MIMMO FORNARO RACCONTA...
CAPITOLO X
“Allora, Pino, non ne abbiamo più parlato, hai trovato il modo di uscirne fuori da questa storia?”
“Non ancora, Mario, ma siamo sulla strada giusta...”
“È un po’ che te lo sento dire, non vorrei che...”
“...Drugo come stà?”
“Cazzo, Pino, la smetti di cambiare discorso? Stai attraversando un momentaccio e non lasci a nessuno lo spazio per aiutarti.”
“ Ehi, fratello! Apprezzo il tuo interesse, ma... lascia stare.”
“Certo, e magari ti metti in mano agli usurai per farti spolpare a dovere, e...”
“...............”
”Pino?”
”...............”
“Pino?”
“..Ti ho detto di lasciar stare...”
“Cazzo, ci sei già dentro! Di quanto? Ho dei soldi da parte, lo sai ho venduto la casa dei miei tre anni fa, i soldi sono vincolati ma...”
“Sei un amico, lo apprezzo molto, ma lasciami fare.”
“Non fare cazzate, piuttosto. Io arrivo stasera”
”Ma sei scemo? Io...”
“Clic.”
Con una velocità sbalorditiva Mario cominciò a raccogliere le sue cose, sarebbe partito subito per raggiungere l’amico. Era il sabato che preludeva le Palme e probabilmente avrebbe trovato traffico sulla strada, in molti scelgono l’Abruzzo per le loro gite fuori porta, e tanto valeva partire presto.
Sistemò Drugo nel bagagliaio risistemando per sicurezza la retìna che separava il cane dai sedili davanti, caricò i pochi bagagli sul sedile accanto al suo e partì verso quella che era stata la sua casa, con un groppo in gola.
Certo, non è giustificabile per uno che fugge dal suo luogo di nascita e si rifugia in una città diversa in tutto e per tutto dalla propria, affezionarsi tanto a quest’ultima tanto da sentirne il distacco in modo così violento. Capiva ora quanto il mare, come il canto delle sirene di Odisseo richiamasse a se le creature ignare del suo richiamo.
Magari fosse con me Monica... si scoprì a pensare.
Chissà se avrebbe condiviso le sue emozioni...
Ma certo, è pur sempre la mia donna, anche se lontana... lo sarà sempre.
Drugo con la testa fuori dal finestrino, attirava gli sguardi della gente e costringeva Mario ad andare lento; meglio così, non amava la velocità e ora aveva un buon motivo per non correre.
Percorse il ponte di Punta Penna che attraversava il Mar Piccolo e ancora una volta si perse nel mare e nei pensieri. Sarebbe ritornato lì, lo sapeva, ma adesso doveva pensare all’amico.
CAPITOLO X
“Allora, Pino, non ne abbiamo più parlato, hai trovato il modo di uscirne fuori da questa storia?”
“Non ancora, Mario, ma siamo sulla strada giusta...”
“È un po’ che te lo sento dire, non vorrei che...”
“...Drugo come stà?”
“Cazzo, Pino, la smetti di cambiare discorso? Stai attraversando un momentaccio e non lasci a nessuno lo spazio per aiutarti.”
“ Ehi, fratello! Apprezzo il tuo interesse, ma... lascia stare.”
“Certo, e magari ti metti in mano agli usurai per farti spolpare a dovere, e...”
“...............”
”Pino?”
”...............”
“Pino?”
“..Ti ho detto di lasciar stare...”
“Cazzo, ci sei già dentro! Di quanto? Ho dei soldi da parte, lo sai ho venduto la casa dei miei tre anni fa, i soldi sono vincolati ma...”
“Sei un amico, lo apprezzo molto, ma lasciami fare.”
“Non fare cazzate, piuttosto. Io arrivo stasera”
”Ma sei scemo? Io...”
“Clic.”
Con una velocità sbalorditiva Mario cominciò a raccogliere le sue cose, sarebbe partito subito per raggiungere l’amico. Era il sabato che preludeva le Palme e probabilmente avrebbe trovato traffico sulla strada, in molti scelgono l’Abruzzo per le loro gite fuori porta, e tanto valeva partire presto.
Sistemò Drugo nel bagagliaio risistemando per sicurezza la retìna che separava il cane dai sedili davanti, caricò i pochi bagagli sul sedile accanto al suo e partì verso quella che era stata la sua casa, con un groppo in gola.
Certo, non è giustificabile per uno che fugge dal suo luogo di nascita e si rifugia in una città diversa in tutto e per tutto dalla propria, affezionarsi tanto a quest’ultima tanto da sentirne il distacco in modo così violento. Capiva ora quanto il mare, come il canto delle sirene di Odisseo richiamasse a se le creature ignare del suo richiamo.
Magari fosse con me Monica... si scoprì a pensare.
Chissà se avrebbe condiviso le sue emozioni...
Ma certo, è pur sempre la mia donna, anche se lontana... lo sarà sempre.
Drugo con la testa fuori dal finestrino, attirava gli sguardi della gente e costringeva Mario ad andare lento; meglio così, non amava la velocità e ora aveva un buon motivo per non correre.
Percorse il ponte di Punta Penna che attraversava il Mar Piccolo e ancora una volta si perse nel mare e nei pensieri. Sarebbe ritornato lì, lo sapeva, ma adesso doveva pensare all’amico.