MIMMO FORNARO RACCONTA...
“Non lo so, ma ci voglio provare.”
...E aprirono due lattine di birra per festeggiare l'evento che per quanto epico e romantico potesse sembrare, risultava sconosciuto ai due . Che cosa avrebbe fatto Mario a Taranto? Come avrebbe vissuto e soprattutto, come avrebbe fatto senza nessun amico una volta che sarebbe rimasto solo?queste domande si poneva Pino mentre guardava la strada sorseggiando la birra ancora fresca del frigo portatile che aveva portato.
Meglio così, Si disse, ma il pensiero che da lì a poco sarebbe stato separato dal suo amico, gli dava sofferenza. Mario rappresentava per lui un punto fermo e anche se passavano periodi anche lunghi senza vedersi, sapeva dov’era e sapeva che sarebbe bastata una telefonata, una battuta tipo: Ci si dimentica degli amici? Oppure Non siamo più niente... per vederselo piombare al club la sera stessa.
Punti fermi che sgretolano la solidità di una apparente granitica sicurezza nel momento in cui saltano.
Fu proprio quell’attimo che fece correre sulla schiena di Pino un brivido di incertezze. È come se una casa che con fatica hai costruito per difenderti dalle intemperie della notte e ultimata prima che cali il buio crolli dopo aver chiuso la porta, lasciandoti con l’incertezza su cosa fare per aspettare le prime luci dell’alba.
Pino si chiese se anche lui non avesse gli stessi problemi dell’amico. Certo, lui si era guadagnato tutto da se e non era stato semplice convincere i suoi genitori all’idea di un figlio musicista. Sotto il capelli nascondeva ancora una cicatrice procuratagli dal padre quando gli ruppe sulla testa la chitarra. Sapeva che ora conservavano gli articoli dei suoi concerti, ma questo non gli faceva nessun effetto. Non era una vittoria per lui come non sarebbe stata una sconfitta se non fosse riuscito a fare il musicista . Sapeva che suo padre non rappresentava e mai avrebbe rappresentato per lui nessun punto fermo. Quando a diciotto anni andò via da casa, lo fece con la massima tranquillità e non per rancore. Era normale che lo facesse e lo fece. Anche per lui però il puzzle si componeva da se; ma fino a quando? Anche lui sarebbe fuggito come Mario?
Troppe domande, pensò e chiuse gli occhi per sedare quell’attimo di smarrimento.
“Non lo so, ma ci voglio provare.”
...E aprirono due lattine di birra per festeggiare l'evento che per quanto epico e romantico potesse sembrare, risultava sconosciuto ai due . Che cosa avrebbe fatto Mario a Taranto? Come avrebbe vissuto e soprattutto, come avrebbe fatto senza nessun amico una volta che sarebbe rimasto solo?queste domande si poneva Pino mentre guardava la strada sorseggiando la birra ancora fresca del frigo portatile che aveva portato.
Meglio così, Si disse, ma il pensiero che da lì a poco sarebbe stato separato dal suo amico, gli dava sofferenza. Mario rappresentava per lui un punto fermo e anche se passavano periodi anche lunghi senza vedersi, sapeva dov’era e sapeva che sarebbe bastata una telefonata, una battuta tipo: Ci si dimentica degli amici? Oppure Non siamo più niente... per vederselo piombare al club la sera stessa.
Punti fermi che sgretolano la solidità di una apparente granitica sicurezza nel momento in cui saltano.
Fu proprio quell’attimo che fece correre sulla schiena di Pino un brivido di incertezze. È come se una casa che con fatica hai costruito per difenderti dalle intemperie della notte e ultimata prima che cali il buio crolli dopo aver chiuso la porta, lasciandoti con l’incertezza su cosa fare per aspettare le prime luci dell’alba.
Pino si chiese se anche lui non avesse gli stessi problemi dell’amico. Certo, lui si era guadagnato tutto da se e non era stato semplice convincere i suoi genitori all’idea di un figlio musicista. Sotto il capelli nascondeva ancora una cicatrice procuratagli dal padre quando gli ruppe sulla testa la chitarra. Sapeva che ora conservavano gli articoli dei suoi concerti, ma questo non gli faceva nessun effetto. Non era una vittoria per lui come non sarebbe stata una sconfitta se non fosse riuscito a fare il musicista . Sapeva che suo padre non rappresentava e mai avrebbe rappresentato per lui nessun punto fermo. Quando a diciotto anni andò via da casa, lo fece con la massima tranquillità e non per rancore. Era normale che lo facesse e lo fece. Anche per lui però il puzzle si componeva da se; ma fino a quando? Anche lui sarebbe fuggito come Mario?
Troppe domande, pensò e chiuse gli occhi per sedare quell’attimo di smarrimento.