MIMMO FORNARO RACCONTA... Mimmo Fornaro racconta...

domenica, 22 aprile 2007, ore aprile 22, 2007 02:31

“Amico mio, non c’è dubbio, sei un pazzo. Ma come ti viene in mente di tornare qui?... e questo cavallo vestito da cane è Drugo?”

 “Lascia stare e dimmi di quanto hai bisogno.”
Pino, con la sigaretta in bocca e la mano in tasca che cercava l’accendino, aveva visto subito Mario che era di fronte alla porta di Itaca. Aveva abbracciato l’amico commosso dal gesto che questi aveva fatto per lui, Mario però non aveva voglia di perdere tempo. Era preoccupato per la situazione e non avrebbe gradito le solite battute di spirito di Pino..
Voleva che Pino gli dicesse tutto
“Mario, perché ti vuoi caricare addosso pure quest’altro guaio?” Rispose grave Pino.

“Gli amici aiutano gli amici in difficoltà, se no a che servono? E poi mi hai offerto la possibilità di starmene a Taranto. Lo sai mi ci trovo da dio lì. Sputa il rospo ora o ti faccio sbranare da Drugo!”
”20000 euro... è una bella cifra vero? E se non li do al più presto salirà ancora. ”
”Niente di grave. Domattina vado in banca. Ci vediamo a casa tua verso le undici.”
”Mario, ti prego, troverò il modo...” ma la faccia diceva che non ne era poi tanto convinto.
“Ci vediamo domattina” ribadì e andò via lasciando Pino con la sigaretta spenta fra le labbra e un sorriso commosso che gli incorniciava il volto.

Gli amici sono amici, stupiscono sempre, anche quando sai che per loro faresti l’impossibile e potresti aspettarti lo stesso; anche quando magari pensi che con un amico non sarai mai solo e che sei una persona fortunata. L’amico può essere tutto e per una sera così come per una vita. Pino quella sera davanti al suo pub, con quella sigaretta  spenta e quel sorriso ebete si sentiva grato alla vita per aver ricevuto in dono un amico. Forse l’unico, ma che sarebbe bastato a dare un senso alle tante domande che spesso affollano i nostri momenti difficili.

 

“Ecco, ora lo sai, anche se avresti dovuto capirlo da un pò.”
Carlo era sollevato. Era riuscito a parlare senza omettere nulla. I suoi tanti dubbi su quello che sarebbe stato il momento giusto per sviscerare i suoi sentimenti erano scomparsi. Non poteva andare avanti così. Ora stava a lei aprirsi, parlare senza che lui portasse a casa i suoi dubbi se un abbraccio o un sorriso di Monica erano di amore o di semplice gratitudine per l’amicizia che li legava.

Sapeva che Mario esisteva ancora nel suo cuore, ma non ne avevano più parlato da un bel pezzo. Poteva aver cicatrizzato le ferite ricevute ed essere pronta a darsi all’amore che mai avrebbe risparmiato. Un amore paziente che gli aveva riempito le giornate da tanto tempo.  Era pieno di lei, del conforto che i suoi occhi gli davano, del suo mondo incasinato che contrastava con la sua vita regolare.
E ora attendeva guardandola mentre lei prendeva fiato per cercare le parole.

Monica, per quanto conservasse dubbi sull’amore che Mario gli aveva dato, non aveva mai rinunciato all’idea che questi potesse rifarsi vivo, ed era adirata dal fatto che mai dalla loro separazione ci fosse stato un benché minimo tentativo da parte di lui di sentirla.

Ma Mario era fatto così e lei glielo aveva sempre rimproverato. Lei spesso chiamava codardia la sua assenza di reazioni dopo una lite. Lei era un osso duro, lo sapeva, ci andava giù pesante anche a costo di chiudere bruscamente discussioni mentre Mario cercava giustificazioni. Ma quella non era stata una semplice lite, si erano detti tutto, lui le aveva confessato quello che lei non si sarebbe mai aspettato e che mai avrebbe perdonato. Del resto riconosceva a se stesso che se mai lo avesse incontrato per strada non sarebbe riuscita a trattenersi dal rinfacciargli il torto subito. Per di più era andato via, sparito chissà dove. Pino le aveva detto che soffriva, ma non voleva dire che l’amasse ancora tanto da trovare il coraggio di tornare da lei con la sua faccia da ragazzone e quel sorriso irresistibile che tanto la faceva arrabbiare se ancora doveva sbollire la rabbia. D’accordo, era tosta, ma lui doveva tentare di riconquistarla... e non l’aveva fatto.

