MIMMO FORNARO RACCONTA... Mimmo Fornaro racconta...

domenica, 22 aprile 2007, ore aprile 22, 2007 02:31

“Amico mio, non c’è dubbio, sei un pazzo. Ma come ti viene in mente di tornare qui?... e questo cavallo vestito da cane è Drugo?”

 “Lascia stare e dimmi di quanto hai bisogno.”
Pino, con la sigaretta in bocca e la mano in tasca che cercava l’accendino, aveva visto subito Mario che era di fronte alla porta di Itaca. Aveva abbracciato l’amico commosso dal gesto che questi aveva fatto per lui, Mario però non aveva voglia di perdere tempo. Era preoccupato per la situazione e non avrebbe gradito le solite battute di spirito di Pino..
Voleva che Pino gli dicesse tutto
“Mario, perché ti vuoi caricare addosso pure quest’altro guaio?” Rispose grave Pino.

“Gli amici aiutano gli amici in difficoltà, se no a che servono? E poi mi hai offerto la possibilità di starmene a Taranto. Lo sai mi ci trovo da dio lì. Sputa il rospo ora o ti faccio sbranare da Drugo!”
”20000 euro... è una bella cifra vero? E se non li do al più presto salirà ancora. ”
”Niente di grave. Domattina vado in banca. Ci vediamo a casa tua verso le undici.”
”Mario, ti prego, troverò il modo...” ma la faccia diceva che non ne era poi tanto convinto.
“Ci vediamo domattina” ribadì e andò via lasciando Pino con la sigaretta spenta fra le labbra e un sorriso commosso che gli incorniciava il volto.

Gli amici sono amici, stupiscono sempre, anche quando sai che per loro faresti l’impossibile e potresti aspettarti lo stesso; anche quando magari pensi che con un amico non sarai mai solo e che sei una persona fortunata. L’amico può essere tutto e per una sera così come per una vita. Pino quella sera davanti al suo pub, con quella sigaretta  spenta e quel sorriso ebete si sentiva grato alla vita per aver ricevuto in dono un amico. Forse l’unico, ma che sarebbe bastato a dare un senso alle tante domande che spesso affollano i nostri momenti difficili.

 

“Ecco, ora lo sai, anche se avresti dovuto capirlo da un pò.”
Carlo era sollevato. Era riuscito a parlare senza omettere nulla. I suoi tanti dubbi su quello che sarebbe stato il momento giusto per sviscerare i suoi sentimenti erano scomparsi. Non poteva andare avanti così. Ora stava a lei aprirsi, parlare senza che lui portasse a casa i suoi dubbi se un abbraccio o un sorriso di Monica erano di amore o di semplice gratitudine per l’amicizia che li legava.

Sapeva che Mario esisteva ancora nel suo cuore, ma non ne avevano più parlato da un bel pezzo. Poteva aver cicatrizzato le ferite ricevute ed essere pronta a darsi all’amore che mai avrebbe risparmiato. Un amore paziente che gli aveva riempito le giornate da tanto tempo.  Era pieno di lei, del conforto che i suoi occhi gli davano, del suo mondo incasinato che contrastava con la sua vita regolare.
E ora attendeva guardandola mentre lei prendeva fiato per cercare le parole.

Monica, per quanto conservasse dubbi sull’amore che Mario gli aveva dato, non aveva mai rinunciato all’idea che questi potesse rifarsi vivo, ed era adirata dal fatto che mai dalla loro separazione ci fosse stato un benché minimo tentativo da parte di lui di sentirla.

Ma Mario era fatto così e lei glielo aveva sempre rimproverato. Lei spesso chiamava codardia la sua assenza di reazioni dopo una lite. Lei era un osso duro, lo sapeva, ci andava giù pesante anche a costo di chiudere bruscamente discussioni mentre Mario cercava giustificazioni. Ma quella non era stata una semplice lite, si erano detti tutto, lui le aveva confessato quello che lei non si sarebbe mai aspettato e che mai avrebbe perdonato. Del resto riconosceva a se stesso che se mai lo avesse incontrato per strada non sarebbe riuscita a trattenersi dal rinfacciargli il torto subito. Per di più era andato via, sparito chissà dove. Pino le aveva detto che soffriva, ma non voleva dire che l’amasse ancora tanto da trovare il coraggio di tornare da lei con la sua faccia da ragazzone e quel sorriso irresistibile che tanto la faceva arrabbiare se ancora doveva sbollire la rabbia. D’accordo, era tosta, ma lui doveva tentare di riconquistarla... e non l’aveva fatto.

