MIMMO FORNARO RACCONTA...
Drugo si riprese velocemente, le sue zampe ripresero vigore e Mario scoprì che anche a lui non poteva che fargli bene al fisico passeggiare con quel cane che sulla neve poteva portare a spasso una pesante slitta e che ancora doveva imparare ad andare al passo dell’uomo che lo portava al guinzaglio. Sulle sue pallide guance, un velo di abbronzatura, gli ridava la sua vecchia faccia, quella di quando con Monica andavano a fare le loro passeggiate in bici o le corse per chi arrivava prima all’albero dove avevano passato pomeriggi a pensare a un futuro che non sarebbe arrivato... per colpa sua. Un cane non avrebbe mai potuto sostituire un solo attimo di vita con Monica, lo sapeva bene, non ci sarebbe mai stato nulla e nessuno che avrebbe preso il suo posto nel suo cuore, così come sapeva che quel cane sarebbe stato importante per lui in quel momento. Ricominciare poteva voler dire anche questo.
“Pino!”
“Monica, come và?”
Erano entrambi imbarazzati, non si erano più visti da quando lei aveva rotto con Mario. Quel pomeriggio Pino raggiungeva il pub godendo del sole che cominciava a scaldare con i suoi raggi. Monica come al solito correva a casa dopo l’università. Poteva far finta di non averlo visto, Pino non se ne sarebbe accorto, ma l’impulso di fermarlo fu forte.
“Bene grazie, sempre di corsa ma non mi lamento, almeno mi tengo in forma!”
“Si vede, sei uno splendore.”
”Ma và esagerato, ti conosco sai?”
“nessuna esagerazione, sembri rinata”
“Perché, credevi che morissi? Non credo di essere l’unica donna che dopo nove anni di fidanzamento di cui tre di convivenza viene mollata prima delle nozze perché al fidanzato gli scoppia una crisi esistenziale e cede alla tentazione di tradirla con la biondina che sta alla cassa del supermercato?”
Monica...
“Non si muore per questo, Pino, magari ci si rimane male sapendo che probabilmente gli amici che avrebbero potuto consigliare il tuo uomo non erano poi tanto amici a te quanto a lui...”
“Ora basta Monica. Non serve a nulla prendersela con me o con gli amici. Nessuno, credimi, nessuno dei pochi amici di Mario hanno mai saputo di questa storia. Conosci Mario, per confidarti qualcosa...”
Si, conosceva Mario; o almeno aveva creduto di conoscerlo. Era stato sempre difficile fargli dire quello che gli passava per la testa. I suoi problemi restavano i suoi e non permetteva a nessuno di aiutarlo. Neanche a lei che dopo tanto tempo insieme, aveva accettato di aspettare che arrivasse il momento in cui Mario gli si aprisse e gli confidasse qualcosa.
“Hai ragione, scusami Pino, il fatto è che mi sento ancora ferita”
“Fa nulla, prendi un caffé?”
Monica ci pensò un attimo.
“Massì, andiamo!”
Drugo si riprese velocemente, le sue zampe ripresero vigore e Mario scoprì che anche a lui non poteva che fargli bene al fisico passeggiare con quel cane che sulla neve poteva portare a spasso una pesante slitta e che ancora doveva imparare ad andare al passo dell’uomo che lo portava al guinzaglio. Sulle sue pallide guance, un velo di abbronzatura, gli ridava la sua vecchia faccia, quella di quando con Monica andavano a fare le loro passeggiate in bici o le corse per chi arrivava prima all’albero dove avevano passato pomeriggi a pensare a un futuro che non sarebbe arrivato... per colpa sua. Un cane non avrebbe mai potuto sostituire un solo attimo di vita con Monica, lo sapeva bene, non ci sarebbe mai stato nulla e nessuno che avrebbe preso il suo posto nel suo cuore, così come sapeva che quel cane sarebbe stato importante per lui in quel momento. Ricominciare poteva voler dire anche questo.
“Pino!”
“Monica, come và?”
Erano entrambi imbarazzati, non si erano più visti da quando lei aveva rotto con Mario. Quel pomeriggio Pino raggiungeva il pub godendo del sole che cominciava a scaldare con i suoi raggi. Monica come al solito correva a casa dopo l’università. Poteva far finta di non averlo visto, Pino non se ne sarebbe accorto, ma l’impulso di fermarlo fu forte.
“Bene grazie, sempre di corsa ma non mi lamento, almeno mi tengo in forma!”
“Si vede, sei uno splendore.”
”Ma và esagerato, ti conosco sai?”
“nessuna esagerazione, sembri rinata”
“Perché, credevi che morissi? Non credo di essere l’unica donna che dopo nove anni di fidanzamento di cui tre di convivenza viene mollata prima delle nozze perché al fidanzato gli scoppia una crisi esistenziale e cede alla tentazione di tradirla con la biondina che sta alla cassa del supermercato?”
Monica...
“Non si muore per questo, Pino, magari ci si rimane male sapendo che probabilmente gli amici che avrebbero potuto consigliare il tuo uomo non erano poi tanto amici a te quanto a lui...”
“Ora basta Monica. Non serve a nulla prendersela con me o con gli amici. Nessuno, credimi, nessuno dei pochi amici di Mario hanno mai saputo di questa storia. Conosci Mario, per confidarti qualcosa...”
Si, conosceva Mario; o almeno aveva creduto di conoscerlo. Era stato sempre difficile fargli dire quello che gli passava per la testa. I suoi problemi restavano i suoi e non permetteva a nessuno di aiutarlo. Neanche a lei che dopo tanto tempo insieme, aveva accettato di aspettare che arrivasse il momento in cui Mario gli si aprisse e gli confidasse qualcosa.
“Hai ragione, scusami Pino, il fatto è che mi sento ancora ferita”
“Fa nulla, prendi un caffé?”
Monica ci pensò un attimo.
“Massì, andiamo!”