MIMMO FORNARO RACCONTA...
...Il formicolio che avvertì lungo la schiena non appena Luca iniziò con la sua chitarra a scandire le prime note di Marriage Madness, non spaventò Mario che scoprì di voler cantare quella canzone. Chissà, forse la stanchezza, la voglia di ricordare gli occhi che aveva Monica quando lo ascoltava, la voglia di evocarla in modo chiaro nei suoi pensieri, la consapevolezza di volerla ancora e ancora e ancora...
Chiuse gli occhi poggiandosi a quel blues e modulando la sua voce per la prima volta da che si erano lasciati. La gente lo ascoltò in silenzio, quasi avesse avvertito e rispettato quel suo momento. Lasciò scorrere la sua voce nella direzione di un cuore di chi forse non l’avrebbe ascoltata, ma lo avrebbe avvertita... e Dio solo sa che io sia maledettamente romantico se dico che in quel momento Monica davanti al suo computer avvertì una stretta al petto e lottò duramente con se stessa per non andare da Pino e chiedergli dove ora fosse il suo uomo.
Solo una piccola pausa intercorse tra la canzone e l’applauso del pubblico che pareva essersi scrollata di dosso quella ventata di sensazioni. A volte le canzoni fanno strani effetti, lasciano passare messaggi inconsci, gli stessi che diedero l’urgenza a Roberta di abbracciare il suo uomo che la ripagò con un bacio.
quando Mario lasciò L’aquilone la città taceva, l’auto parcheggiata in divieto di sosta davanti al locale lo fece sorridere. Mise in moto e non accese lo stereo.
La musica di Marriage Madness suonava ancora nelle sue orecchie.
Dopo aver corretto l’ultima pagina della ricerca a cui si stava dedicando, Monica decise di andare a letto. Fece per alzarsi ma si lasciò cadere sulla sedia concedendosi un'ultima sigaretta.
Chissà se Mario non fuma ancora... Si chiese, poi, come guidata da un impulso mise sù il cd su cui aveva fatto incidere le canzoni che Mario aveva su musicassetta. Pensare che voleva fargli una sorpresa...
lo mise nel lettore, mise la cuffia e riascoltò la sua voce dopo due anni. Ripensò a lui che la faceva sentire a casa, a lui che col suo abbraccio la faceva sentire al riparo da tutto, a lui che non capiva quando il gioco doveva finire e si difendeva dicendo che era lei ad essere permalosa, a lui che non era riuscito a sostituire, al profumo della sua pelle che la faceva infiammare, alla sua voce, alla sua ironia, A lui che ancora non era ancora riuscita a cancellare.
...Il formicolio che avvertì lungo la schiena non appena Luca iniziò con la sua chitarra a scandire le prime note di Marriage Madness, non spaventò Mario che scoprì di voler cantare quella canzone. Chissà, forse la stanchezza, la voglia di ricordare gli occhi che aveva Monica quando lo ascoltava, la voglia di evocarla in modo chiaro nei suoi pensieri, la consapevolezza di volerla ancora e ancora e ancora...
Chiuse gli occhi poggiandosi a quel blues e modulando la sua voce per la prima volta da che si erano lasciati. La gente lo ascoltò in silenzio, quasi avesse avvertito e rispettato quel suo momento. Lasciò scorrere la sua voce nella direzione di un cuore di chi forse non l’avrebbe ascoltata, ma lo avrebbe avvertita... e Dio solo sa che io sia maledettamente romantico se dico che in quel momento Monica davanti al suo computer avvertì una stretta al petto e lottò duramente con se stessa per non andare da Pino e chiedergli dove ora fosse il suo uomo.
Solo una piccola pausa intercorse tra la canzone e l’applauso del pubblico che pareva essersi scrollata di dosso quella ventata di sensazioni. A volte le canzoni fanno strani effetti, lasciano passare messaggi inconsci, gli stessi che diedero l’urgenza a Roberta di abbracciare il suo uomo che la ripagò con un bacio.
quando Mario lasciò L’aquilone la città taceva, l’auto parcheggiata in divieto di sosta davanti al locale lo fece sorridere. Mise in moto e non accese lo stereo.
La musica di Marriage Madness suonava ancora nelle sue orecchie.
Dopo aver corretto l’ultima pagina della ricerca a cui si stava dedicando, Monica decise di andare a letto. Fece per alzarsi ma si lasciò cadere sulla sedia concedendosi un'ultima sigaretta.
Chissà se Mario non fuma ancora... Si chiese, poi, come guidata da un impulso mise sù il cd su cui aveva fatto incidere le canzoni che Mario aveva su musicassetta. Pensare che voleva fargli una sorpresa...
lo mise nel lettore, mise la cuffia e riascoltò la sua voce dopo due anni. Ripensò a lui che la faceva sentire a casa, a lui che col suo abbraccio la faceva sentire al riparo da tutto, a lui che non capiva quando il gioco doveva finire e si difendeva dicendo che era lei ad essere permalosa, a lui che non era riuscito a sostituire, al profumo della sua pelle che la faceva infiammare, alla sua voce, alla sua ironia, A lui che ancora non era ancora riuscita a cancellare.