MIMMO FORNARO RACCONTA...
...Studio per un prossimo lavoro teatrale...
...
Bene.
Preciso come sempre affronto l’arena. Fiere e insidie nuove potrebbero spuntare all’improvviso dal nulla e cogliermi di sorpresa...
Non so se mi dispiacerebbe sai?
Preciso come sempre affronto il mio tempo.
Quello nuovo, così lontano dalle mie notti raggomitolato in un letto freddo, caldo, trappola, rifugio, tana di bestia affannata confortato dall’odore di lievito del sudore che evapora dal corpo, valle aperta, brulla, visibile al cecchino che ti tiene nel centro del suo mirino.
Aspetto
Aspetto che il cuore si plachi
Non apro quell’anta
Solo in ultima analisi... solo in ultima analisi
Ultima risorsa prima della corsa in auto, delle attese, degli sguardi...
Aspetto che si plachi.
Non mi parlare ti prego
Non parlarmi
Abbracciami solamente, sarò solo comunque... ma tu abbracciami.
Sarebbe triste morire senza un abbraccio.
Aria.
Il bisogno di aria e di liberarmi di quell’abbraccio mi fa diventare un ingrato senza ritegno.
È la mia vita questa cazzo!
..Dopotutto.
Grande show! Infinite luci sul mare che mi appare dalla mia finestra allungano grottescamente l’agonia del mio respiro rotto.
Apro la finestra.
Ora non mi stringere.
NON MI STRINGERE, CAZZO!
So riconoscere un abbraccio preoccupato.
Non mi butterò di sotto.
Ho respirato la morte troppe volte e troppe volte ho brindato con lei per asciugare il suo gusto amarognolo fra i denti.
Scusami... scusami
Riesco a dire solo questo, ma la rabbia mi monta quando vedo i tuoi occhi pieni di lacrime...
Non farlo
Non farlo ti prego
Non ora...
Tendo tutti i miei muscoli come se due forze opposte mi strappassero i tendini e apro l’anta maledetta. Mi aggrappo alla boccetta di Tavor e con urgenza metto la pillola sotto la lingua.
Aspetto ancora
Invoco lo sbadiglio che mi regolarizzi il respiro
Ma so già che solo il pronto soccorso mi potrà far stare meglio
Mi rimetto sul letto che sento bagnato del mio sudore ormai freddo
Tremo,
mi copro,
mi sento male
vomito
nessun sollievo
Muoio
So che morirò
Non ho tempo
Trovo il coraggio
Portami in ospedale ma non dire nulla
Non ti vedo come un angelo
Ti odio quasi con i tuoi fottuti occhi gonfi
Incrocio lo sguardo col mio amor proprio che ho calpestato
Non intravedo chi ero
Sono solo io ora
Il mio fiato corto
Il mio cuore impazzito
Non più invincibile
Sono battuto, vinto in tutte le guerre e impegnato ancora su tanti fronti
Non lotto
Tirerei ancora se non avessi buttato via tutto?
Non lo so
Di certo mi avrebbe tranquillizzato il pensiero di averla...
C’è troppa luce...
Troppa gente
Bambini sulle gambe di genitori preoccupati, avvolti in copertine che sanno famiglia.
Coliche renali.
Ambulanze con barelle rigonfie di corpi dal capo coperto da cappelli di lana e occhi chiusi.
Forse anche loro si vergognano.
Mi chiedo se farei bene a segnalare i fatto di aver fumato uno spinello due ore fa, ma sorrido al fatto che prendo ben altri farmaci più potenti a livello di rincoglionimento Anzi, memorizzo il più potente per convincere il dottore a farmi la flebo di cui ho bisogno, quello che butterebbe giù un elefante.
Chissà, l’idea di essere pronto per il manicomio mi salverebbe dall’imbarazzo.
Che cosa assurda...
Lascio passare tutti avanti ma poi scoppio. Le tempie mi battono e saltano anche gli ultimi rigurgiti di educazione.
Entro e chiedo che mi stendano su una barella e mi infilino quella flebo fottuta in una vena. Faccio fatica a ricordare il nome del farmaco che avevo pensato di nominare e questo gioca a mio favore. Il dottore dapprima frettoloso cambia atteggiamento, dopotutto sono più presentabile di un tossico che cammina di notte con la spada nel braccio!
Il dottore mi prende per matto.
Bene
Sento che ai suoi occhi porto sul capo uno scolapasta e mi sta ancora bene, purché si sbrighi...
Mi viene in mente distimico... quanto tempo era passato da che me ne parlò lo psicologo.