 

“ Senti Carlo, sai che batosta ho avuto...” adesso le parole le uscivano dalla bocca senza che lei sapesse esattamente dove l’avrebbero portata. “...sarei un ipocrita se dicessi che non mi aspettavo questo momento, ma non mi ero mai chiesta cosa ti avrei risposto. Mi piaci molto come persona, sei stato molto caro con me e sei rimasto al mio fianco senza chiedermi nulla. Solo per darmi conforto. Penso ancora a Mario, ma so che è una storia finita. Se solo mi dessi ancora un po’ della tua pazienza...”
Sul volto di Carlo apparve un velo di delusione che toccò il cuore di Monica. Chissà, forse l’amore di cui lei aveva bisogno era sempre stato lì davanti ai suoi occhi e lei non l’aveva voluto vedere. Non era mai stata fisicamente attratta da Carlo, non aveva mai desiderato toccarlo come succedeva con Mario quando ancora amici si battevano in discussioni animate solo per il gusto di stuzzicarsi. Quando poi avevano fatto l’amore per la prima volta era stato come volare... ed era stato uguale anche fino all’ultima volta che avevano giaciuto nel loro letto. Lui era un amante dolce, eccezionale e lei si dava completamente col trasporto di una donna desiderosa di non perdersi neanche un briciolo di quel volo, di quello sbattere di ali nello stomaco. Tuttavia il sentimento che provava per Carlo doveva essere molto simile all’amore. Con Mario era una combinazione unica. Fortunata. Irripetibile. Forse quello che provava per quell’uomo che forse l’aveva capita più di tutti era l’amore di cui tutti parlano... o forse no, ma la voglia di non rimanere sola e di tornare a sentirsi amata oltre che quell’espressione disarmante le fece aggiungere: “...dovrai aiutarmi a tornare ad amare”
e si alzò dalla sedia per accogliere il suo abbraccio.

mimmofornaro





lunedì, 16 aprile 2007, ore aprile 16, 2007 00:04

Carlo era in cucina seduto accanto al padre di Monica, guardavano il telegiornale commentando di tanto in tanto le notizie lette dal conduttore. Carlo era ormai di casa, quasi ogni sera passava anche pochi minuti da Monica e per i genitori di lei era una figura rassicurante. Più volte Monica si era sentita chiedere dalla madre se fra loro c’era qualcosa, se per caso non stessero già insieme. Carlo appariva una  persona rassicurante, con un lavoro stabile presso il negozio di elettrodomestici del padre, al contrario di Mario, di cui non capiva bene cosa facesse per vivere e che non amava molto intrattenersi con loro se non in alcuni inevitabili ricorrenze. Per una martire della casa come lei ci sarebbe voluto un genero più disponibile, che non allontanasse la figlia dalla casa natia e che magari li aiutasse nelle piccole manutenzioni di casa. La verità era che non sopportava l’idea di sapere che la sua unica figlia condividesse la casa con un uomo senza essere regolarmente sposata. Al padre, invece, Mario non dispiaceva per niente, conosceva il carattere spigoloso di Monica e lo stimava per come fosse riuscito ad ammansire quella figlia che quando perdeva le staffe era capace di provocare un terremoto. Lui sapeva come prenderla, la lasciava sbollire per poi farla sorridere con una battuta disarmante. Si capiva che erano innamorati e questo gli bastava. Per questo non volle sapere nulla sulla loro separazione, Monica era grande abbastanza per prendere una decisione e se ne aveva presa una così drastica  niente e nessuno l’avrebbe fatta tornare indietro. Né lui né Mario che erano gli uomini che Monica amava di più. Carlo... beh Carlo lo avrebbe certo accettato, ma non sarebbe stato molto contento.

Quando Monica fece capolino dalla porta della cucina e salutò tutti, vide il volto di Carlo illuminarsi, ma allontanò da se il pensiero. Si dette subito da fare a prepararsi qualcosa da mangiare mentre la madre le apparecchiava un lato del tavolo.

