MIMMO FORNARO RACCONTA... Mimmo Fornaro racconta...

lunedì, 26 novembre 2007, ore novembre 26, 2007 16:51

Lettera ai miei amici che mi conoscono... e a chi non sa che ho letto i loro post

senza lasciare commenti...

Vorrei dirvi tante cose che in un anno e mezzo mi sono accadute da quando ho aperto questo mio spazio... ma se siete qui, meglio di me saprete le emozioni che nascono quotidianamente passeggiando fra i blog.
Ho letto molto, mi sono commosso, divertito, arrabbiato, anche quando vi sentivo arresi, e ho imparato ad aspettare di scrivere quando era giusto, a volte spontaneamente, altre volte incoraggiato dai vostri commenti.

Le  riflessioni che pubblico in rete sono sentimenti comuni a tutti, amici miei, forse io e molti di voi abbiamo il vantaggio di riconoscerli, bloccarli sul monitor e ognuno a modo suo come Carlo dentro le sue perle di saggezza o come Giada che nel suo blog dichiarò di non voler parlare troppo di se ma fra i commenti che ha lasciato sotto i miei post  si mostra a carte scoperte o come te Peppe, che spesso  scrive meraviglie che avrei voluto scrivere io per le esperienze comuni. Vi ammiro tutti e ammiro chi si commuove ancora senza spacciare un tremolio della voce con un raffreddore allergico. Non è un buon periodo per me, non accade niente e nulla può accadere per il bene comune. Non prendete quindi questa lettera come uno sfogo o come rassegnazione di chi si arrende.
Continuerò a lottare là dove posso,  a fantasticare ogni qualvolta gli dei mi doneranno la felicità di un sogno ma non scorderò di essere stato quello che sono stato affinché qualcuno ci si ritrovi e non mi faccia sentire solo. Non vi dico grazie, i sentimenti sono di tutti e sono a comoda portata di mano di chiunque stende la mano e voi ne avete dati tanti... almeno a me. Se poi anche io sono arrivato nella stanza dei bottoni del vostro cuore... sarò felice di ricevere come un boomerang nuove sensazioni da raccontare

Mimmo

mimmofornaro
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categoria : riflessioni





martedì, 20 novembre 2007, ore novembre 20, 2007 12:20

E' passato un pò di tempo dal mio ultimo post...

