MIMMO FORNARO RACCONTA...
Carlo era in cucina seduto accanto al padre di Monica, guardavano il telegiornale commentando di tanto in tanto le notizie lette dal conduttore. Carlo era ormai di casa, quasi ogni sera passava anche pochi minuti da Monica e per i genitori di lei era una figura rassicurante. Più volte Monica si era sentita chiedere dalla madre se fra loro c’era qualcosa, se per caso non stessero già insieme. Carlo appariva una persona rassicurante, con un lavoro stabile presso il negozio di elettrodomestici del padre, al contrario di Mario, di cui non capiva bene cosa facesse per vivere e che non amava molto intrattenersi con loro se non in alcuni inevitabili ricorrenze. Per una martire della casa come lei ci sarebbe voluto un genero più disponibile, che non allontanasse la figlia dalla casa natia e che magari li aiutasse nelle piccole manutenzioni di casa. La verità era che non sopportava l’idea di sapere che la sua unica figlia condividesse la casa con un uomo senza essere regolarmente sposata. Al padre, invece, Mario non dispiaceva per niente, conosceva il carattere spigoloso di Monica e lo stimava per come fosse riuscito ad ammansire quella figlia che quando perdeva le staffe era capace di provocare un terremoto. Lui sapeva come prenderla, la lasciava sbollire per poi farla sorridere con una battuta disarmante. Si capiva che erano innamorati e questo gli bastava. Per questo non volle sapere nulla sulla loro separazione, Monica era grande abbastanza per prendere una decisione e se ne aveva presa una così drastica niente e nessuno l’avrebbe fatta tornare indietro. Né lui né Mario che erano gli uomini che Monica amava di più. Carlo... beh Carlo lo avrebbe certo accettato, ma non sarebbe stato molto contento.
Quando Monica fece capolino dalla porta della cucina e salutò tutti, vide il volto di Carlo illuminarsi, ma allontanò da se il pensiero. Si dette subito da fare a prepararsi qualcosa da mangiare mentre la madre le apparecchiava un lato del tavolo.
“Mangi con me, Carlo?” Esordì lanciandogli un sorriso
”No, grazie, ho già cenato” rispose lui educato. ”Hai fatto tardi stasera”
“Ah si? Non me ne sono resa conto. Avevo voglia di fare due passi e così...”
”Potevi dirmelo, sarei passato a prenderti.”
“È stata una decisione improvvisa, sai com’è, e comunque ho un sacco di lavoro da fare”
Monica mangiò in fretta e si ritirò in camera seguita da Carlo. Si strofinò gli occhi e accese il computer.
“Come è andata la tua giornata?” chiese all’amico.
“Al solito, tutto normale. Ti ho mandato una mail stamattina, l’hai letta?”
“No, non ne ho avuto il tempo. Di che si tratta?”
“Magari la leggerai dopo, ora vorrei parlarti.”
Monica sollevò il capo lanciandogli uno sguardo incuriosito.
“Che è successo?” Gli chiese, ma in un attimo capì che ancora una volta Mario aveva avuto ragione.
Osservò l’amico. Lui evitò i suoi occhi, probabilmente aveva da un bel po’ a mente quello che voleva dirle e finalmente aveva raccolto il coraggio di manifestare quello che provava per lei.
Carlo era in cucina seduto accanto al padre di Monica, guardavano il telegiornale commentando di tanto in tanto le notizie lette dal conduttore. Carlo era ormai di casa, quasi ogni sera passava anche pochi minuti da Monica e per i genitori di lei era una figura rassicurante. Più volte Monica si era sentita chiedere dalla madre se fra loro c’era qualcosa, se per caso non stessero già insieme. Carlo appariva una persona rassicurante, con un lavoro stabile presso il negozio di elettrodomestici del padre, al contrario di Mario, di cui non capiva bene cosa facesse per vivere e che non amava molto intrattenersi con loro se non in alcuni inevitabili ricorrenze. Per una martire della casa come lei ci sarebbe voluto un genero più disponibile, che non allontanasse la figlia dalla casa natia e che magari li aiutasse nelle piccole manutenzioni di casa. La verità era che non sopportava l’idea di sapere che la sua unica figlia condividesse la casa con un uomo senza essere regolarmente sposata. Al padre, invece, Mario non dispiaceva per niente, conosceva il carattere spigoloso di Monica e lo stimava per come fosse riuscito ad ammansire quella figlia che quando perdeva le staffe era capace di provocare un terremoto. Lui sapeva come prenderla, la lasciava sbollire per poi farla sorridere con una battuta disarmante. Si capiva che erano innamorati e questo gli bastava. Per questo non volle sapere nulla sulla loro separazione, Monica era grande abbastanza per prendere una decisione e se ne aveva presa una così drastica niente e nessuno l’avrebbe fatta tornare indietro. Né lui né Mario che erano gli uomini che Monica amava di più. Carlo... beh Carlo lo avrebbe certo accettato, ma non sarebbe stato molto contento.
Quando Monica fece capolino dalla porta della cucina e salutò tutti, vide il volto di Carlo illuminarsi, ma allontanò da se il pensiero. Si dette subito da fare a prepararsi qualcosa da mangiare mentre la madre le apparecchiava un lato del tavolo.
“Mangi con me, Carlo?” Esordì lanciandogli un sorriso
”No, grazie, ho già cenato” rispose lui educato. ”Hai fatto tardi stasera”
“Ah si? Non me ne sono resa conto. Avevo voglia di fare due passi e così...”
”Potevi dirmelo, sarei passato a prenderti.”
“È stata una decisione improvvisa, sai com’è, e comunque ho un sacco di lavoro da fare”
Monica mangiò in fretta e si ritirò in camera seguita da Carlo. Si strofinò gli occhi e accese il computer.
“Come è andata la tua giornata?” chiese all’amico.
“Al solito, tutto normale. Ti ho mandato una mail stamattina, l’hai letta?”
“No, non ne ho avuto il tempo. Di che si tratta?”
“Magari la leggerai dopo, ora vorrei parlarti.”
Monica sollevò il capo lanciandogli uno sguardo incuriosito.
“Che è successo?” Gli chiese, ma in un attimo capì che ancora una volta Mario aveva avuto ragione.
Osservò l’amico. Lui evitò i suoi occhi, probabilmente aveva da un bel po’ a mente quello che voleva dirle e finalmente aveva raccolto il coraggio di manifestare quello che provava per lei.