“Mangi con me, Carlo?” Esordì lanciandogli un sorriso
”No, grazie, ho già cenato” rispose lui educato. ”Hai fatto tardi stasera”
“Ah si? Non me ne sono resa conto. Avevo voglia di fare due passi e così...”
”Potevi dirmelo, sarei passato a prenderti.”
“È stata una decisione improvvisa, sai com’è, e comunque ho un sacco di lavoro da fare”
Monica mangiò in fretta e si ritirò in camera seguita da Carlo. Si strofinò gli occhi e accese il computer.
“Come è andata la tua giornata?” chiese all’amico.

“Al  solito, tutto normale. Ti ho mandato una mail stamattina, l’hai letta?”
“No,  non ne ho avuto il tempo. Di che si tratta?”
“Magari la leggerai dopo, ora vorrei parlarti.”
Monica sollevò il capo lanciandogli uno sguardo incuriosito.
“Che è successo?”  Gli  chiese, ma in un attimo capì che ancora una volta Mario aveva avuto ragione.

Osservò l’amico. Lui evitò i suoi occhi, probabilmente aveva da un bel po’ a mente quello che voleva dirle e finalmente aveva raccolto il coraggio di manifestare quello che provava per lei.

mimmofornaro





mercoledì, 11 aprile 2007, ore aprile 11, 2007 07:45

 

Photo

Monica quella sera decise di fare un giro più lungo per tornare a casa, si avvicinò a due isolati da dove aveva abitato con Mario. C’era passata altre volte anche se con l’auto, sotto il portone e sempre quando sapeva che Mario era al lavoro. Era molto orgogliosa, e l’incontrarlo avrebbe significato un suo imbarazzo, adesso che il sangue era raffreddato, si chiedeva cosa avrebbe fatto se mai si fossero incontrati faccia a faccia. Probabilmente non sarebbe riuscita a frenarsi dall’aggredire a parole Mario, che non avrebbe potuto far altro che annuire e subire... cosa che la faceva andare in bestia.  Ma d’altro canto, cosa avrebbe potuto dire? Lui era il ... ma perché me l’ha voluto confessare? Si era chiesta centinaia di volte. Forse voleva lasciarmi per... ma no, non l’ha più frequentata, lo so.... ma allora?... Non riusciva a farsene una ragione. Istintivamente si mordicchiò il labbro, lo faceva spesso ma fu Mario il primo a farle notare quel vezzo.
Mostra la bambina che ti sforzi di nascondere... diceva. Se l’avesse vista adesso, mentre si mordeva il labbro, con le guance rosa per la salita che aveva percorso per arrivare lì, i neri capelli gradevolmente spettinati sul davanti per il suo modo di spostarli dagli occhi: quegli occhi in cui si perdeva, gli occhi di cerbiatto come li chiamava lui, che l’avevano catturato; Mario non avrebbe potuto fare a meno di aggiustarle il collo della camicetta come si fa ai piccini prima che questi entrano in classe e lasciarle un caldo bacio sulle labbra senza staccarle gli occhi da dosso.

La serata nonostante fosse calma, era fresca, il golfino che aveva sulle spalle sarebbe bastato a riscaldarla, i suoi brividi però non dipendevano dalla fresca serata, quanto dalla solitudine e dalle sue troppe domande che affollavano la sua mente.
Non dovevo passare da qui... si disse mentre passò davanti il portone e alzò la testa. Osservò quel balcone del secondo piano dove innaffiava i gerani. Adesso sul quel  balcone da un po’ non c’erano più piante. Sorrise, Mario non era mai stato un “pollice verde”. Si rideva spesso del fatto che si ostinasse a piantare qualcosa che inevitabilmente sarebbe seccato.

 

Fu un vero caso se i due non si incontrarono.
Mario svoltò l’angolo si casa quando lei ancora sorridente girò dall’altro lato. Anche per Mario fu inevitabile guardare in alto quel balcone. Non la sentiva più casa sua da quando lei era via, tornare tuttavia, anche se dopo qualche settimana gli procurò una stretta al cuore. Era come se il tempo si fosse riavvolto e lo avesse riportato alla prima sera senza di lei.

Drugo salì senza indugio i due piani e docilmente si adagiò sul pavimento della cucina. Mario provvide a dissetarlo con dell’acqua versata in una pentola che non usava più e non si era mai deciso di buttare.
Servirà a qualcosa prima o poi... Era arrivato quel momento.
Fece una doccia e indossò una felpa col cappuccio e un paio di jeans. Non aveva bisogno di essere elegante per andare al pub di Pino. Solo quando uscì di casa col suo grosso cane si rese conto che non sarebbe potuto entrare nel locale con lui. Indugiò un pò, poi si  incamminò lo  stesso in quella direzione.