Effettivamente tanti impegni oltre i soliti si sono accavallati: sono stato preso da un progetto cinematografico/teatrale che necessitava di approfondimenti storici, ho rimesso in scena uno spettacolo teatrale per il 18 novembre e, come se non bastasse, ancora oggi porto i sintomi una bronchite che non accenna a sparire del tutto (considerato che continuo a forzare la voce fra prove in teatro,servizi esterni quotidiani per il TG locale per cui collaboro... e le tante sigarette che fumo).
Ma queste sono giustificazioni.
Probabilmente era soltanto pigrizia...del resto un pò di letargo con questo freddo è consentito a tutti gli orsi come me?
Sono nostalgico, lo so e lo avrete capito, ma in questi giorni di pioggia e freddo ho riflettuto su come crescendo con gli anni si finisca per perdere delle emozioni che da giovani costituivano il perno principale della nostra vita.
Ricordo la malinconia delle serate di pioggia quando non si poteva giocare per strada con la palla, utilizzando una saracinesca come porta. La pioggia bloccava i giochi e seppure ci si radunasse nei portoni, quella malinconia legata al grigiore del cielo che guardavamo attraverso l’uscio era palpabile in tutti noi...
Non penso di contraddirmi quando dico che era semplicemente meraviglioso! 
Quello stato di immobilismo ci faceva ritrovare intorno a discorsi su quello che sarebbe stato di noi negli anni a venire, la possibilità che ci saremmo persi di vista e mai più incontrati ci faceva star male, eravamo una banda affiatata... non può essere diversamente fra ragazzini di 12 anni che hanno convissuto in un vicolo di periferia i loro primi giochi.
Si cresceva per strada allora.
Ci si raccontava storie ascoltate dai grandi sui fantasmi, sugli spiriti che hanno disturbato il nostro sonno di ragazzini.
Non credo di essere stato l'unico a caricare quelle vecchie storie tramandate da ragazzo a ragazzo con nuovi e più spaventosi particolari. Probabilmente oggi neanche la nostra più fervida immaginazione di allora sarebbe bastata a impressionare i nostri figli che convivono con ben altri spettri.
Ma non voglio parlare di questo.
Soffro perché  pioggia, neve,  caldo, freddo non muta ormai più il mio modo di affrontare le giornate.
Soffro perché non ho più il tempo per intristirmi per un cambiamento atmosferico... stupido eh? Oggi  scendo da casa  senza quasi alzare gli occhi al cielo perché troppo preso dai numeri segnati sul display del  cellulare che mi danno l'ora precisa e che corrono troppo svelti. Entro in auto e via, pronto per iniziare una giornata che non avrà grossi sconvolgimenti se non quelli di trovare traffico in più in caso di pioggia.
La vita continua e non può essere pioggia o freddo o solleone a fermarla. Sicuramente anche per i nostri genitori sarà andata così.
La pioggia non li fermava: mio padre con i suoi straordinari al siderurgico e mia madre dietro i fornelli o a stirare sulla coperta grigia della marina militare i nostri colletti e i pantaloncini corti. Almeno loro però erano lieti che non ci fossero sirene antiaerei ad interrompere come un tempo i giochi per mia madre o la certezza di rimanere in vita per mio padre che la guerra l'aveva combattuta.
Allora però la pioggia era un evento che ci faceva riflettere su come ancora si dipendesse dalla natura...
Se solo avessi ancora quelle sensazioni, chissà quante pagine scriverei...
Avverto i ricordi, mi avvolgono, mi fanno tenerezza, ma non ci saranno più quelle uniche, rare , meravigliose sensazioni di un ragazzini bloccati dalla pioggia in un portone.

mimmofornaro
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Mimmo Fornaro racconta...

lunedì, 26 novembre 2007, ore novembre 26, 2007 16:51

Lettera ai miei amici che mi conoscono... e a chi non sa che ho letto i loro post

senza lasciare commenti...

Vorrei dirvi tante cose che in un anno e mezzo mi sono accadute da quando ho aperto questo mio spazio... ma se siete qui, meglio di me saprete le emozioni che nascono quotidianamente passeggiando fra i blog.
Ho letto molto, mi sono commosso, divertito, arrabbiato, anche quando vi sentivo arresi, e ho imparato ad aspettare di scrivere quando era giusto, a volte spontaneamente, altre volte incoraggiato dai vostri commenti.

Le  riflessioni che pubblico in rete sono sentimenti comuni a tutti, amici miei, forse io e molti di voi abbiamo il vantaggio di riconoscerli, bloccarli sul monitor e ognuno a modo suo come Carlo dentro le sue perle di saggezza o come Giada che nel suo blog dichiarò di non voler parlare troppo di se ma fra i commenti che ha lasciato sotto i miei post  si mostra a carte scoperte o come te Peppe, che spesso  scrive meraviglie che avrei voluto scrivere io per le esperienze comuni. Vi ammiro tutti e ammiro chi si commuove ancora senza spacciare un tremolio della voce con un raffreddore allergico. Non è un buon periodo per me, non accade niente e nulla può accadere per il bene comune. Non prendete quindi questa lettera come uno sfogo o come rassegnazione di chi si arrende.
Continuerò a lottare là dove posso,  a fantasticare ogni qualvolta gli dei mi doneranno la felicità di un sogno ma non scorderò di essere stato quello che sono stato affinché qualcuno ci si ritrovi e non mi faccia sentire solo. Non vi dico grazie, i sentimenti sono di tutti e sono a comoda portata di mano di chiunque stende la mano e voi ne avete dati tanti... almeno a me. Se poi anche io sono arrivato nella stanza dei bottoni del vostro cuore... sarò felice di ricevere come un boomerang nuove sensazioni da raccontare

Mimmo

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martedì, 20 novembre 2007, ore novembre 20, 2007 12:20

E' passato un pò di tempo dal mio ultimo post...

