MIMMO FORNARO RACCONTA...
...I giorni passarono lenti per Mario e anche se quel periodo con Pino lo avrebbe ricordato a lungo come uno dei migliori, dopo la separazione da Monica, non riuscì a trattenersi dal pensare a quello che avrebbe fatto quando l’amico sarebbe partito. Passarono le giornate a girare le belle zone di quella che fu la capitale della Magna Grecia dell’entroterra tarantino; la Taranto vecchia attraverso vicoli stretti, postierle e muri pregni di salsedine che parlano dei numerosi popoli che avevano dominato quello splendido affaccio sul mare, la valle d’Itria con i suoi trulli e mare, tanto mare da smarrirci dentro. La sera , poi si recavano immancabilmente da Luca, passavano qualche ora e poi si ritiravano alla villa. Di solito il tragitto lo facevano in silenzio, la stanchezza per la giornate trascorsa e la voglia di stendersi prevaricava ogni accenno alla conversazione.
Fino a quando l’ultima sera prima di partire, Pino come se parlasse a se stesso, rivelò quello che Mario non avrebbe mai immaginato di sentire dalla bocca di lui.
“Credo che chiuderò il locale”Come come?
”Non ce la faccio più a sostenere le spese.”
”Ma come... pensavo che ci fosse movimento.”
”Come no, ma sai anche che organizzo concerti e eventi. Questa estate sono andato sotto di un bel po’ di soldi, lo sai, ho cercato di attirare gente con concerti e serate particolari... un vero fiasco. La gente non ha risposto e io... mi sono rotto le scatole di combattere!”
E lanciò un sorriso a Mario, il quale non ebbe difficoltà a intravederci un velo di tristezza mista a sconfitta di chi non ha più armi da usare.
Lo stesso di quando, dopo essersi lasciato con Monica, guardandosi allo specchio riconosceva a se stesso di non poter fare più nulla. Tutto era andato al diavolo per...
“Mi spiace Pino, non so come...”
“Ehi! Sto bene, ok? Ho combattuto e ho perso. Del resto, un lavoro l’ho già trovato.”
“Tu un lavoro? Ma non farmi ridere!”
“lo so, ma devo pur pensare al futuro... lavoro da sempre e vuoi perché sono pochi, vuoi perché ho le mani bucate, non ho molti soldini da parte...e non sono neanche tanto giovane per non pensare al futuro!”
Certo, immaginare Pino in capannone a tagliare angolari, assemblare verande e infissi era difficile. Tuttavia per la prima volta pensò che anche lui era rimasto senza lavoro, ma rimosse il problema in favore dell’amico.
“Pino, se ti dovesse servire una mano per...” “Risolvi prima i tuoi problemi ok? E poi, lo sai come sono no? Tendo ad esagerare...”
“E a minimizzare. Comunque sai che se dovessi aver bisogno io sono qui”
“Vabbè. Ma ora non vedo l’ora di mettermi a letto. Domattina parto presto e tu mi devi accompagnare alla stazione.”
...I giorni passarono lenti per Mario e anche se quel periodo con Pino lo avrebbe ricordato a lungo come uno dei migliori, dopo la separazione da Monica, non riuscì a trattenersi dal pensare a quello che avrebbe fatto quando l’amico sarebbe partito. Passarono le giornate a girare le belle zone di quella che fu la capitale della Magna Grecia dell’entroterra tarantino; la Taranto vecchia attraverso vicoli stretti, postierle e muri pregni di salsedine che parlano dei numerosi popoli che avevano dominato quello splendido affaccio sul mare, la valle d’Itria con i suoi trulli e mare, tanto mare da smarrirci dentro. La sera , poi si recavano immancabilmente da Luca, passavano qualche ora e poi si ritiravano alla villa. Di solito il tragitto lo facevano in silenzio, la stanchezza per la giornate trascorsa e la voglia di stendersi prevaricava ogni accenno alla conversazione.
Fino a quando l’ultima sera prima di partire, Pino come se parlasse a se stesso, rivelò quello che Mario non avrebbe mai immaginato di sentire dalla bocca di lui.
“Credo che chiuderò il locale”Come come?
”Non ce la faccio più a sostenere le spese.”
”Ma come... pensavo che ci fosse movimento.”
”Come no, ma sai anche che organizzo concerti e eventi. Questa estate sono andato sotto di un bel po’ di soldi, lo sai, ho cercato di attirare gente con concerti e serate particolari... un vero fiasco. La gente non ha risposto e io... mi sono rotto le scatole di combattere!”
E lanciò un sorriso a Mario, il quale non ebbe difficoltà a intravederci un velo di tristezza mista a sconfitta di chi non ha più armi da usare.
Lo stesso di quando, dopo essersi lasciato con Monica, guardandosi allo specchio riconosceva a se stesso di non poter fare più nulla. Tutto era andato al diavolo per...
“Mi spiace Pino, non so come...”
“Ehi! Sto bene, ok? Ho combattuto e ho perso. Del resto, un lavoro l’ho già trovato.”
“Tu un lavoro? Ma non farmi ridere!”
“lo so, ma devo pur pensare al futuro... lavoro da sempre e vuoi perché sono pochi, vuoi perché ho le mani bucate, non ho molti soldini da parte...e non sono neanche tanto giovane per non pensare al futuro!”
Certo, immaginare Pino in capannone a tagliare angolari, assemblare verande e infissi era difficile. Tuttavia per la prima volta pensò che anche lui era rimasto senza lavoro, ma rimosse il problema in favore dell’amico.
“Pino, se ti dovesse servire una mano per...” “Risolvi prima i tuoi problemi ok? E poi, lo sai come sono no? Tendo ad esagerare...”
“E a minimizzare. Comunque sai che se dovessi aver bisogno io sono qui”
“Vabbè. Ma ora non vedo l’ora di mettermi a letto. Domattina parto presto e tu mi devi accompagnare alla stazione.”