MIMMO FORNARO RACCONTA...
CAPITOLO V
Sarebbero partiti nel pomeriggio. L’appuntamento era sotto casa di Pino e, quando Mario arrivò, Pino era già pronto col borsone e il fodero della sua inseparabile chitarra. Sembrava che il tempo non fosse Mai trascorso da quando con la vespa di Mario visitarono
In Grecia ci erano poi tornai ma separatamente; Mario con Monica e Pino con la sua ragazza del momento. Non fu per entrambi la stessa cosa. Anche lì c’era il mare, per quanto si sforzasse Mario, non ricordava particolari emozioni provate alla vista di tanta acqua.
Ci sarebbero volute cinque o sei ore di viaggio per arrivare a Taranto. Certo, avrebbe dovuto fare a meno dei suoi monti abruzzesi, ma non era certo che quel distacco gli sarebbe servito.
Ne era convinto.
Pino sedette solo quando fu sicuro di aver sistemato per bene la chitarra; sgranò gli occhi e chiese solenne:
”Sei pronto?”
”Prontissimo!”
”Vai allora, che aspettiamo?”
Il blues accompagnò il viaggio dei due amici che si lasciarono andare in arrangiamenti tutti personali di vecchi brani che hanno fatto la storia della musica, poi, quando il cielo cominciò ad imbrunirsi, le note dell’autoradio rimbalzarono nell’abitacolo preludendo il classico momento in cui viene voglia di parlare a voce bassa, di raccontarsi e di ascoltarsi. I momenti migliori per chi cova l’inquietudine nell’animo.
”Pensi davvero che io sia un debole?” chiese Mario senza staccare gli occhi dalla strada.
“Non ho mai detto niente di tutto questo”
”Hai detto però che non sono capace di prendere una decisione, che ho sempre bisogno di qualcuno a cui appoggiarmi”.
“È solo una questione di carattere...” minimizzò Pino
“Credo che oltre al carattere ci sia qualcos’altro. Penso di essere stato fortunato nella vita. Tutto il mio puzzle si incastrava alla perfezione senza che4 io mi sforzassi più di tanto. L’aver trovato poi sulla mia strada gente come te e Monica mi facilitava tutto ho camminato in discesa e alla prima collina mi è sembrato tutto così difficile. Perchè ci ho messo tanto? Aspettavo. Aspettavo che il pezzo che mancava all’incastro si mettesse da solo a posto da solo, come sempre.”
“Non ti illuderai di poterlo finire il tuo puzzle” disse sorridendo Pino
“Non lo so, ma ci voglio provare.”
CAPITOLO V
Sarebbero partiti nel pomeriggio. L’appuntamento era sotto casa di Pino e, quando Mario arrivò, Pino era già pronto col borsone e il fodero della sua inseparabile chitarra. Sembrava che il tempo non fosse Mai trascorso da quando con la vespa di Mario visitarono
In Grecia ci erano poi tornai ma separatamente; Mario con Monica e Pino con la sua ragazza del momento. Non fu per entrambi la stessa cosa. Anche lì c’era il mare, per quanto si sforzasse Mario, non ricordava particolari emozioni provate alla vista di tanta acqua.
Ci sarebbero volute cinque o sei ore di viaggio per arrivare a Taranto. Certo, avrebbe dovuto fare a meno dei suoi monti abruzzesi, ma non era certo che quel distacco gli sarebbe servito.
Ne era convinto.
Pino sedette solo quando fu sicuro di aver sistemato per bene la chitarra; sgranò gli occhi e chiese solenne:
”Sei pronto?”
”Prontissimo!”
”Vai allora, che aspettiamo?”
Il blues accompagnò il viaggio dei due amici che si lasciarono andare in arrangiamenti tutti personali di vecchi brani che hanno fatto la storia della musica, poi, quando il cielo cominciò ad imbrunirsi, le note dell’autoradio rimbalzarono nell’abitacolo preludendo il classico momento in cui viene voglia di parlare a voce bassa, di raccontarsi e di ascoltarsi. I momenti migliori per chi cova l’inquietudine nell’animo.
”Pensi davvero che io sia un debole?” chiese Mario senza staccare gli occhi dalla strada.
“Non ho mai detto niente di tutto questo”
”Hai detto però che non sono capace di prendere una decisione, che ho sempre bisogno di qualcuno a cui appoggiarmi”.
“È solo una questione di carattere...” minimizzò Pino
“Credo che oltre al carattere ci sia qualcos’altro. Penso di essere stato fortunato nella vita. Tutto il mio puzzle si incastrava alla perfezione senza che4 io mi sforzassi più di tanto. L’aver trovato poi sulla mia strada gente come te e Monica mi facilitava tutto ho camminato in discesa e alla prima collina mi è sembrato tutto così difficile. Perchè ci ho messo tanto? Aspettavo. Aspettavo che il pezzo che mancava all’incastro si mettesse da solo a posto da solo, come sempre.”
“Non ti illuderai di poterlo finire il tuo puzzle” disse sorridendo Pino
“Non lo so, ma ci voglio provare.”