Si affaccerà al porta del locale per fumare una sigaretta... si disse accendendone una con un po’ di difficoltà visto che con la mano destra reggeva il guinzaglio. Itaca, il pub di Pino, non era vicinissimo a casa, ma camminare avrebbe sgranchito le zampe massicce di Drugo, anche se più volte, durante il viaggio, Mario aveva  fatto soste nelle piazzole degli autogrill per  passeggiare col cane, visto che si sentiva in colpa per averlo portato con se, per chilometri, nel cofano dell’auto.
Era davvero una bella serata, magari un po’ fresca, ma piacevole. Monica ne respirò una  boccata prima di entrare nel portone di casa e istintivamente si scoprì a guardare dietro di se. Chissà chi si aspettava di vedere, magari nascosto nell’ombra. Dominò quel pensiero.
Che scema, avrei dovuto imparare la lezione, invece...
e salì per le scale. 

 

mimmofornaro





martedì, 03 aprile 2007, ore aprile 03, 2007 21:13

UNA BELLA INIZIATIVA CHE MI VA' DI CONDIVIDERE CON VOI. CLICCATE SUL BANNERINO E LEGGETE IL REGOLAMENTO.

SCRIVERE PER RENDERE FELICI I BAMBINI CI METTE IN PACE COL MONDO E CON NOI STESSI.

SCRIVERO' ANCH'IO UNA STORIA PER BAMBINI...
GRAZIE ANGELA!

mimmofornaro
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domenica, 01 aprile 2007, ore aprile 01, 2007 00:10

 

CAPITOLO X

“Allora, Pino, non ne abbiamo più parlato, hai trovato il modo di uscirne fuori da questa storia?”

“Non ancora, Mario, ma siamo sulla strada giusta...”

“È un po’ che te lo sento dire, non vorrei che...”

“...Drugo come stà?”

“Cazzo, Pino, la smetti  di cambiare discorso? Stai attraversando un momentaccio e non lasci a nessuno lo spazio per aiutarti.”

“ Ehi, fratello! Apprezzo il tuo interesse, ma... lascia stare.”

“Certo, e magari ti metti in mano agli usurai per farti spolpare a dovere, e...”

“...............”
”Pino?”
”...............”

“Pino?”
“..Ti ho detto di lasciar stare...”

“Cazzo, ci sei già dentro! Di quanto? Ho dei soldi da parte, lo sai ho venduto la casa dei miei tre anni fa, i soldi sono vincolati ma...”

“Sei un amico, lo apprezzo molto, ma lasciami fare.”

“Non fare cazzate, piuttosto. Io arrivo stasera”
”Ma sei scemo? Io...”

“Clic.”

 

Con una velocità sbalorditiva Mario cominciò a raccogliere le sue cose, sarebbe partito subito per raggiungere l’amico. Era il sabato che preludeva le Palme e probabilmente avrebbe trovato traffico sulla strada, in molti scelgono l’Abruzzo per le loro gite fuori porta, e tanto valeva partire presto.
Sistemò Drugo nel bagagliaio risistemando per sicurezza la retìna che separava il cane dai sedili davanti, caricò i pochi bagagli sul sedile accanto al suo e partì verso quella che era stata la sua casa, con un groppo in gola.

 

Certo, non è giustificabile per uno che fugge dal suo luogo di nascita e si rifugia in una città diversa in tutto e per tutto dalla propria, affezionarsi tanto a quest’ultima tanto da sentirne il distacco in modo così violento. Capiva ora quanto il mare, come il canto delle sirene di Odisseo richiamasse a se le creature ignare del suo richiamo.

Magari fosse con me Monica... si scoprì a pensare.

Chissà se avrebbe condiviso le sue emozioni...

Ma certo,  è pur sempre la mia donna, anche se lontana... lo sarà sempre.
Drugo con la testa fuori dal finestrino, attirava gli sguardi della gente e costringeva Mario ad andare lento; meglio così, non amava la velocità e ora aveva un buon motivo per non correre.

