MIMMO FORNARO RACCONTA...
Accese la stufa per scaldare la stanza da letto e andò in bagno sbadigliando. La giornata era stata faticosa, ma doveva cominciare a pensare a quello che avrebbe dovuto fare della sua vita. Con Luca aveva affrontato l’argomento, lui conosceva diverse persone che lavoravano il emittenti radiofoniche, televisioni private o studi pubblicitari. A Taranto era difficile che chi si occupasse di qualsiasi forma d’arte non conoscesse l’aquilone, Luca si era offerto di presentarglieli per parlare di lavoro, ma al momento Mario non riusciva a pensare di rimettersi davanti ad un microfono e riprendere a lavorare.
Aspettiamo ancora un pò, E poi, non so mica se mi fermerò qui abbastanza a lungo per doverci lavorare. Ora ho anche un cane che attira gli sguardi, potrei fare il vagabondo come quello alla stazione e chiedere dignitosamente l’elemosina...
No.
Era troppo pigro per questo genere di vita.
Lasciamo fare i barboni a chi lo sa fare!
E si mise a letto dopo aver spento la stufa. Fra le riviste acquistate da Pino l’estate prima e qualche libro edizione tascabile, c’era qualche Almanacco di Topolino, era tanto che non leggeva un fumetto. Un tempo era stato un divoratore di fumetti, poi i libri avevano preso tutto il tempo dedicato alla lettura. Prese il giornalino e si infilò nel letto, accese la lampada che era sul comodino ma la spense subito per lasciare spazio ai suoi pensieri. Ripensò alla sua esibizione da Luca, sorrise lasciando che il sonno lo avvolgesse con le sue morbide braccia e in quel momento VIDE Monica. La vide distintamente e in tutti i particolari del viso, la sua fronte... tutto come se gli fosse di fronte. Ebbe voglia di allungare la mano per accarezzarle i capelli, ma la ragione oltre che la paura di far svanire quel momento, gli fece reprimere quell’impulso. Lei lo guardava e lui si sentiva bagnato da quel suo sguardo, lo stava vivendo ed era bellissimo. Una lacrima scorse lentamente sulla guancia di Mario, una lacrima che gli fece chiudere gli occhi, un attimo, quando li riaprì lei era lì ma quello sguardo era diventato quello di disprezzo, lo stesso disprezzo che la sua donna aveva quando andò via da casa e che ora pesava più di un macigno sulla sua coscienza. L’aveva tradita , non si era nemmeno sforzato di negarlo, l’aveva fatto perché voleva sentirsi ancora desiderato, quell’avventura avrebbe soddisfatto il suo ego, la sua voglia di piacere, ma fu lui per primo a non riuscire a tacere quella verità; le confessò tutto, l’approccio nato come un gioco, il suo compiacimento quando quella ragazza cominciava a cedere alla sua corte, il suo sentirsi un verme quando fecero l’amore, il bisogno irrefrenabile di raccontarle tutto anche a costo di perderla.
In tanti gli dissero che era stato uno sciocco, che quell’episodio doveva rimanere sepolto, nascosto per sempre; lei non doveva saperlo e lui... già, lui come si sarebbe comportato? Se mai l’avesse fatta franca, ci avrebbe riprovato? Non erano pochi i colleghi e amici che tradivano impunemente mogli o fidanzate passando da una storia all’altra. Una specie di droga da cui lui non voleva dipendere. Doveva dirglielo, anche a costo di perderla. E anche ora, su quel letto, con le lacrime che gli bruciavano gli occhi e il cuore caldo per un ricordo così reale, non lo rimpianse. Nascose il viso sotto il braccio e gridò il suo nome, ma lo sentì solo Drugo lì fuori.
Monica spense la cicca.
Accese la stufa per scaldare la stanza da letto e andò in bagno sbadigliando. La giornata era stata faticosa, ma doveva cominciare a pensare a quello che avrebbe dovuto fare della sua vita. Con Luca aveva affrontato l’argomento, lui conosceva diverse persone che lavoravano il emittenti radiofoniche, televisioni private o studi pubblicitari. A Taranto era difficile che chi si occupasse di qualsiasi forma d’arte non conoscesse l’aquilone, Luca si era offerto di presentarglieli per parlare di lavoro, ma al momento Mario non riusciva a pensare di rimettersi davanti ad un microfono e riprendere a lavorare.
Aspettiamo ancora un pò, E poi, non so mica se mi fermerò qui abbastanza a lungo per doverci lavorare. Ora ho anche un cane che attira gli sguardi, potrei fare il vagabondo come quello alla stazione e chiedere dignitosamente l’elemosina...
No.
Era troppo pigro per questo genere di vita.
Lasciamo fare i barboni a chi lo sa fare!
E si mise a letto dopo aver spento la stufa. Fra le riviste acquistate da Pino l’estate prima e qualche libro edizione tascabile, c’era qualche Almanacco di Topolino, era tanto che non leggeva un fumetto. Un tempo era stato un divoratore di fumetti, poi i libri avevano preso tutto il tempo dedicato alla lettura. Prese il giornalino e si infilò nel letto, accese la lampada che era sul comodino ma la spense subito per lasciare spazio ai suoi pensieri. Ripensò alla sua esibizione da Luca, sorrise lasciando che il sonno lo avvolgesse con le sue morbide braccia e in quel momento VIDE Monica. La vide distintamente e in tutti i particolari del viso, la sua fronte... tutto come se gli fosse di fronte. Ebbe voglia di allungare la mano per accarezzarle i capelli, ma la ragione oltre che la paura di far svanire quel momento, gli fece reprimere quell’impulso. Lei lo guardava e lui si sentiva bagnato da quel suo sguardo, lo stava vivendo ed era bellissimo. Una lacrima scorse lentamente sulla guancia di Mario, una lacrima che gli fece chiudere gli occhi, un attimo, quando li riaprì lei era lì ma quello sguardo era diventato quello di disprezzo, lo stesso disprezzo che la sua donna aveva quando andò via da casa e che ora pesava più di un macigno sulla sua coscienza. L’aveva tradita , non si era nemmeno sforzato di negarlo, l’aveva fatto perché voleva sentirsi ancora desiderato, quell’avventura avrebbe soddisfatto il suo ego, la sua voglia di piacere, ma fu lui per primo a non riuscire a tacere quella verità; le confessò tutto, l’approccio nato come un gioco, il suo compiacimento quando quella ragazza cominciava a cedere alla sua corte, il suo sentirsi un verme quando fecero l’amore, il bisogno irrefrenabile di raccontarle tutto anche a costo di perderla.
In tanti gli dissero che era stato uno sciocco, che quell’episodio doveva rimanere sepolto, nascosto per sempre; lei non doveva saperlo e lui... già, lui come si sarebbe comportato? Se mai l’avesse fatta franca, ci avrebbe riprovato? Non erano pochi i colleghi e amici che tradivano impunemente mogli o fidanzate passando da una storia all’altra. Una specie di droga da cui lui non voleva dipendere. Doveva dirglielo, anche a costo di perderla. E anche ora, su quel letto, con le lacrime che gli bruciavano gli occhi e il cuore caldo per un ricordo così reale, non lo rimpianse. Nascose il viso sotto il braccio e gridò il suo nome, ma lo sentì solo Drugo lì fuori.
Monica spense la cicca.