 

“ Senti Carlo, sai che batosta ho avuto...” adesso le parole le uscivano dalla bocca senza che lei sapesse esattamente dove l’avrebbero portata. “...sarei un ipocrita se dicessi che non mi aspettavo questo momento, ma non mi ero mai chiesta cosa ti avrei risposto. Mi piaci molto come persona, sei stato molto caro con me e sei rimasto al mio fianco senza chiedermi nulla. Solo per darmi conforto. Penso ancora a Mario, ma so che è una storia finita. Se solo mi dessi ancora un po’ della tua pazienza...”
Sul volto di Carlo apparve un velo di delusione che toccò il cuore di Monica. Chissà, forse l’amore di cui lei aveva bisogno era sempre stato lì davanti ai suoi occhi e lei non l’aveva voluto vedere. Non era mai stata fisicamente attratta da Carlo, non aveva mai desiderato toccarlo come succedeva con Mario quando ancora amici si battevano in discussioni animate solo per il gusto di stuzzicarsi. Quando poi avevano fatto l’amore per la prima volta era stato come volare... ed era stato uguale anche fino all’ultima volta che avevano giaciuto nel loro letto. Lui era un amante dolce, eccezionale e lei si dava completamente col trasporto di una donna desiderosa di non perdersi neanche un briciolo di quel volo, di quello sbattere di ali nello stomaco. Tuttavia il sentimento che provava per Carlo doveva essere molto simile all’amore. Con Mario era una combinazione unica. Fortunata. Irripetibile. Forse quello che provava per quell’uomo che forse l’aveva capita più di tutti era l’amore di cui tutti parlano... o forse no, ma la voglia di non rimanere sola e di tornare a sentirsi amata oltre che quell’espressione disarmante le fece aggiungere: “...dovrai aiutarmi a tornare ad amare”
e si alzò dalla sedia per accogliere il suo abbraccio.

mimmofornaro
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Commenti
#1   24 Aprile 2007 - 17:27
 
ciao mimmo,
stai scrivendo tu tutto questo?
se si stai riuscendo a trasportarmi...
se no, lo stai facendo con la tua trascrizione!
Comunque piacevolissimo ....
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#2   25 Aprile 2007 - 09:06
 
Caro Gralsi, anche se con molta lentezza, questa storia sta nascendo da sola nei miei pochi momenti a disposizione. se dovessi copiare le poche righe che riesco a postare, ci metterei di più visto che sono lentissimo! Il tuo commento mi gratifica e mi spingerà a fare meglio.
grazie!
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#3   03 Maggio 2007 - 12:47
 
Eccezionale come sempre.

Grazie Cumba'

Grazie per i saluti a Zetta e fammi sapere quando avranno messo il cartello sul ... passaggio di Annibale.

Un abbraccio fortissimo.

Saganaga!
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domenica, 22 aprile 2007, ore aprile 22, 2007 02:31

“Amico mio, non c’è dubbio, sei un pazzo. Ma come ti viene in mente di tornare qui?... e questo cavallo vestito da cane è Drugo?”

 “Lascia stare e dimmi di quanto hai bisogno.”
Pino, con la sigaretta in bocca e la mano in tasca che cercava l’accendino, aveva visto subito Mario che era di fronte alla porta di Itaca. Aveva abbracciato l’amico commosso dal gesto che questi aveva fatto per lui, Mario però non aveva voglia di perdere tempo. Era preoccupato per la situazione e non avrebbe gradito le solite battute di spirito di Pino..
Voleva che Pino gli dicesse tutto
“Mario, perché ti vuoi caricare addosso pure quest’altro guaio?” Rispose grave Pino.

“Gli amici aiutano gli amici in difficoltà, se no a che servono? E poi mi hai offerto la possibilità di starmene a Taranto. Lo sai mi ci trovo da dio lì. Sputa il rospo ora o ti faccio sbranare da Drugo!”
”20000 euro... è una bella cifra vero? E se non li do al più presto salirà ancora. ”
”Niente di grave. Domattina vado in banca. Ci vediamo a casa tua verso le undici.”
”Mario, ti prego, troverò il modo...” ma la faccia diceva che non ne era poi tanto convinto.
“Ci vediamo domattina” ribadì e andò via lasciando Pino con la sigaretta spenta fra le labbra e un sorriso commosso che gli incorniciava il volto.

Gli amici sono amici, stupiscono sempre, anche quando sai che per loro faresti l’impossibile e potresti aspettarti lo stesso; anche quando magari pensi che con un amico non sarai mai solo e che sei una persona fortunata. L’amico può essere tutto e per una sera così come per una vita. Pino quella sera davanti al suo pub, con quella sigaretta  spenta e quel sorriso ebete si sentiva grato alla vita per aver ricevuto in dono un amico. Forse l’unico, ma che sarebbe bastato a dare un senso alle tante domande che spesso affollano i nostri momenti difficili.

 

“Ecco, ora lo sai, anche se avresti dovuto capirlo da un pò.”
Carlo era sollevato. Era riuscito a parlare senza omettere nulla. I suoi tanti dubbi su quello che sarebbe stato il momento giusto per sviscerare i suoi sentimenti erano scomparsi. Non poteva andare avanti così. Ora stava a lei aprirsi, parlare senza che lui portasse a casa i suoi dubbi se un abbraccio o un sorriso di Monica erano di amore o di semplice gratitudine per l’amicizia che li legava.