Percorse il ponte di Punta Penna che attraversava il Mar Piccolo e ancora una volta si perse nel mare e nei pensieri. Sarebbe ritornato lì, lo sapeva, ma adesso doveva pensare all’amico.

mimmofornaro





Mimmo Fornaro racconta...

domenica, 22 aprile 2007, ore aprile 22, 2007 02:31

“Amico mio, non c’è dubbio, sei un pazzo. Ma come ti viene in mente di tornare qui?... e questo cavallo vestito da cane è Drugo?”

 “Lascia stare e dimmi di quanto hai bisogno.”
Pino, con la sigaretta in bocca e la mano in tasca che cercava l’accendino, aveva visto subito Mario che era di fronte alla porta di Itaca. Aveva abbracciato l’amico commosso dal gesto che questi aveva fatto per lui, Mario però non aveva voglia di perdere tempo. Era preoccupato per la situazione e non avrebbe gradito le solite battute di spirito di Pino..
Voleva che Pino gli dicesse tutto
“Mario, perché ti vuoi caricare addosso pure quest’altro guaio?” Rispose grave Pino.

“Gli amici aiutano gli amici in difficoltà, se no a che servono? E poi mi hai offerto la possibilità di starmene a Taranto. Lo sai mi ci trovo da dio lì. Sputa il rospo ora o ti faccio sbranare da Drugo!”
”20000 euro... è una bella cifra vero? E se non li do al più presto salirà ancora. ”
”Niente di grave. Domattina vado in banca. Ci vediamo a casa tua verso le undici.”
”Mario, ti prego, troverò il modo...” ma la faccia diceva che non ne era poi tanto convinto.
“Ci vediamo domattina” ribadì e andò via lasciando Pino con la sigaretta spenta fra le labbra e un sorriso commosso che gli incorniciava il volto.

Gli amici sono amici, stupiscono sempre, anche quando sai che per loro faresti l’impossibile e potresti aspettarti lo stesso; anche quando magari pensi che con un amico non sarai mai solo e che sei una persona fortunata. L’amico può essere tutto e per una sera così come per una vita. Pino quella sera davanti al suo pub, con quella sigaretta  spenta e quel sorriso ebete si sentiva grato alla vita per aver ricevuto in dono un amico. Forse l’unico, ma che sarebbe bastato a dare un senso alle tante domande che spesso affollano i nostri momenti difficili.

 

“Ecco, ora lo sai, anche se avresti dovuto capirlo da un pò.”
Carlo era sollevato. Era riuscito a parlare senza omettere nulla. I suoi tanti dubbi su quello che sarebbe stato il momento giusto per sviscerare i suoi sentimenti erano scomparsi. Non poteva andare avanti così. Ora stava a lei aprirsi, parlare senza che lui portasse a casa i suoi dubbi se un abbraccio o un sorriso di Monica erano di amore o di semplice gratitudine per l’amicizia che li legava.

Sapeva che Mario esisteva ancora nel suo cuore, ma non ne avevano più parlato da un bel pezzo. Poteva aver cicatrizzato le ferite ricevute ed essere pronta a darsi all’amore che mai avrebbe risparmiato. Un amore paziente che gli aveva riempito le giornate da tanto tempo.  Era pieno di lei, del conforto che i suoi occhi gli davano, del suo mondo incasinato che contrastava con la sua vita regolare.
E ora attendeva guardandola mentre lei prendeva fiato per cercare le parole.

Monica, per quanto conservasse dubbi sull’amore che Mario gli aveva dato, non aveva mai rinunciato all’idea che questi potesse rifarsi vivo, ed era adirata dal fatto che mai dalla loro separazione ci fosse stato un benché minimo tentativo da parte di lui di sentirla.

Ma Mario era fatto così e lei glielo aveva sempre rimproverato. Lei spesso chiamava codardia la sua assenza di reazioni dopo una lite. Lei era un osso duro, lo sapeva, ci andava giù pesante anche a costo di chiudere bruscamente discussioni mentre Mario cercava giustificazioni. Ma quella non era stata una semplice lite, si erano detti tutto, lui le aveva confessato quello che lei non si sarebbe mai aspettato e che mai avrebbe perdonato. Del resto riconosceva a se stesso che se mai lo avesse incontrato per strada non sarebbe riuscita a trattenersi dal rinfacciargli il torto subito. Per di più era andato via, sparito chissà dove. Pino le aveva detto che soffriva, ma non voleva dire che l’amasse ancora tanto da trovare il coraggio di tornare da lei con la sua faccia da ragazzone e quel sorriso irresistibile che tanto la faceva arrabbiare se ancora doveva sbollire la rabbia. D’accordo, era tosta, ma lui doveva tentare di riconquistarla... e non l’aveva fatto.

