MIMMO FORNARO RACCONTA... Mimmo Fornaro racconta...

domenica, 18 marzo 2007, ore marzo 18, 2007 08:28

...Il bar era deserto e i due si accomodarono a un tavolino dopo aver ordinato i caffé ad una cassiera che non risparmiò a Pino un’occhiata interessata che non sfuggì a Monica.

“Non hai perso il tuo fascino, complimenti!”

“Mi difendo.” Rispose Pino mal celando un sorriso di compiacimento per il complimento ricevuto. Non aveva mentito quando aveva detto che Monica era uno splendore. Lo aveva sempre pensato ma ora era come se quelle ferite ricevute da Mario l’avessero forgiata di nuova bellezza.
Se solo Mario fosse qui, morirebbe d’infarto. Si disse, ma fu subito incalzato da Monica.
“Come và la vita al pub?”
“Al solito”, mentì Pino pensando che probabilmente avrebbe chiuso da lì a tre mesi

“Mi tengo a galla. Il fatto è che a trentotto anni, forse dovrei mettere la testa a posto e provare ad avere una vita più tranquilla.”
“Tipo?”
“Non so, forse un lavoro più, come dire... regolare!”
“Ti ascolto”
Monica posò il viso sulle mani tenendo i gomiti sul tavolo e guardando negli occhi Pino il quale ricordò le serate spensierate in cui lei e Mario chiudevano assieme a lui e la compagna del momento il locale dopo aver bevuto il bicchiere della staffa. Belle serate in cui si respirava odore di amicizia e voglia di vivere.

Eravamo tutti diversi, allora...

 “Magari un’altra volta, adesso parlami ancora di te. Te l’ho detto, mi sembri rinata”
”Non si rinasce, Pino, si continua. Si và avanti e io ci sto provando. Non è stata facile e non lo è ancora, ma si continua. Non si rinasce una volta morti perché qualcuno ti ha ucciso”
“Lui non sta meglio di te, lo sai.”
No, non lo sapeva. Non aveva mai più saputo né voluto sapere nulla di lui. Forse per paura di venire a sapere qualcun’altra verità a lei celata sul suo conto.
“Di lui ormai...”
“E’ partito, lo sapevi?”
“No e non mi interessa.”
“Ok. Hai ragione. Comunque soffre anche lui.”

“Scusami Pino, ma non ti ho mai considerato il suo ruffiano e non vorrei cominciare a pensarlo adesso.”
Pino alzò le mani in segno di resa rendendo evidente il rammarico alle allusioni di Monica.
“Scusa tu, non volevo portare messaggi a nessuno, tanto meno a te.”
“Non ci pensare, è colpa mia. Sono ancora vulnerabile.”
”Capisco.”
“Non credo. Da quando ti conosco non ti ho mai visto insieme ad una donna per la quale provavi più di una attrazione fisica.”
“Cos’è, adesso te la prendi anche con me?”
“No. Almeno tu sei stato sempre coerente e onesto con te stesso e con le ragazze con cui dividevi il momento. Lo so. Ma non credo tu possa sapere cosa vuol dire soffrire per amore.”
Visti i risultati è un bene no?”
“Credo che abbia ragione tu. Lo riconosco!” E risero di gusto finendo il caffé che intanto era gelato.
Si salutarono baciandosi sulle guance e con l’impegno di rivedersi al pub.
“Magari se non c’è posto mi aiuti a spillare birre ai clienti. Se non ricordo male eri bravina.”
“Bravina? Ero la migliore fra i tre...”
“Già. Mario era una frana... ma perché non provate a...”
“Dovevi proprio dirlo eh?”
“Si. Ora mi sento meglio. Non sono un ruffiano, ma mi sono  sempre sentito vostro amico.”

“A presto Pino.”

