MIMMO FORNARO RACCONTA...
E' passato un pò di tempo dal mio ultimo post...
Effettivamente tanti impegni oltre i soliti si sono accavallati: sono stato preso da un progetto cinematografico/teatrale che necessitava di approfondimenti storici, ho rimesso in scena uno spettacolo teatrale per il 18 novembre e, come se non bastasse, ancora oggi porto i sintomi una bronchite che non accenna a sparire del tutto (considerato che continuo a forzare la voce fra prove in teatro,servizi esterni quotidiani per il TG locale per cui collaboro... e le tante sigarette che fumo).
Ma queste sono giustificazioni.
Probabilmente era soltanto pigrizia...del resto un pò di letargo con questo freddo è consentito a tutti gli orsi come me?
Sono nostalgico, lo so e lo avrete capito, ma in questi giorni di pioggia e freddo ho riflettuto su come crescendo con gli anni si finisca per perdere delle emozioni che da giovani costituivano il perno principale della nostra vita.
Ricordo la malinconia delle serate di pioggia quando non si poteva giocare per strada con la palla, utilizzando una saracinesca come porta. La pioggia bloccava i giochi e seppure ci si radunasse nei portoni, quella malinconia legata al grigiore del cielo che guardavamo attraverso l’uscio era palpabile in tutti noi...
Non penso di contraddirmi quando dico che era semplicemente meraviglioso!
Quello stato di immobilismo ci faceva ritrovare intorno a discorsi su quello che sarebbe stato di noi negli anni a venire, la possibilità che ci saremmo persi di vista e mai più incontrati ci faceva star male, eravamo una banda affiatata... non può essere diversamente fra ragazzini di 12 anni che hanno convissuto in un vicolo di periferia i loro primi giochi.
Si cresceva per strada allora.
Ci si raccontava storie ascoltate dai grandi sui fantasmi, sugli spiriti che hanno disturbato il nostro sonno di ragazzini.
Non credo di essere stato l'unico a caricare quelle vecchie storie tramandate da ragazzo a ragazzo con nuovi e più spaventosi particolari. Probabilmente oggi neanche la nostra più fervida immaginazione di allora sarebbe bastata a impressionare i nostri figli che convivono con ben altri spettri.
Ma non voglio parlare di questo.
Soffro perché pioggia, neve, caldo, freddo non muta ormai più il mio modo di affrontare le giornate.
Soffro perché non ho più il tempo per intristirmi per un cambiamento atmosferico... stupido eh? Oggi scendo da casa senza quasi alzare gli occhi al cielo perché troppo preso dai numeri segnati sul display del cellulare che mi danno l'ora precisa e che corrono troppo svelti. Entro in auto e via, pronto per iniziare una giornata che non avrà grossi sconvolgimenti se non quelli di trovare traffico in più in caso di pioggia.
La vita continua e non può essere pioggia o freddo o solleone a fermarla. Sicuramente anche per i nostri genitori sarà andata così.
La pioggia non li fermava: mio padre con i suoi straordinari al siderurgico e mia madre dietro i fornelli o a stirare sulla coperta grigia della marina militare i nostri colletti e i pantaloncini corti. Almeno loro però erano lieti che non ci fossero sirene antiaerei ad interrompere come un tempo i giochi per mia madre o la certezza di rimanere in vita per mio padre che la guerra l'aveva combattuta.
Allora però la pioggia era un evento che ci faceva riflettere su come ancora si dipendesse dalla natura...
Se solo avessi ancora quelle sensazioni, chissà quante pagine scriverei...
Avverto i ricordi, mi avvolgono, mi fanno tenerezza, ma non ci saranno più quelle uniche, rare , meravigliose sensazioni di un ragazzini bloccati dalla pioggia in un portone.
E' passato un pò di tempo dal mio ultimo post...
Effettivamente tanti impegni oltre i soliti si sono accavallati: sono stato preso da un progetto cinematografico/teatrale che necessitava di approfondimenti storici, ho rimesso in scena uno spettacolo teatrale per il 18 novembre e, come se non bastasse, ancora oggi porto i sintomi una bronchite che non accenna a sparire del tutto (considerato che continuo a forzare la voce fra prove in teatro,servizi esterni quotidiani per il TG locale per cui collaboro... e le tante sigarette che fumo).
Ma queste sono giustificazioni.
Probabilmente era soltanto pigrizia...del resto un pò di letargo con questo freddo è consentito a tutti gli orsi come me?
Sono nostalgico, lo so e lo avrete capito, ma in questi giorni di pioggia e freddo ho riflettuto su come crescendo con gli anni si finisca per perdere delle emozioni che da giovani costituivano il perno principale della nostra vita.
Ricordo la malinconia delle serate di pioggia quando non si poteva giocare per strada con la palla, utilizzando una saracinesca come porta. La pioggia bloccava i giochi e seppure ci si radunasse nei portoni, quella malinconia legata al grigiore del cielo che guardavamo attraverso l’uscio era palpabile in tutti noi...
Non penso di contraddirmi quando dico che era semplicemente meraviglioso!
Quello stato di immobilismo ci faceva ritrovare intorno a discorsi su quello che sarebbe stato di noi negli anni a venire, la possibilità che ci saremmo persi di vista e mai più incontrati ci faceva star male, eravamo una banda affiatata... non può essere diversamente fra ragazzini di 12 anni che hanno convissuto in un vicolo di periferia i loro primi giochi.
Si cresceva per strada allora.
Ci si raccontava storie ascoltate dai grandi sui fantasmi, sugli spiriti che hanno disturbato il nostro sonno di ragazzini.
Non credo di essere stato l'unico a caricare quelle vecchie storie tramandate da ragazzo a ragazzo con nuovi e più spaventosi particolari. Probabilmente oggi neanche la nostra più fervida immaginazione di allora sarebbe bastata a impressionare i nostri figli che convivono con ben altri spettri.
Ma non voglio parlare di questo.
Soffro perché pioggia, neve, caldo, freddo non muta ormai più il mio modo di affrontare le giornate.
Soffro perché non ho più il tempo per intristirmi per un cambiamento atmosferico... stupido eh? Oggi scendo da casa senza quasi alzare gli occhi al cielo perché troppo preso dai numeri segnati sul display del cellulare che mi danno l'ora precisa e che corrono troppo svelti. Entro in auto e via, pronto per iniziare una giornata che non avrà grossi sconvolgimenti se non quelli di trovare traffico in più in caso di pioggia.
La vita continua e non può essere pioggia o freddo o solleone a fermarla. Sicuramente anche per i nostri genitori sarà andata così.
La pioggia non li fermava: mio padre con i suoi straordinari al siderurgico e mia madre dietro i fornelli o a stirare sulla coperta grigia della marina militare i nostri colletti e i pantaloncini corti. Almeno loro però erano lieti che non ci fossero sirene antiaerei ad interrompere come un tempo i giochi per mia madre o la certezza di rimanere in vita per mio padre che la guerra l'aveva combattuta.
Allora però la pioggia era un evento che ci faceva riflettere su come ancora si dipendesse dalla natura...
Se solo avessi ancora quelle sensazioni, chissà quante pagine scriverei...
Avverto i ricordi, mi avvolgono, mi fanno tenerezza, ma non ci saranno più quelle uniche, rare , meravigliose sensazioni di un ragazzini bloccati dalla pioggia in un portone.