 

“ Senti Carlo, sai che batosta ho avuto...” adesso le parole le uscivano dalla bocca senza che lei sapesse esattamente dove l’avrebbero portata. “...sarei un ipocrita se dicessi che non mi aspettavo questo momento, ma non mi ero mai chiesta cosa ti avrei risposto. Mi piaci molto come persona, sei stato molto caro con me e sei rimasto al mio fianco senza chiedermi nulla. Solo per darmi conforto. Penso ancora a Mario, ma so che è una storia finita. Se solo mi dessi ancora un po’ della tua pazienza...”
Sul volto di Carlo apparve un velo di delusione che toccò il cuore di Monica. Chissà, forse l’amore di cui lei aveva bisogno era sempre stato lì davanti ai suoi occhi e lei non l’aveva voluto vedere. Non era mai stata fisicamente attratta da Carlo, non aveva mai desiderato toccarlo come succedeva con Mario quando ancora amici si battevano in discussioni animate solo per il gusto di stuzzicarsi. Quando poi avevano fatto l’amore per la prima volta era stato come volare... ed era stato uguale anche fino all’ultima volta che avevano giaciuto nel loro letto. Lui era un amante dolce, eccezionale e lei si dava completamente col trasporto di una donna desiderosa di non perdersi neanche un briciolo di quel volo, di quello sbattere di ali nello stomaco. Tuttavia il sentimento che provava per Carlo doveva essere molto simile all’amore. Con Mario era una combinazione unica. Fortunata. Irripetibile. Forse quello che provava per quell’uomo che forse l’aveva capita più di tutti era l’amore di cui tutti parlano... o forse no, ma la voglia di non rimanere sola e di tornare a sentirsi amata oltre che quell’espressione disarmante le fece aggiungere: “...dovrai aiutarmi a tornare ad amare”
e si alzò dalla sedia per accogliere il suo abbraccio.

mimmofornaro





lunedì, 16 aprile 2007, ore aprile 16, 2007 00:04

Carlo era in cucina seduto accanto al padre di Monica, guardavano il telegiornale commentando di tanto in tanto le notizie lette dal conduttore. Carlo era ormai di casa, quasi ogni sera passava anche pochi minuti da Monica e per i genitori di lei era una figura rassicurante. Più volte Monica si era sentita chiedere dalla madre se fra loro c’era qualcosa, se per caso non stessero già insieme. Carlo appariva una  persona rassicurante, con un lavoro stabile presso il negozio di elettrodomestici del padre, al contrario di Mario, di cui non capiva bene cosa facesse per vivere e che non amava molto intrattenersi con loro se non in alcuni inevitabili ricorrenze. Per una martire della casa come lei ci sarebbe voluto un genero più disponibile, che non allontanasse la figlia dalla casa natia e che magari li aiutasse nelle piccole manutenzioni di casa. La verità era che non sopportava l’idea di sapere che la sua unica figlia condividesse la casa con un uomo senza essere regolarmente sposata. Al padre, invece, Mario non dispiaceva per niente, conosceva il carattere spigoloso di Monica e lo stimava per come fosse riuscito ad ammansire quella figlia che quando perdeva le staffe era capace di provocare un terremoto. Lui sapeva come prenderla, la lasciava sbollire per poi farla sorridere con una battuta disarmante. Si capiva che erano innamorati e questo gli bastava. Per questo non volle sapere nulla sulla loro separazione, Monica era grande abbastanza per prendere una decisione e se ne aveva presa una così drastica  niente e nessuno l’avrebbe fatta tornare indietro. Né lui né Mario che erano gli uomini che Monica amava di più. Carlo... beh Carlo lo avrebbe certo accettato, ma non sarebbe stato molto contento.

Quando Monica fece capolino dalla porta della cucina e salutò tutti, vide il volto di Carlo illuminarsi, ma allontanò da se il pensiero. Si dette subito da fare a prepararsi qualcosa da mangiare mentre la madre le apparecchiava un lato del tavolo.

