempo

Trovo il coraggio

Portami in ospedale ma non dire nulla

Non ti vedo come un angelo

Ti odio quasi con i tuoi fottuti occhi gonfi

Incrocio lo  sguardo col mio amor proprio che ho calpestato

Non intravedo chi ero

Sono solo io ora

Il mio fiato corto

Il mio cuore impazzito

Non più invincibile

Sono battuto, vinto in tutte le guerre e impegnato ancora su tanti fronti

Non lotto

Tirerei ancora se non avessi buttato via tutto?

Non lo so

Di certo mi avrebbe tranquillizzato il pensiero di averla...

C’è troppa luce...

Troppa gente

Bambini sulle gambe di genitori preoccupati, avvolti in copertine che sanno famiglia.

Coliche renali.

Ambulanze con barelle rigonfie di corpi dal  capo coperto da cappelli di lana e occhi chiusi.

Forse anche loro si vergognano.

Mi chiedo se farei bene a segnalare i fatto di aver fumato uno spinello due ore fa, ma sorrido al fatto che prendo ben altri farmaci più potenti a livello di rincoglionimento Anzi, memorizzo il più potente per convincere il dottore a farmi la flebo di cui ho bisogno, quello che butterebbe giù un elefante.

Chissà, l’idea di essere pronto per il manicomio mi salverebbe dall’imbarazzo.

Che cosa assurda...

Lascio passare tutti avanti ma poi scoppio. Le tempie mi battono e saltano anche gli ultimi rigurgiti di educazione.

Entro e chiedo che mi stendano su una barella e mi infilino quella flebo fottuta in una vena. Faccio fatica a ricordare il nome del farmaco che avevo pensato di nominare e questo gioca a mio favore. Il dottore dapprima frettoloso cambia atteggiamento, dopotutto sono più presentabile di un tossico che cammina di notte con la spada nel braccio!

Il dottore mi prende per matto.

Bene

Sento che ai suoi occhi porto sul capo uno scolapasta e mi sta ancora bene, purché si sbrighi...

Mi viene in mente distimico... quanto tempo era passato da che me ne parlò lo psicologo.
Distimico...

mimmofornaro
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categoria : riflessioni





Mimmo Fornaro racconta...

sabato, 15 marzo 2008, ore marzo 15, 2008 22:42

...Studio per un prossimo lavoro teatrale...

...

Bene.
Preciso come sempre affronto l’arena. Fiere e insidie nuove potrebbero spuntare all’improvviso dal nulla e cogliermi di sorpresa...

Non so se mi dispiacerebbe sai?

Preciso come sempre affronto il mio tempo.

Quello nuovo, così lontano dalle mie notti raggomitolato in un letto freddo, caldo, trappola, rifugio, tana di bestia affannata confortato dall’odore di lievito del sudore che evapora dal corpo, valle aperta, brulla, visibile al cecchino che ti tiene nel centro del suo mirino.

Aspetto
Aspetto che il cuore si plachi

Non apro quell’anta

Solo in ultima analisi... solo in ultima analisi

Ultima risorsa prima della corsa in auto, delle attese, degli sguardi...

Aspetto che si plachi.

Non mi parlare ti prego

Non parlarmi

Abbracciami solamente, sarò solo comunque... ma tu abbracciami.

Sarebbe triste morire senza un abbraccio.

Aria.

Il bisogno di aria e di liberarmi di quell’abbraccio mi fa diventare un ingrato senza ritegno.

È la mia vita questa cazzo!

..Dopotutto.

Grande show! Infinite luci sul mare che mi appare dalla mia finestra allungano grottescamente l’agonia del mio respiro rotto.

Apro la finestra.

Ora non mi stringere.

NON MI STRINGERE, CAZZO!

So riconoscere un abbraccio preoccupato.

Non mi butterò di sotto.

Ho respirato la morte troppe volte e troppe volte ho brindato con lei per asciugare il suo gusto amarognolo fra i denti.

Scusami... scusami

Riesco a dire solo questo, ma la rabbia mi monta quando vedo i tuoi occhi pieni di lacrime...

Non farlo

Non farlo ti prego

Non ora...

Tendo tutti i miei muscoli come se due forze opposte mi strappassero i tendini e apro l’anta maledetta. Mi aggrappo alla boccetta di Tavor e con urgenza metto la pillola sotto la lingua.

Aspetto ancora

Invoco lo sbadiglio che mi regolarizzi il respiro

Ma so già che solo il pronto soccorso mi potrà far stare meglio

Mi rimetto sul letto che sento bagnato del mio sudore ormai freddo

Tremo,

mi copro,

mi sento male

vomito

nessun sollievo

Muoio

So che morirò

Non ho tempo

Trovo il coraggio

Portami in ospedale ma non dire nulla

Non ti vedo come un angelo

Ti odio quasi con i tuoi fottuti occhi gonfi

Incrocio lo  sguardo col mio amor proprio che ho calpestato

Non intravedo chi ero

Sono solo io ora

Il mio fiato corto

Il mio cuore impazzito

Non più invincibile

Sono battuto, vinto in tutte le guerre e impegnato ancora su tanti fronti

Non lotto

Tirerei ancora se non avessi buttato via tutto?

Non lo so

Di certo mi avrebbe tranquillizzato il pensiero di averla...

C’è troppa luce...

Troppa gente

Bambini sulle gambe di genitori preoccupati, avvolti in copertine che sanno famiglia.

Coliche renali.

Ambulanze con barelle rigonfie di corpi dal  capo coperto da cappelli di lana e occhi chiusi.

Forse anche loro si vergognano.

Mi chiedo se farei bene a segnalare i fatto di aver fumato uno spinello due ore fa, ma sorrido al fatto che prendo ben altri farmaci più potenti a livello di rincoglionimento Anzi, memorizzo il più potente per convincere il dottore a farmi la flebo di cui ho bisogno, quello che butterebbe giù un elefante.

Chissà, l’idea di essere pronto per il manicomio mi salverebbe dall’imbarazzo.

Che cosa assurda...

Lascio passare tutti avanti ma poi scoppio. Le tempie mi battono e saltano anche gli ultimi rigurgiti di educazione.

Entro e chiedo che mi stendano su una barella e mi infilino quella flebo fottuta in una vena. Faccio fatica a ricordare il nome del farmaco che avevo pensato di nominare e questo gioca a mio favore. Il dottore dapprima frettoloso cambia atteggiamento, dopotutto sono più presentabile di un tossico che cammina di notte con la spada nel braccio!

Il dottore mi prende per matto.

Bene

Sento che ai suoi occhi porto sul capo uno scolapasta e mi sta ancora bene, purché si sbrighi...

Mi viene in mente distimico... quanto tempo era passato da che me ne parlò lo psicologo.
Distimico...

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