Effettivamente tanti impegni oltre i soliti si sono accavallati: sono stato preso da un progetto cinematografico/teatrale che necessitava di approfondimenti storici, ho rimesso in scena uno spettacolo teatrale per il 18 novembre e, come se non bastasse, ancora oggi porto i sintomi una bronchite che non accenna a sparire del tutto (considerato che continuo a forzare la voce fra prove in teatro,servizi esterni quotidiani per il TG locale per cui collaboro... e le tante sigarette che fumo).
Ma queste sono giustificazioni.
Probabilmente era soltanto pigrizia...del resto un pò di letargo con questo freddo è consentito a tutti gli orsi come me?
Sono nostalgico, lo so e lo avrete capito, ma in questi giorni di pioggia e freddo ho riflettuto su come crescendo con gli anni si finisca per perdere delle emozioni che da giovani costituivano il perno principale della nostra vita.
Ricordo la malinconia delle serate di pioggia quando non si poteva giocare per strada con la palla, utilizzando una saracinesca come porta. La pioggia bloccava i giochi e seppure ci si radunasse nei portoni, quella malinconia legata al grigiore del cielo che guardavamo attraverso l’uscio era palpabile in tutti noi...
Non penso di contraddirmi quando dico che era semplicemente meraviglioso! 
Quello stato di immobilismo ci faceva ritrovare intorno a discorsi su quello che sarebbe stato di noi negli anni a venire, la possibilità che ci saremmo persi di vista e mai più incontrati ci faceva star male, eravamo una banda affiatata... non può essere diversamente fra ragazzini di 12 anni che hanno convissuto in un vicolo di periferia i loro primi giochi.
Si cresceva per strada allora.
Ci si raccontava storie ascoltate dai grandi sui fantasmi, sugli spiriti che hanno disturbato il nostro sonno di ragazzini.
Non credo di essere stato l'unico a caricare quelle vecchie storie tramandate da ragazzo a ragazzo con nuovi e più spaventosi particolari. Probabilmente oggi neanche la nostra più fervida immaginazione di allora sarebbe bastata a impressionare i nostri figli che convivono con ben altri spettri.
Ma non voglio parlare di questo.
Soffro perché  pioggia, neve,  caldo, freddo non muta ormai più il mio modo di affrontare le giornate.
Soffro perché non ho più il tempo per intristirmi per un cambiamento atmosferico... stupido eh? Oggi  scendo da casa  senza quasi alzare gli occhi al cielo perché troppo preso dai numeri segnati sul display del  cellulare che mi danno l'ora precisa e che corrono troppo svelti. Entro in auto e via, pronto per iniziare una giornata che non avrà grossi sconvolgimenti se non quelli di trovare traffico in più in caso di pioggia.
La vita continua e non può essere pioggia o freddo o solleone a fermarla. Sicuramente anche per i nostri genitori sarà andata così.
La pioggia non li fermava: mio padre con i suoi straordinari al siderurgico e mia madre dietro i fornelli o a stirare sulla coperta grigia della marina militare i nostri colletti e i pantaloncini corti. Almeno loro però erano lieti che non ci fossero sirene antiaerei ad interrompere come un tempo i giochi per mia madre o la certezza di rimanere in vita per mio padre che la guerra l'aveva combattuta.
Allora però la pioggia era un evento che ci faceva riflettere su come ancora si dipendesse dalla natura...
Se solo avessi ancora quelle sensazioni, chissà quante pagine scriverei...
Avverto i ricordi, mi avvolgono, mi fanno tenerezza, ma non ci saranno più quelle uniche, rare , meravigliose sensazioni di un ragazzini bloccati dalla pioggia in un portone.

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