Sapeva che Mario esisteva ancora nel suo cuore, ma non ne avevano più parlato da un bel pezzo. Poteva aver cicatrizzato le ferite ricevute ed essere pronta a darsi all’amore che mai avrebbe risparmiato. Un amore paziente che gli aveva riempito le giornate da tanto tempo.  Era pieno di lei, del conforto che i suoi occhi gli davano, del suo mondo incasinato che contrastava con la sua vita regolare.
E ora attendeva guardandola mentre lei prendeva fiato per cercare le parole.

Monica, per quanto conservasse dubbi sull’amore che Mario gli aveva dato, non aveva mai rinunciato all’idea che questi potesse rifarsi vivo, ed era adirata dal fatto che mai dalla loro separazione ci fosse stato un benché minimo tentativo da parte di lui di sentirla.

Ma Mario era fatto così e lei glielo aveva sempre rimproverato. Lei spesso chiamava codardia la sua assenza di reazioni dopo una lite. Lei era un osso duro, lo sapeva, ci andava giù pesante anche a costo di chiudere bruscamente discussioni mentre Mario cercava giustificazioni. Ma quella non era stata una semplice lite, si erano detti tutto, lui le aveva confessato quello che lei non si sarebbe mai aspettato e che mai avrebbe perdonato. Del resto riconosceva a se stesso che se mai lo avesse incontrato per strada non sarebbe riuscita a trattenersi dal rinfacciargli il torto subito. Per di più era andato via, sparito chissà dove. Pino le aveva detto che soffriva, ma non voleva dire che l’amasse ancora tanto da trovare il coraggio di tornare da lei con la sua faccia da ragazzone e quel sorriso irresistibile che tanto la faceva arrabbiare se ancora doveva sbollire la rabbia. D’accordo, era tosta, ma lui doveva tentare di riconquistarla... e non l’aveva fatto.

 

“ Senti Carlo, sai che batosta ho avuto...” adesso le parole le uscivano dalla bocca senza che lei sapesse esattamente dove l’avrebbero portata. “...sarei un ipocrita se dicessi che non mi aspettavo questo momento, ma non mi ero mai chiesta cosa ti avrei risposto. Mi piaci molto come persona, sei stato molto caro con me e sei rimasto al mio fianco senza chiedermi nulla. Solo per darmi conforto. Penso ancora a Mario, ma so che è una storia finita. Se solo mi dessi ancora un po’ della tua pazienza...”
Sul volto di Carlo apparve un velo di delusione che toccò il cuore di Monica. Chissà, forse l’amore di cui lei aveva bisogno era sempre stato lì davanti ai suoi occhi e lei non l’aveva voluto vedere. Non era mai stata fisicamente attratta da Carlo, non aveva mai desiderato toccarlo come succedeva con Mario quando ancora amici si battevano in discussioni animate solo per il gusto di stuzzicarsi. Quando poi avevano fatto l’amore per la prima volta era stato come volare... ed era stato uguale anche fino all’ultima volta che avevano giaciuto nel loro letto. Lui era un amante dolce, eccezionale e lei si dava completamente col trasporto di una donna desiderosa di non perdersi neanche un briciolo di quel volo, di quello sbattere di ali nello stomaco. Tuttavia il sentimento che provava per Carlo doveva essere molto simile all’amore. Con Mario era una combinazione unica. Fortunata. Irripetibile. Forse quello che provava per quell’uomo che forse l’aveva capita più di tutti era l’amore di cui tutti parlano... o forse no, ma la voglia di non rimanere sola e di tornare a sentirsi amata oltre che quell’espressione disarmante le fece aggiungere: “...dovrai aiutarmi a tornare ad amare”
e si alzò dalla sedia per accogliere il suo abbraccio.

mimmofornaro
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#1   24 Aprile 2007 - 17:27
 
ciao mimmo,
stai scrivendo tu tutto questo?
se si stai riuscendo a trasportarmi...
se no, lo stai facendo con la tua trascrizione!
Comunque piacevolissimo ....
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#2   25 Aprile 2007 - 09:06
 
Caro Gralsi, anche se con molta lentezza, questa storia sta nascendo da sola nei miei pochi momenti a disposizione. se dovessi copiare le poche righe che riesco a postare, ci metterei di più visto che sono lentissimo! Il tuo commento mi gratifica e mi spingerà a fare meglio.
grazie!
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#3   03 Maggio 2007 - 12:47
 
Eccezionale come sempre.

Grazie Cumba'

Grazie per i saluti a Zetta e fammi sapere quando avranno messo il cartello sul ... passaggio di Annibale.

Un abbraccio fortissimo.

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