“Mangi con me, Carlo?” Esordì lanciandogli un sorriso
”No, grazie, ho già cenato” rispose lui educato. ”Hai fatto tardi stasera”
“Ah si? Non me ne sono resa conto. Avevo voglia di fare due passi e così...”
”Potevi dirmelo, sarei passato a prenderti.”
“È stata una decisione improvvisa, sai com’è, e comunque ho un sacco di lavoro da fare”
Monica mangiò in fretta e si ritirò in camera seguita da Carlo. Si strofinò gli occhi e accese il computer.
“Come è andata la tua giornata?” chiese all’amico.

“Al  solito, tutto normale. Ti ho mandato una mail stamattina, l’hai letta?”
“No,  non ne ho avuto il tempo. Di che si tratta?”
“Magari la leggerai dopo, ora vorrei parlarti.”
Monica sollevò il capo lanciandogli uno sguardo incuriosito.
“Che è successo?”  Gli  chiese, ma in un attimo capì che ancora una volta Mario aveva avuto ragione.

Osservò l’amico. Lui evitò i suoi occhi, probabilmente aveva da un bel po’ a mente quello che voleva dirle e finalmente aveva raccolto il coraggio di manifestare quello che provava per lei.

mimmofornaro





mercoledì, 11 aprile 2007, ore aprile 11, 2007 07:45

 

Photo

Monica quella sera decise di fare un giro più lungo per tornare a casa, si avvicinò a due isolati da dove aveva abitato con Mario. C’era passata altre volte anche se con l’auto, sotto il portone e sempre quando sapeva che Mario era al lavoro. Era molto orgogliosa, e l’incontrarlo avrebbe significato un suo imbarazzo, adesso che il sangue era raffreddato, si chiedeva cosa avrebbe fatto se mai si fossero incontrati faccia a faccia. Probabilmente non sarebbe riuscita a frenarsi dall’aggredire a parole Mario, che non avrebbe potuto far altro che annuire e subire... cosa che la faceva andare in bestia.  Ma d’altro canto, cosa avrebbe potuto dire? Lui era il ... ma perché me l’ha voluto confessare? Si era chiesta centinaia di volte. Forse voleva lasciarmi per... ma no, non l’ha più frequentata, lo so.... ma allora?... Non riusciva a farsene una ragione. Istintivamente si mordicchiò il labbro, lo faceva spesso ma fu Mario il primo a farle notare quel vezzo.
Mostra la bambina che ti sforzi di nascondere... diceva. Se l’avesse vista adesso, mentre si mordeva il labbro, con le guance rosa per la salita che aveva percorso per arrivare lì, i neri capelli gradevolmente spettinati sul davanti per il suo modo di spostarli dagli occhi: quegli occhi in cui si perdeva, gli occhi di cerbiatto come li chiamava lui, che l’avevano catturato; Mario non avrebbe potuto fare a meno di aggiustarle il collo della camicetta come si fa ai piccini prima che questi entrano in classe e lasciarle un caldo bacio sulle labbra senza staccarle gli occhi da dosso.

La serata nonostante fosse calma, era fresca, il golfino che aveva sulle spalle sarebbe bastato a riscaldarla, i suoi brividi però non dipendevano dalla fresca serata, quanto dalla solitudine e dalle sue troppe domande che affollavano la sua mente.
Non dovevo passare da qui... si disse mentre passò davanti il portone e alzò la testa. Osservò quel balcone del secondo piano dove innaffiava i gerani. Adesso sul quel  balcone da un po’ non c’erano più piante. Sorrise, Mario non era mai stato un “pollice verde”. Si rideva spesso del fatto che si ostinasse a piantare qualcosa che inevitabilmente sarebbe seccato.

 

Fu un vero caso se i due non si incontrarono.
Mario svoltò l’angolo si casa quando lei ancora sorridente girò dall’altro lato. Anche per Mario fu inevitabile guardare in alto quel balcone. Non la sentiva più casa sua da quando lei era via, tornare tuttavia, anche se dopo qualche settimana gli procurò una stretta al cuore. Era come se il tempo si fosse riavvolto e lo avesse riportato alla prima sera senza di lei.

Drugo salì senza indugio i due piani e docilmente si adagiò sul pavimento della cucina. Mario provvide a dissetarlo con dell’acqua versata in una pentola che non usava più e non si era mai deciso di buttare.
Servirà a qualcosa prima o poi... Era arrivato quel momento.
Fece una doccia e indossò una felpa col cappuccio e un paio di jeans. Non aveva bisogno di essere elegante per andare al pub di Pino. Solo quando uscì di casa col suo grosso cane si rese conto che non sarebbe potuto entrare nel locale con lui. Indugiò un pò, poi si  incamminò lo  stesso in quella direzione.