Distimico...
...Studio per un prossimo lavoro teatrale...
...
Bene.
Preciso come sempre affronto l’arena. Fiere e insidie nuove potrebbero spuntare all’improvviso dal nulla e cogliermi di sorpresa...
Non so se mi dispiacerebbe sai?
Preciso come sempre affronto il mio tempo.
Quello nuovo, così lontano dalle mie notti raggomitolato in un letto freddo, caldo, trappola, rifugio, tana di bestia affannata confortato dall’odore di lievito del sudore che evapora dal corpo, valle aperta, brulla, visibile al cecchino che ti tiene nel centro del suo mirino.
Aspetto
Aspetto che il cuore si plachi
Non apro quell’anta
Solo in ultima analisi... solo in ultima analisi
Ultima risorsa prima della corsa in auto, delle attese, degli sguardi...
Aspetto che si plachi.
Non mi parlare ti prego
Non parlarmi
Abbracciami solamente, sarò solo comunque... ma tu abbracciami.
Sarebbe triste morire senza un abbraccio.
Aria.
Il bisogno di aria e di liberarmi di quell’abbraccio mi fa diventare un ingrato senza ritegno.
È la mia vita questa cazzo!
..Dopotutto.
Grande show! Infinite luci sul mare che mi appare dalla mia finestra allungano grottescamente l’agonia del mio respiro rotto.
Apro la finestra.
Ora non mi stringere.
NON MI STRINGERE, CAZZO!
So riconoscere un abbraccio preoccupato.
Non mi butterò di sotto.
Ho respirato la morte troppe volte e troppe volte ho brindato con lei per asciugare il suo gusto amarognolo fra i denti.
Scusami... scusami
Riesco a dire solo questo, ma la rabbia mi monta quando vedo i tuoi occhi pieni di lacrime...
Non farlo
Non farlo ti prego
Non ora...
Tendo tutti i miei muscoli come se due forze opposte mi strappassero i tendini e apro l’anta maledetta. Mi aggrappo alla boccetta di Tavor e con urgenza metto la pillola sotto la lingua.
Aspetto ancora
Invoco lo sbadiglio che mi regolarizzi il respiro
Ma so già che solo il pronto soccorso mi potrà far stare meglio
Mi rimetto sul letto che sento bagnato del mio sudore ormai freddo
Tremo,
mi copro,
mi sento male
vomito
nessun sollievo
Muoio
So che morirò
Non ho tempo
Trovo il coraggio
Portami in ospedale ma non dire nulla
Non ti vedo come un angelo
Ti odio quasi con i tuoi fottuti occhi gonfi
Incrocio lo sguardo col mio amor proprio che ho calpestato
Non intravedo chi ero
Sono solo io ora
Il mio fiato corto
Il mio cuore impazzito
Non più invincibile
Sono battuto, vinto in tutte le guerre e impegnato ancora su tanti fronti
Non lotto
Tirerei ancora se non avessi buttato via tutto?
Non lo so
Di certo mi avrebbe tranquillizzato il pensiero di averla...
C’è troppa luce...
Troppa gente
Bambini sulle gambe di genitori preoccupati, avvolti in copertine che sanno famiglia.
Coliche renali.
Ambulanze con barelle rigonfie di corpi dal capo coperto da cappelli di lana e occhi chiusi.
Forse anche loro si vergognano.
Mi chiedo se farei bene a segnalare i fatto di aver fumato uno spinello due ore fa, ma sorrido al fatto che prendo ben altri farmaci più potenti a livello di rincoglionimento Anzi, memorizzo il più potente per convincere il dottore a farmi la flebo di cui ho bisogno, quello che butterebbe giù un elefante.
Chissà, l’idea di essere pronto per il manicomio mi salverebbe dall’imbarazzo.
Che cosa assurda...
Lascio passare tutti avanti ma poi scoppio. Le tempie mi battono e saltano anche gli ultimi rigurgiti di educazione.
Entro e chiedo che mi stendano su una barella e mi infilino quella flebo fottuta in una vena. Faccio fatica a ricordare il nome del farmaco che avevo pensato di nominare e questo gioca a mio favore. Il dottore dapprima frettoloso cambia atteggiamento, dopotutto sono più presentabile di un tossico che cammina di notte con la spada nel braccio!
Il dottore mi prende per matto.
Bene
Sento che ai suoi occhi porto sul capo uno scolapasta e mi sta ancora bene, purché si sbrighi...
Mi viene in mente distimico... quanto tempo era passato da che me ne parlò lo psicologo.
Distimico...