MIMMO FORNARO RACCONTA... Mimmo Fornaro racconta...

martedì, 23 gennaio 2007, ore gennaio 23, 2007 13:49

-CAPITOLO III-

 

La strada correva sotto le ruote della sua station wagon. C’era voluto meno di quanto aveva pensato per licenziarsi. La sua aria decisa doveva aver convinto subito il direttore che non era  il caso di insistere per farlo restare e, anche se ignorasse la causa di tanta fretta, promise di sveltire le pratiche del commercialista per fargli avere quanto gli spettava al più presto.
Ora non rimaneva che cambiare aria, e forse quella fu per Mario la prima volta in cui si rese conto di come avesse tagliato i ponti con tutti e non avesse nessuno da salutare... probabilmente nessuno si sarebbe accorto della sua partenza.
Nessuno tranne uno.

“Spero tua abbia un motivo più che valido per svegliarmi all’alba!”
“Sono le dieci del mattino, brutto vampiro!”
Pino, con gli occhi gonfi dalla levata imprevista seguiva l’amico che, dopo averlo fatto sedere in cucina, gli serviva il caffé appena uscito.
“Questo ti sveglierà.”
“Mario, forse non è chiaro il concetto... IO VOGLIO DORMIRE!!!!”
“Parto”
“...”
“Parto” scandì meglio Mario con un sorriso”
“... Credo che prenderò il caffé.” Portò la tazzina alle labbra ma ormai era già sveglissimo. “Dove?” Riuscì solo a chiedergli.
”Non lo so ancora, volevo un tuo consiglio.” Mario era particolarmente  serio perché Pino non cancellasse l’ipotesi di uno scherzo. Dopotutto anche lui era convinto che Mario non potesse continuare così. Tante volte glielo aveva detto.
“Ricordi quando scappammo da casa?”
”Come no, fosti tu a trovare il rifugio per la notte.
“Già, dormimmo a turno su quella panchina alla stazione... Anche allora volevi andare via e chiedesti consiglio a me.”
“Avevamo dodici anni!”
“Si, ma non ebbi il coraggio di lasciarti andare da solo...”
“...E dividemmo le botte dei nostri padri la mattina seguente, quando pentiti ci ripresentammo a casa. Questo me l’hai sempre rinfacciato!
“L’ho fatto per farti sentire in colpa, ma non mi sarei perso quell’avventura per niente al mondo. E poi, chissà che cose avresti inventato... un odissea, senza dubbi!”
“Come quella che inventammo per gli altri amici!”
“...”
“...”
“Senti Mario... io vengo con te.”
“Stai ancora dormendo...”
“Niente affatto, anch’io ho bisogno di staccare la spina per un po’e me ne dà l’occasione la tua voglia di fuggire.”. Ora però pensiamo a dove andare!”

mimmofornaro





Mimmo Fornaro racconta...

martedì, 23 gennaio 2007, ore gennaio 23, 2007 13:49

-CAPITOLO III-

 

La strada correva sotto le ruote della sua station wagon. C’era voluto meno di quanto aveva pensato per licenziarsi. La sua aria decisa doveva aver convinto subito il direttore che non era  il caso di insistere per farlo restare e, anche se ignorasse la causa di tanta fretta, promise di sveltire le pratiche del commercialista per fargli avere quanto gli spettava al più presto.
Ora non rimaneva che cambiare aria, e forse quella fu per Mario la prima volta in cui si rese conto di come avesse tagliato i ponti con tutti e non avesse nessuno da salutare... probabilmente nessuno si sarebbe accorto della sua partenza.
Nessuno tranne uno.

“Spero tua abbia un motivo più che valido per svegliarmi all’alba!”
“Sono le dieci del mattino, brutto vampiro!”
Pino, con gli occhi gonfi dalla levata imprevista seguiva l’amico che, dopo averlo fatto sedere in cucina, gli serviva il caffé appena uscito.
“Questo ti sveglierà.”
“Mario, forse non è chiaro il concetto... IO VOGLIO DORMIRE!!!!”
“Parto”
“...”
“Parto” scandì meglio Mario con un sorriso”
“... Credo che prenderò il caffé.” Portò la tazzina alle labbra ma ormai era già sveglissimo. “Dove?” Riuscì solo a chiedergli.
”Non lo so ancora, volevo un tuo consiglio.” Mario era particolarmente  serio perché Pino non cancellasse l’ipotesi di uno scherzo. Dopotutto anche lui era convinto che Mario non potesse continuare così. Tante volte glielo aveva detto.
“Ricordi quando scappammo da casa?”
”Come no, fosti tu a trovare il rifugio per la notte.
“Già, dormimmo a turno su quella panchina alla stazione... Anche allora volevi andare via e chiedesti consiglio a me.”
“Avevamo dodici anni!”
“Si, ma non ebbi il coraggio di lasciarti andare da solo...”
“...E dividemmo le botte dei nostri padri la mattina seguente, quando pentiti ci ripresentammo a casa. Questo me l’hai sempre rinfacciato!
“L’ho fatto per farti sentire in colpa, ma non mi sarei perso quell’avventura per niente al mondo. E poi, chissà che cose avresti inventato... un odissea, senza dubbi!”
“Come quella che inventammo per gli altri amici!”
“...”
“...”
“Senti Mario... io vengo con te.”
“Stai ancora dormendo...”
“Niente affatto, anch’io ho bisogno di staccare la spina per un po’e me ne dà l’occasione la tua voglia di fuggire.”. Ora però pensiamo a dove andare!”

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