Si affaccerà al porta del locale per fumare una sigaretta... si disse accendendone una con un po’ di difficoltà visto che con la mano destra reggeva il guinzaglio. Itaca, il pub di Pino, non era vicinissimo a casa, ma camminare avrebbe sgranchito le zampe massicce di Drugo, anche se più volte, durante il viaggio, Mario aveva  fatto soste nelle piazzole degli autogrill per  passeggiare col cane, visto che si sentiva in colpa per averlo portato con se, per chilometri, nel cofano dell’auto.
Era davvero una bella serata, magari un po’ fresca, ma piacevole. Monica ne respirò una  boccata prima di entrare nel portone di casa e istintivamente si scoprì a guardare dietro di se. Chissà chi si aspettava di vedere, magari nascosto nell’ombra. Dominò quel pensiero.
Che scema, avrei dovuto imparare la lezione, invece...
e salì per le scale. 

 

mimmofornaro





martedì, 03 aprile 2007, ore aprile 03, 2007 21:13

UNA BELLA INIZIATIVA CHE MI VA' DI CONDIVIDERE CON VOI. CLICCATE SUL BANNERINO E LEGGETE IL REGOLAMENTO.

SCRIVERE PER RENDERE FELICI I BAMBINI CI METTE IN PACE COL MONDO E CON NOI STESSI.

SCRIVERO' ANCH'IO UNA STORIA PER BAMBINI...
GRAZIE ANGELA!

mimmofornaro
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domenica, 01 aprile 2007, ore aprile 01, 2007 00:10

 

CAPITOLO X

“Allora, Pino, non ne abbiamo più parlato, hai trovato il modo di uscirne fuori da questa storia?”

“Non ancora, Mario, ma siamo sulla strada giusta...”

“È un po’ che te lo sento dire, non vorrei che...”

“...Drugo come stà?”

“Cazzo, Pino, la smetti  di cambiare discorso? Stai attraversando un momentaccio e non lasci a nessuno lo spazio per aiutarti.”

“ Ehi, fratello! Apprezzo il tuo interesse, ma... lascia stare.”

“Certo, e magari ti metti in mano agli usurai per farti spolpare a dovere, e...”

“...............”
”Pino?”
”...............”

“Pino?”
“..Ti ho detto di lasciar stare...”

“Cazzo, ci sei già dentro! Di quanto? Ho dei soldi da parte, lo sai ho venduto la casa dei miei tre anni fa, i soldi sono vincolati ma...”

“Sei un amico, lo apprezzo molto, ma lasciami fare.”

“Non fare cazzate, piuttosto. Io arrivo stasera”
”Ma sei scemo? Io...”

“Clic.”

 

Con una velocità sbalorditiva Mario cominciò a raccogliere le sue cose, sarebbe partito subito per raggiungere l’amico. Era il sabato che preludeva le Palme e probabilmente avrebbe trovato traffico sulla strada, in molti scelgono l’Abruzzo per le loro gite fuori porta, e tanto valeva partire presto.
Sistemò Drugo nel bagagliaio risistemando per sicurezza la retìna che separava il cane dai sedili davanti, caricò i pochi bagagli sul sedile accanto al suo e partì verso quella che era stata la sua casa, con un groppo in gola.

 

Certo, non è giustificabile per uno che fugge dal suo luogo di nascita e si rifugia in una città diversa in tutto e per tutto dalla propria, affezionarsi tanto a quest’ultima tanto da sentirne il distacco in modo così violento. Capiva ora quanto il mare, come il canto delle sirene di Odisseo richiamasse a se le creature ignare del suo richiamo.

Magari fosse con me Monica... si scoprì a pensare.

Chissà se avrebbe condiviso le sue emozioni...

Ma certo,  è pur sempre la mia donna, anche se lontana... lo sarà sempre.
Drugo con la testa fuori dal finestrino, attirava gli sguardi della gente e costringeva Mario ad andare lento; meglio così, non amava la velocità e ora aveva un buon motivo per non correre.

Percorse il ponte di Punta Penna che attraversava il Mar Piccolo e ancora una volta si perse nel mare e nei pensieri. Sarebbe ritornato lì, lo sapeva, ma adesso doveva pensare all’amico.

mimmofornaro