MIMMO FORNARO RACCONTA... Mimmo Fornaro racconta...

martedì, 16 gennaio 2007, ore gennaio 16, 2007 16:34

FORSE HO ASPETTATO TROPPO TEMPO PRIMA DI RICOMINCIARE A SCRIVERE...
VEDIAMO SE NE ESCE QUALCOSA DI CONCRETO...
IL TITOLO LO DAREMO INSIEME...
...SE VORRETE...


 

CAPITOLO I

 

“No, ti prego, i sai che i capezzoli sono il mio punto debole!”

“ E tu sai chi ho un debole per i tuoi capezzolini?”

“Dai, ti scongiuro, noooo!”

“Invece si!”...
...

Mario non aveva bisogno di dormire per mettere in moto la macchina dei sogni.

Quei ricordi erano poi così presenti che gli sembrò di sentire le labbra di lei sui capezzoli, i suoi occhi. Persino il suo profumo.

Cissà dov’era ora, chissà per chi avrebbe sgranato gli occhi col piglio di chi rimprovera bonariamente un bimbo prima di riempirlo di baci.
Un dono di Dio; questo era lei, un dono troppo prezioso per essere affidato nelle sue mani.
La sveglia suonò come al solito alle 7,30 e come al solito Mario l’aveva anticipata di due ore. Si era imposto però di non alzarsi dal letto.
È solo questione di abitudine, prima o poi mi sveglierà lei!
Questo si era detto due anni prima, ma ormai quella sveglia rientrava nell’elenco delle cose inutili.
Non era la prima volta che si sorprendeva a ripensare ai momenti trascorsi con Monica, del resto, dopo di lei, non ne aveva trascorsi di migliori e lo dimostravano i suoi battiti cardiaci che acceleravano sempre quando li riviveva.
Aprì la porta e inalò l’aria fresca del mattino e accese una sigaretta.
Troppo presto per fumare...
Si disse, ricordando quando con lei avevano cercato di smettere di fumare: lui c’era riuscito e lei non era riuscita a stare lontano dalle sigarette neanche un mese. Quando poi lui riprese in mano la prima sigaretta, lei non c’era già più.
mise la moca sul gas e sedette sull’unica sedia fuori posto. Le altre tre erano sistemate ordinatamente intorno al tavolo della cucina. Sbadigliò, si grattò la fronte e finì di fumare spegnendo il mozzicone sul posacenere a forma di teschio che conservava dai tempi della scuola e ripassò mentalmente la lista mai scritta della spesa da fare. Girare per il supermercato con la lista in mano era da ammogliati, non da single.
l’allegro gorgoglio del caffé appena uscito non tardò a farsi sentire senza però sortire su Mario alcun  effetto seppur momentaneo di buon umore. Sorbì il caffé, fumò un’altra sigaretta e finalmente si diresse al bagno. Gettò lo sguardo allo specchio dell’ingresso e notò ancora una volta quanto fosse dimagrito.

Sembro malato...
Ma il sorriso consapevole che gli attraversò il viso gli confermò che non era la salute a dargli problemi, non quella fisica almeno; mangiava poco e male e spesso bevevo troppo quando si tratteneva fino a tardi al Jazz Club di Pino, suo amico da sempre e che, oltre a essere un bravo musicista, era un ottimo compagno di sbronze.
Vita da scapolo.

Forse quello che aveva desiderato un tempo.

Ma di quei tempi rimaneva solo la nostalgia di un trascorso sereno... o perlomeno tranquillo.
Ora si sentiva solo.
E vecchio.

 

mimmofornaro
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categoria : racconto tango di gente





Mimmo Fornaro racconta...

martedì, 16 gennaio 2007, ore gennaio 16, 2007 16:34

FORSE HO ASPETTATO TROPPO TEMPO PRIMA DI RICOMINCIARE A SCRIVERE...
VEDIAMO SE NE ESCE QUALCOSA DI CONCRETO...
IL TITOLO LO DAREMO INSIEME...
...SE VORRETE...


 

CAPITOLO I

 

“No, ti prego, i sai che i capezzoli sono il mio punto debole!”

“ E tu sai chi ho un debole per i tuoi capezzolini?”

“Dai, ti scongiuro, noooo!”

“Invece si!”...
...

Mario non aveva bisogno di dormire per mettere in moto la macchina dei sogni.

Quei ricordi erano poi così presenti che gli sembrò di sentire le labbra di lei sui capezzoli, i suoi occhi. Persino il suo profumo.

Cissà dov’era ora, chissà per chi avrebbe sgranato gli occhi col piglio di chi rimprovera bonariamente un bimbo prima di riempirlo di baci.
Un dono di Dio; questo era lei, un dono troppo prezioso per essere affidato nelle sue mani.
La sveglia suonò come al solito alle 7,30 e come al solito Mario l’aveva anticipata di due ore. Si era imposto però di non alzarsi dal letto.
È solo questione di abitudine, prima o poi mi sveglierà lei!
Questo si era detto due anni prima, ma ormai quella sveglia rientrava nell’elenco delle cose inutili.
Non era la prima volta che si sorprendeva a ripensare ai momenti trascorsi con Monica, del resto, dopo di lei, non ne aveva trascorsi di migliori e lo dimostravano i suoi battiti cardiaci che acceleravano sempre quando li riviveva.
Aprì la porta e inalò l’aria fresca del mattino e accese una sigaretta.
Troppo presto per fumare...
Si disse, ricordando quando con lei avevano cercato di smettere di fumare: lui c’era riuscito e lei non era riuscita a stare lontano dalle sigarette neanche un mese. Quando poi lui riprese in mano la prima sigaretta, lei non c’era già più.
mise la moca sul gas e sedette sull’unica sedia fuori posto. Le altre tre erano sistemate ordinatamente intorno al tavolo della cucina. Sbadigliò, si grattò la fronte e finì di fumare spegnendo il mozzicone sul posacenere a forma di teschio che conservava dai tempi della scuola e ripassò mentalmente la lista mai scritta della spesa da fare. Girare per il supermercato con la lista in mano era da ammogliati, non da single.
l’allegro gorgoglio del caffé appena uscito non tardò a farsi sentire senza però sortire su Mario alcun  effetto seppur momentaneo di buon umore. Sorbì il caffé, fumò un’altra sigaretta e finalmente si diresse al bagno. Gettò lo sguardo allo specchio dell’ingresso e notò ancora una volta quanto fosse dimagrito.

Sembro malato...
Ma il sorriso consapevole che gli attraversò il viso gli confermò che non era la salute a dargli problemi, non quella fisica almeno; mangiava poco e male e spesso bevevo troppo quando si tratteneva fino a tardi al Jazz Club di Pino, suo amico da sempre e che, oltre a essere un bravo musicista, era un ottimo compagno di sbronze.
Vita da scapolo.

Forse quello che aveva desiderato un tempo.

Ma di quei tempi rimaneva solo la nostalgia di un trascorso sereno... o perlomeno tranquillo.
Ora si sentiva solo.
E vecchio.

 

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