MIMMO FORNARO RACCONTA...
Finalmente qualche minuto per me...
Lo so, è domenica e dopotutto da stamattina lavoro intorno ad un mio progetto. Quindi ho lavorato per me. So anche che se facessi solo questo sarei l’uomo più felice del mondo...
Vivere di spettacolo, sognare e giocare per suscitare emozioni... il mestiere più bello del mondo. Spiegatevi perché chi opera nello spettacolo non invecchia come gli altri e nella maggior parte dei casi lascia questo mondo con un sorriso sulle labbra e con un bel po’ di anni sul groppone?
Eppure sono stanco.
Oggi sono stanco, e la cosa più comica è che sono rimasto a casa per riposare.
Sapete cosa succederebbe se a cena avessi confessato la mia stanchezza?
Quando iniziai questa mia doppia vita fra lavoro, famiglia e spettacolo, ho lottato con determinazione per conquistarmi uno spazio che mi consentisse di coltivare il sogno di esibirmi su di un palco. Non è facile lasciare la famiglia per le prove, scusarsi con parenti e amici nel bel mezzo di un ricevimento per correre in qualche altro locale per una serata di cabaret.
Ma la cosa atroce è quella di non poter mai dire: sono stanco.
Le risposte a questa affermazione sarebbero svariate ma simili:
ti sei divertito o no? Non era quello che volevi? Lì sei tutto pimpante e poi con noi...
Poi si cresce, metti su una compagnia teatrale e intanto ti viene voglia di scrivere i copioni che metti in scena.
La prima volta che ho rappresentato qualcosa di mio ero esterrefatto al pensiero che tanta gente stesse anche solo ascoltando quello che io ho scritto su dei fogli sparsi con gli scarabocchi sui bordi che sono solito fare quando la penna comincia a scrivere i tuoi pensieri a tratti.
Pensieri tratteggiati li chiamo... i migliori. Nulla deve sembrare certezza di quello che scrivo. Non ho verità, conclusioni o perle di saggezza. Niente è scontato neanche la mia stanchezza sento più. Sono troppo occupato a mettere giù emozioni da condividere con voi per avvertirla. È quello che amo fare è quello che farei per vivere ed è quello che farò per non morire dentro come i tanti coetanei che un tempo giocavano con me per strada. Ricordate il post precedente? L’altro ieri ho incontrato un componente dei quella band...
Era un vecchio.
Confesso che gli ho chiesto come andasse la vita per scoprire che magari era stato male e quel suo stato fosse dovuto a chissà cosa...
Mi ha detto che era tutto a posto, moglie, figli, lavoro...
Tutto a posto e senza emozioni se non quando mi ha detto: ti vedo sempre in tv!
Spalle basse, pochi capelli e bianchi occhi spenti di chi non è solo stanco ma annoiato, disilluso senza aspettative se non ... ma che ne so io!
Povero amico mio, ti ho ricordato quando mi fintavi con la palla attaccata al piede, quando leggevamo i fumetti un personaggio a testa e reclinavi la testa indietro per le risate quando facevo le voci strane.
Finalmente qualche minuto per me...
Lo so, è domenica e dopotutto da stamattina lavoro intorno ad un mio progetto. Quindi ho lavorato per me. So anche che se facessi solo questo sarei l’uomo più felice del mondo...
Vivere di spettacolo, sognare e giocare per suscitare emozioni... il mestiere più bello del mondo. Spiegatevi perché chi opera nello spettacolo non invecchia come gli altri e nella maggior parte dei casi lascia questo mondo con un sorriso sulle labbra e con un bel po’ di anni sul groppone?
Eppure sono stanco.
Oggi sono stanco, e la cosa più comica è che sono rimasto a casa per riposare.
Sapete cosa succederebbe se a cena avessi confessato la mia stanchezza?
Quando iniziai questa mia doppia vita fra lavoro, famiglia e spettacolo, ho lottato con determinazione per conquistarmi uno spazio che mi consentisse di coltivare il sogno di esibirmi su di un palco. Non è facile lasciare la famiglia per le prove, scusarsi con parenti e amici nel bel mezzo di un ricevimento per correre in qualche altro locale per una serata di cabaret.
Ma la cosa atroce è quella di non poter mai dire: sono stanco.
Le risposte a questa affermazione sarebbero svariate ma simili:
ti sei divertito o no? Non era quello che volevi? Lì sei tutto pimpante e poi con noi...
Poi si cresce, metti su una compagnia teatrale e intanto ti viene voglia di scrivere i copioni che metti in scena.
La prima volta che ho rappresentato qualcosa di mio ero esterrefatto al pensiero che tanta gente stesse anche solo ascoltando quello che io ho scritto su dei fogli sparsi con gli scarabocchi sui bordi che sono solito fare quando la penna comincia a scrivere i tuoi pensieri a tratti.
Pensieri tratteggiati li chiamo... i migliori. Nulla deve sembrare certezza di quello che scrivo. Non ho verità, conclusioni o perle di saggezza. Niente è scontato neanche la mia stanchezza sento più. Sono troppo occupato a mettere giù emozioni da condividere con voi per avvertirla. È quello che amo fare è quello che farei per vivere ed è quello che farò per non morire dentro come i tanti coetanei che un tempo giocavano con me per strada. Ricordate il post precedente? L’altro ieri ho incontrato un componente dei quella band...
Era un vecchio.
Confesso che gli ho chiesto come andasse la vita per scoprire che magari era stato male e quel suo stato fosse dovuto a chissà cosa...
Mi ha detto che era tutto a posto, moglie, figli, lavoro...
Tutto a posto e senza emozioni se non quando mi ha detto: ti vedo sempre in tv!
Spalle basse, pochi capelli e bianchi occhi spenti di chi non è solo stanco ma annoiato, disilluso senza aspettative se non ... ma che ne so io!
Povero amico mio, ti ho ricordato quando mi fintavi con la palla attaccata al piede, quando leggevamo i fumetti un personaggio a testa e reclinavi la testa indietro per le risate quando facevo le voci strane.