“Stammi bene Monica.”
il sole scaldava ancora quando i due si separarono. Pino si grattò la nuca dopo averla vista scomparire dietro l’angolo, poi girò lo sguardo, guardò dentro il bar dove la cassiera lo guardava ancora e rientrò sorridendole
.
mimmofornaro





Mimmo Fornaro racconta...

domenica, 18 marzo 2007, ore marzo 18, 2007 08:28

...Il bar era deserto e i due si accomodarono a un tavolino dopo aver ordinato i caffé ad una cassiera che non risparmiò a Pino un’occhiata interessata che non sfuggì a Monica.

“Non hai perso il tuo fascino, complimenti!”

“Mi difendo.” Rispose Pino mal celando un sorriso di compiacimento per il complimento ricevuto. Non aveva mentito quando aveva detto che Monica era uno splendore. Lo aveva sempre pensato ma ora era come se quelle ferite ricevute da Mario l’avessero forgiata di nuova bellezza.
Se solo Mario fosse qui, morirebbe d’infarto. Si disse, ma fu subito incalzato da Monica.
“Come và la vita al pub?”
“Al solito”, mentì Pino pensando che probabilmente avrebbe chiuso da lì a tre mesi

“Mi tengo a galla. Il fatto è che a trentotto anni, forse dovrei mettere la testa a posto e provare ad avere una vita più tranquilla.”
“Tipo?”
“Non so, forse un lavoro più, come dire... regolare!”
“Ti ascolto”
Monica posò il viso sulle mani tenendo i gomiti sul tavolo e guardando negli occhi Pino il quale ricordò le serate spensierate in cui lei e Mario chiudevano assieme a lui e la compagna del momento il locale dopo aver bevuto il bicchiere della staffa. Belle serate in cui si respirava odore di amicizia e voglia di vivere.

Eravamo tutti diversi, allora...

 “Magari un’altra volta, adesso parlami ancora di te. Te l’ho detto, mi sembri rinata”
”Non si rinasce, Pino, si continua. Si và avanti e io ci sto provando. Non è stata facile e non lo è ancora, ma si continua. Non si rinasce una volta morti perché qualcuno ti ha ucciso”
“Lui non sta meglio di te, lo sai.”
No, non lo sapeva. Non aveva mai più saputo né voluto sapere nulla di lui. Forse per paura di venire a sapere qualcun’altra verità a lei celata sul suo conto.
“Di lui ormai...”
“E’ partito, lo sapevi?”
“No e non mi interessa.”
“Ok. Hai ragione. Comunque soffre anche lui.”

“Scusami Pino, ma non ti ho mai considerato il suo ruffiano e non vorrei cominciare a pensarlo adesso.”
Pino alzò le mani in segno di resa rendendo evidente il rammarico alle allusioni di Monica.
“Scusa tu, non volevo portare messaggi a nessuno, tanto meno a te.”
“Non ci pensare, è colpa mia. Sono ancora vulnerabile.”
”Capisco.”
“Non credo. Da quando ti conosco non ti ho mai visto insieme ad una donna per la quale provavi più di una attrazione fisica.”
“Cos’è, adesso te la prendi anche con me?”
“No. Almeno tu sei stato sempre coerente e onesto con te stesso e con le ragazze con cui dividevi il momento. Lo so. Ma non credo tu possa sapere cosa vuol dire soffrire per amore.”
Visti i risultati è un bene no?”
“Credo che abbia ragione tu. Lo riconosco!” E risero di gusto finendo il caffé che intanto era gelato.
Si salutarono baciandosi sulle guance e con l’impegno di rivedersi al pub.
“Magari se non c’è posto mi aiuti a spillare birre ai clienti. Se non ricordo male eri bravina.”
“Bravina? Ero la migliore fra i tre...”
“Già. Mario era una frana... ma perché non provate a...”
“Dovevi proprio dirlo eh?”
“Si. Ora mi sento meglio. Non sono un ruffiano, ma mi sono  sempre sentito vostro amico.”

“A presto Pino.”

“Stammi bene Monica.”
il sole scaldava ancora quando i due si separarono. Pino si grattò la nuca dopo averla vista scomparire dietro l’angolo, poi girò lo sguardo, guardò dentro il bar dove la cassiera lo guardava ancora e rientrò sorridendole
.
mimmofornaro